Il dipendente del senatore leghista Angelucci, che finanzia tre giornalacci di estrema destra per deformare la realtà in cambio del fatturato delle sue cliniche private, il signor Tommaso Cerno (iscritto a quanto pare all'ordine dei giornalisti) si è inginocchiato ai piedi della cameratissima premier d'Italia, Giorgia Meloni, "porgendole" questo "assist":
Il «presidio per la pace» indetto dal sindaco di Bologna Lepore dopo la morte di Fakir è finito in guerriglia. Disordini e bombe carta, al grido di «poliziotti assassini»...
Questa la risposta della presidente del Consiglio:
«Ho trovato irresponsabile l'idea del Sindaco Lepore di chiamare la piazza all'indomani di quella tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le eventuali responsabilità. Era evidente che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle Forze dell'Ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali e del mondo antagonista di mettere a ferro e fuoco Bologna, alimentare lo scontro sociale, aggredire la Polizia e seminare violenza in città. Fa molto riflettere, poi, che la sinistra non sia mai scesa in piazza per esprimere solidarietà in occasione del decesso in servizio di un agente delle Forze dell'Ordine».
Una dichiarazione, come sempre, priva di senso... naturalmente in linea con le menzogne di cui la signora Meloni da circa quattro anni "regala" agli italiani.
Che cosa è accaduto? Lo ha spiegato il sindaco di Bologna... già ieri! Queste le parole di Matteo Lepore:
«Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir.Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica. Yossra Fakir, la nipote, ha parlato davanti a tutti e ha fatto un discorso molto toccante, che vi consiglio di leggere.Con grande commozione, forza e dignità, ha rappresentato il pensiero della sua famiglia, riunita accanto a lei, e ha detto: “Noi non siamo qui per chiedere odio. Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia e rispetto”.Con queste parole ha zittito i cori indiscriminati contro le istituzioni. Così come la famiglia Fakir ha preso le distanze dai violenti di Piazza Roosevelt. Ieri sera, proprio nelle ore in cui qualcuno cercava di speculare sul dolore della famiglia Fakir, mi sono recato con loro in Questura per depositare la delega del loro rappresentante legale. Siamo passati insieme tra due ali di poliziotti in tenuta anti-sommossa e siamo stati accolti dal Questore di Bologna. Fuori c'era violenza cieca, ingiustificata, stupida. Dall'altro, c'era una famiglia distrutta dal dolore che varcava quella soglia con compostezza, dignità e fiducia nello stato di diritto. Il Questore di Bologna ci ha dimostrato cosa significa rappresentare le istituzioni con umanità e rispetto. Il loro abbraccio mi ha sinceramente commosso. È un momento che non dimenticherò mai, e li ringrazio per questo.Non ho dubbi su quale delle due piazze mi rappresenti. E non ho dubbi su quali emozioni preferisca coltivare.Saranno le autorità competenti a dire cosa è accaduto domenica al Pilastro e a accertare le responsabilità. Penso spetti alle istituzioni stare accanto alle vittime. La storia della nostra città questo mi ha insegnato.Restiamo umani (le parole con cui Vittorio Arrigoni concludeva i suoi articoli da Gaza). Facciamolo insieme, ancora una volta».
Tanto per conferma di come stiano le cose in realtà, queste le parole del deputato di + Europa, Riccardo Magi:
«Arrivare alla verità, chiedere giustizia per Abderrahim Fakir dovrebbe essere interesse di tutti perché è nell’interesse dello Stato di diritto in Italia. Oggi sono intervenuto alla conferenza organizzata dalla senatrice @ilariacucchiofficial @amnestyitalia e dai familiari e i legali di Fakir. C’è uno scollamento drammatico, tragico, tra le linee guida del Viminale e quello che è accaduto a Bologna. Sono linee guida che devono guidare l’azione degli operatori di polizia nella gestione di situazioni con persone non collaborative e che si rifanno alla sentenza della Cassazione sul caso Aldovrandi, dove si prescrive chiaramente che quel tipo di manovra può essere utilizzata solamente ai fini dell’immobilizzazione e che deve cessare non appena la persona è ammanettata, mettendola in posizione supina o sul fianco proprio per consentirgli di respirare.Perché quella manovra, addirittura in questo caso con il peso di uno o due agenti che premono con le ginocchia sul dorso, provocando uno schiacciamento dei polmoni, evidentemente può essere letale. Con la sentenza sul caso Magherini, la Cedu non solo ha condannato l’Italia al risarcimento dei familiari, ma anche a occuparsi della formazione degli agenti.E poi c’è anche un altro punto: quella sentenza dice che nel caso Magherini non c’è stata un’indagine indipendente poiché a occuparsi dai primi momenti successivi al fatto sono stati in quel caso i carabinieri che erano gli stessi ad essere intervenuti. Allora noi non possiamo rassegnarci al fatto che il nostro paese non impari mai e si commettano sempre gli stessi errori su questioni delicatissime che hanno a che fare con la tutela delle vite delle persone. Non è accettabile che si muoia quando si è nelle mani dello Stato, tantomeno che si muoia per mano dello Stato».
Sinceramente, perché i FASCISTI D'ITALIA non concordino che non sia "accettabile che si muoia quando si è nelle mani dello Stato, tantomeno che si muoia per mano dello Stato", non è logicamente comprensibile!


