Il conflitto tra Israele e Iran entra in una fase ancor più pericolosa. Nella notte tra domenica e lunedì Israele ha lanciato nuovi raid aerei contro obiettivi in Iran e ha ampliato l’offensiva colpendo anche Hezbollah in Libano. Teheran ha risposto con una nuova ondata di missili, annunciando di aver “aperto le grandi porte del fuoco” contro lo Stato ebraico.


Raid su Beirut e Teheran

L’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira siti legati a Hezbollah, principale alleato regionale di Teheran, nei sobborghi meridionali di Beirut. Secondo l’agenzia di stampa statale libanese NNA, il bilancio provvisorio è di 31 morti e 149 feriti. Israele sostiene di aver colpito anche comandanti di alto livello del movimento sciita.

Parallelamente sono proseguiti i bombardamenti in Iran. Esplosioni sono state avvertite in diverse zone di Teheran. Nella città occidentale di Sanandaj, nel Kurdistan iraniano, almeno tre persone sarebbero morte in un attacco, secondo i media di Stato.

Poco dopo le 7 del mattino le sirene antiaeree sono risuonate in tutto Israele, da Tel Aviv a Gerusalemme, per segnalare una nuova offensiva missilistica iraniana. I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato attacchi contro il complesso governativo israeliano a Tel Aviv, centri militari e di sicurezza a Haifa e aree di Gerusalemme Est, promettendo che le sirene “non si fermeranno mai”.


La base britannica a Cipro colpita

Il conflitto si è esteso ulteriormente oltre i due Paesi. Un drone ha colpito la base della Royal Air Force britannica di Akrotiri, a Cipro, causando danni limitati e nessuna vittima. È il primo attacco contro quella struttura dal 1986 e rappresenta un salto di qualità nella crisi.

Esplosioni sono state udite anche a Doha e nei pressi di Abu Dhabi. Il Kuwait ha annunciato di aver intercettato droni ostili, mentre l’ambasciata americana nel Paese ha invitato i cittadini a mettersi al riparo per il rischio di attacchi missilistici.


“Giorni prolungati di combattimento”

Il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir ha avvertito che le operazioni contro Hezbollah potrebbero durare giorni. L’aviazione israeliana afferma di aver stabilito la superiorità aerea su Teheran, colpendo centri di intelligence, sicurezza e comando militare.

Secondo fonti israeliane, l’intensità degli attacchi ha già superato quella della guerra di 12 giorni combattuta tra i due Paesi lo scorso giugno. Nelle prossime 48 ore sarà richiamata un’altra ondata di riservisti.


Washington: “L’operazione continua”

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che l’offensiva contro l’Iran potrebbe durare almeno quattro settimane. La Casa Bianca ha confermato che l’operazione militare – denominata “Epic Fury” – proseguirà senza interruzioni, pur lasciando aperta la porta a eventuali colloqui con una futura leadership iraniana.

Domenica sono state confermate le prime vittime statunitensi: tre militari uccisi in una base in Kuwait. Trump li ha definiti “veri patrioti americani”, avvertendo che potrebbero esserci altre perdite.

Secondo il Pentagono, dall’inizio delle operazioni su larga scala sono stati colpiti oltre 1.000 obiettivi iraniani. Trump ha affermato che l’attacco ha eliminato il comando militare iraniano e distrutto nove navi della marina di Teheran.


Vuoto di potere a Teheran?

Dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, l’Iran affronta un vuoto di potere senza precedenti. Il presidente Masoud Pezeshkian ha annunciato la formazione di un consiglio di leadership provvisorio.

La morte dell’86enne Khamenei – al potere dal 1989 dopo la scomparsa dell’ayatollah Ruhollah Khomeini – apre una fase delicata. Analisti sottolineano che, pur trattandosi di un colpo durissimo, non è detto che segni la fine del sistema teocratico iraniano o dell’influenza dei Guardiani della Rivoluzione.


Petrolio alle stelle, voli nel caos

Le ripercussioni economiche sono immediate. I prezzi del petrolio sono balzati e centinaia di petroliere hanno gettato l’ancora nel Golfo e nello Stretto di Hormuz in attesa di sviluppi. L’Iran sostiene di aver colpito tre petroliere statunitensi e britanniche e basi militari in Kuwait e Bahrain.

Il traffico aereo globale è in forte difficoltà: diversi aeroporti mediorientali, tra cui Dubai – il più trafficato al mondo per i voli internazionali – sono rimasti chiusi. Le compagnie aeree asiatiche hanno registrato forti cali in Borsa.

Rischio politico per Trump

Un conflitto prolungato rappresenta un rischio politico per Trump in vista delle elezioni di medio termine. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo un americano su quattro approva l’operazione militare. Nonostante ciò, il presidente ha promesso che i raid continueranno fino al raggiungimento di “tutti gli obiettivi”, senza precisare quali siano.

Il Medio Oriente è sull’orlo di una guerra regionale su vasta scala. Le prossime ore diranno se si aprirà uno spazio per la diplomazia o se prevarrà la logica dell’escalation.