La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto domenica scorsa durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare interrogativi destinati a pesare sull'inchiesta della Procura. Da una parte ci sono i filmati registrati dalle persone presenti sul posto, che mostrano un uomo immobilizzato, con mani e piedi legati, che continua a chiedere aiuto mentre viene trattenuto a terra. Dall'altra ci sono le prime indicazioni emerse dall'autopsia, che parlano di sangue vivo nei polmoni e di uno schiacciamento toracico sul quale saranno necessari ulteriori approfondimenti per comprenderne origine e cause.
A riaccendere il confronto è anche il richiamo a un'altra vicenda che ha segnato profondamente la cronaca italiana: quella di Riccardo Magherini, morto a Firenze nel marzo del 2014 dopo essere stato immobilizzato a terra dai carabinieri durante una crisi di agitazione. A intervenire è stato il padre, Guido Magherini, che osservando i video di Bologna ha rivissuto quanto accaduto al figlio dodici anni fa.
Rabbia e rassegnazione. Sono questi i sentimenti descritti da Guido Magherini dopo aver visto i filmati della morte di Abderrahim Fakir. Per lui, quelle immagini rappresentano il riaffiorare di una vicenda che la sua famiglia ha affrontato per oltre dodici anni, culminata soltanto nel maggio scorso con la condanna dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per il mancato rispetto del diritto alla vita nel caso del figlio Riccardo.Alla domanda su cosa abbia pensato guardando quanto accaduto a Bologna, Magherini risponde:
"Ho pensato che tutto quello che abbiamo subito non è servito a nulla. Sono immagini che mi hanno fatto male, e mi hanno riportato indietro nel tempo".Secondo Magherini, il nodo principale resta la preparazione degli operatori chiamati a intervenire in situazioni di forte agitazione.Alla domanda se gli agenti siano preparati e conoscano i rischi dell'immobilizzazione prolungata, afferma:
"Non erano preparati con Riccardo e non lo sono adesso. E anche la Cedu nella sua sentenza lo ha ribadito. Ma oltre ai rischi e alla formazione, in questi casi subentra anche il buonsenso. Quando ammanetti un uomo a mani e piedi, gli sali sulla schiena premendogli la testa a terra mentre lui continua a urlare 'aiuto', cosa ti aspetti che succeda? Perché non ti fermi quando senti che sta soffrendo? Non so se per stupidità o cattiveria, ma se fai tutto ciò vuol dire che non ti interessa nulla della vita di quella persona".Sul futuro dell'inchiesta, Magherini si mostra profondamente pessimista:
"Quello che è successo per Riccardo. Cercheranno in tutti i modi le prove dell'innocenza dei due agenti. Prima con i testimoni, poi con i medici che diranno che sarebbe morto lo stesso. Passeranno anni, indagini senza fine, consulenze e processi. Ma alla fine anche da parte dei giudici non ci sarà la volontà di fare giustizia".Ricorda poi il lungo percorso affrontato dalla propria famiglia:
"È stata una battaglia legale estenuante. Voglio esprimere la mia vicinanza alla famiglia del 42enne. Si troveranno a combattere contro tutto e tutti. Avranno bisogno di molti soldi per gli avvocati e di coraggio per combattere fino in fondo per la verità". ( Fonte: Intervista di Pietro Mecarozzi su lanazione.it )
I video al centro dell'inchiesta
Parallelamente agli accertamenti medico-legali, restano al centro dell'indagine i numerosi video girati dai presenti. Le immagini mostrano Fakir già immobilizzato, con mani e piedi legati, mentre continua a chiedere aiuto. Nei filmati si vede il 42enne trattenuto contro l'asfalto durante le varie fasi del fermo. Saranno proprio queste registrazioni, insieme alle consulenze tecniche e agli accertamenti scientifici, a costituire uno degli elementi fondamentali per ricostruire con precisione la dinamica degli ultimi minuti di vita dell'uomo.
L'inchiesta dovrà stabilire se le modalità dell'immobilizzazione abbiano avuto un ruolo determinante nel decesso oppure se siano intervenuti altri fattori medici indipendenti.
Le prime indicazioni dell'autopsia
Dopo circa sei ore di esame autoptico eseguito dal collegio di specialisti nominato dalla Procura di Bologna, sono emersi alcuni primi elementi che dovranno essere verificati attraverso ulteriori approfondimenti.
Secondo quanto trapelato, sarebbero stati riscontrati:
- la presenza di sangue vivo nei polmoni;
- uno schiacciamento a carico della regione toracica.
Entrambi gli elementi, tuttavia, non consentono ancora di stabilire con certezza la causa del decesso. Per quanto riguarda lo schiacciamento, gli esperti dovranno verificare se possa essere stato provocato durante il fermo oppure se sia conseguenza delle manovre di rianimazione praticate successivamente dai volontari della Croce Rossa.
Anche la presenza di sangue nei polmoni richiederà ulteriori verifiche. Gli accertamenti dovranno chiarire se sia riconducibile a una eventuale compressione del torace oppure ad altre condizioni cliniche, comprese quelle eventualmente collegate all'assunzione di sostanze stupefacenti. Fondamentali saranno gli esami istologici e tossicologici, i cui risultati richiederanno ancora tempo.
Le valutazioni contrapposte dei consulenti
Le prime risultanze hanno già prodotto interpretazioni differenti tra i consulenti delle varie parti. Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir e già avvocato nei casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, invita alla prudenza ma ritiene che il quadro possa essere compatibile con una morte da compressione:"Non sono un medico legale, ma ritengo che ci possa essere un indubitabile quadro asfittico da compressione. Ma bisognerà attendere le conclusioni peritali".
Lo stesso Anselmo ha aggiunto:"Siamo di fronte, come avevo previsto, a un nuovo caso Magherini".
Durante lo svolgimento dell'autopsia, il legale ha inoltre giustamente e domverosamnete criticato le dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi:"Sto leggendo basito le dichiarazioni di Piantedosi. L'ennesimo ministro di questo governo che difende l'operato degli agenti a prescindere".
Di segno opposto - ci mancherebbe altro - la posizione di Gabriele Bordoni, difensore dei due poliziotti iscritti nel registro previsto dall'articolo 45-bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale nell'ambito degli accertamenti tecnici irripetibili.
Secondo quanto riferito dal consulente medico della difesa:"L'accurata analisi condotta in sede autoptica non ha fatto emergere alcunché riferibile ad una azione eccessiva, violenta, da parte dei due agenti. L'esubero da parte dei poliziotti non si registra. Non c'è nessun tipo di segnale di violenza o di infrazioni ossee".
Più prudente la valutazione del medico legale Benedetto Vergari, consulente dell'avvocato Mario Simoni che assiste i quattro volontari della Croce Rossa anch'essi iscritti nel registro per gli accertamenti preliminari:"È stato un esame molto complesso, bisogna attendere gli esiti degli approfondimenti eseguiti".
Gli altri accertamenti ancora in corso
L'indagine della Procura non riguarda soltanto le cause immediate del decesso. Gli investigatori stanno ricostruendo anche gli ultimi giorni di vita di Fakir e il suo stato clinico.
Secondo quanto emerso, il 20 giugno il quarantaduenne era stato visitato al pronto soccorso dell'ospedale Maggiore di Bologna per un problema di natura psichiatrica. Successivamente era stato indirizzato al Centro di salute mentale, dove si era presentato nei giorni successivi.
Qui gli era stata formulata una prima diagnosi, era stata confermata una terapia farmacologica e gli era stato fissato un nuovo appuntamento per i primi giorni di agosto, nell'ambito del percorso di presa in carico.
Anche questi elementi entreranno a far parte del quadro complessivo che dovrà essere valutato dagli inquirenti.
Un'inchiesta ancora aperta
Al momento nessuna conclusione definitiva può essere tratta sul piano giudiziario. Da una parte vi sono i primi dati medico-legali, ancora incompleti e destinati a essere integrati dagli esami tossicologici e istologici; dall'altra restano le immagini registrate durante il fermo, che mostrano gli ultimi minuti di vita di Abderrahim Fakir mentre, già immobilizzato con mani e piedi legati, continua a chiedere aiuto durante le fasi del contenimento.
Sarà l'insieme di questi elementi — insieme alle consulenze tecniche, alle testimonianze e alla ricostruzione cronologica dei fatti — a consentire agli inquirenti di stabilire se esista un nesso causale tra le modalità dell'intervento e la morte del quarantaduenne, oppure se il decesso sia stato determinato da altre concause ancora da accertare.


