NeroFuoco è il nome con cui Riccardo Sciuto costruisce la sua musica: sonorità intense, malinconiche, notturne. “L’Amore Non Muore... Mai!” è il suo esordio letterario, un thriller psicologico ambientato a Edimburgo in cui amore, morte e intelligenza artificiale si intrecciano fino a mettere in discussione ciò che è reale e ciò che non lo è.

Sei conosciuto soprattutto come NeroFuoco, artista musicale con un immaginario molto definito. Arrivare alla scrittura di un romanzo è stata una decisione ragionata o è successo in modo più istintivo, quasi naturale per chi già lavora con le parole e le atmosfere? E quanto NeroFuoco entra in “L’Amore Non Muore... Mai!”?
Sinceramente, non è nata prima né la musica né la scrittura. Tutto è nato contemporaneamente nella mia mente. Ho sempre creato storie e ho sempre scritto canzoni. La mia prima pubblicazione artistica, però, è stata musicale. Adesso sto cercando di unire questi due mondi: ho scritto alcuni brani che si adattano perfettamente al prossimo libro che sto scrivendo.
Edimburgo nel romanzo non è solo uno sfondo: è una città che sembra partecipare all’atmosfera, con i suoi vicoli bagnati, i cimiteri, le pietre scure. Come hai scelto questo contesto e quanto hai lavorato sulla sua resa, considerando che le atmosfere sono chiaramente centrali nel tuo modo di raccontare?
Amo tutto ciò che è gotico, e Edimburgo è senza dubbio una delle città più gotiche al mondo. Sceglierla come ambientazione per adattarla alle atmosfere cupe del mio romanzo è stato naturale e quasi immediato.
Nel romanzo il confine tra spiegazione logica e atmosfera soprannaturale rimane deliberatamente instabile per tutta la lettura, il lettore non riesce mai a sistemarsi da una parte sola. In alcuni passaggi quella tensione richiede una certa attenzione per non perdersi. È qualcosa che hai calibrato fin dall’inizio o si è definito strada facendo, riscrivendo?
La storia si è costruita strada facendo. Solo in un'occasione sono tornato indietro per inserire un elemento che mi era venuto in mente successivamente e che doveva essere introdotto prima per far combaciare tutto. Per il resto, ogni tassello trovava il proprio posto nella mia mente in modo perfetto, proprio come in un puzzle.
Il romanzo tocca il tema dell’intelligenza artificiale in un contesto molto concreto e inquietante. È un elemento che hai inserito perché ti preoccupa davvero come fenomeno reale, o è nato soprattutto dalla necessità narrativa di costruire qualcosa di credibile e al tempo stesso destabilizzante per il lettore?
È nato soprattutto dalla necessità narrativa di costruire qualcosa di credibile dal punto di vista logico e umano. Ma la cosa bella del romanzo è che non tutto è logico e umano.
Questo è il tuo primo romanzo. Cosa cambia nel modo in cui leggi gli altri autori ora che hai scritto il tuo, e c’è qualcuno che senti vicino a ciò che volevi fare con questo libro?
La differenza principale è che oggi, quando leggo un libro, mi emoziona costantemente il pensiero di averne scritto uno anch'io. Per quanto riguarda lo stile, mi sono ispirato in particolare al modo di scrivere di Frida McFadden.

