La Procura di Bologna prosegue gli accertamenti sulla morte di Abderrahim Fakir, 43 anni, deceduto il 19 luglio 2026 durante un intervento della Polizia di Stato nel quartiere Pilastro. L'inchiesta dovrà chiarire la dinamica dei fatti, le cause del decesso e verificare se l'operato degli agenti sia stato conforme alle procedure previste dalla legge.

Secondo le ricostruzioni finora disponibili, l'intervento è stato richiesto dopo le segnalazioni di alcuni residenti che avevano riferito di un uomo in forte stato di agitazione. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle Volanti e il personale del 118. Durante le operazioni di contenimento sarebbero stati utilizzati spray urticante e fascette ai polsi. Poco dopo l'uomo ha accusato un malore ed è stato dichiarato morto dal personale sanitario. Le cause del decesso non sono ancora state accertate e saranno chiarite dall'autopsia disposta dalla magistratura.

Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figurano le registrazioni delle bodycam degli agenti e i video realizzati da alcuni residenti. In uno dei filmati diffusi sui social si sente Fakir gridare "Aiuto, basta" mentre viene immobilizzato. Le immagini saranno analizzate insieme alle testimonianze, ai rilievi tecnici e agli esiti degli esami medico-legali per ricostruire con precisione quanto accaduto.

Nelle ultime ore è emerso anche un nuovo aspetto giuridico. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, la Procura starebbe valutando se applicare la procedura introdotta dal decreto Sicurezza, spesso definita nel dibattito pubblico come "scudo penale". La norma non prevede alcuna immunità per le forze dell'ordine, ma consente al pubblico ministero, quando appare evidente la presenza di una causa di giustificazione – come l'adempimento del dovere o l'uso legittimo della forza – di svolgere una fase preliminare di accertamenti attraverso un registro separato prima di un'eventuale iscrizione nel registro degli indagati. Al momento non risulta che sia stata assunta una decisione definitiva sull'applicazione di questa procedura nel caso di Bologna.

La vicenda ha suscitato un acceso confronto politico. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale hanno espresso vicinanza ai familiari della vittima e chiesto che venga fatta piena luce sull'accaduto. Dalle opposizioni sono arrivate richieste di un'indagine approfondita e trasparente, mentre dal governo è stato ribadito che le nuove norme del decreto Sicurezza non introducono alcuna forma di impunità per chi indossa una divisa, ma soltanto una diversa disciplina procedurale nei casi in cui emerga fin dall'inizio una possibile causa di giustificazione.

Anche il quartiere Pilastro è stato teatro di manifestazioni e presìdi. Familiari, residenti e associazioni hanno chiesto verità sulle circostanze della morte, mentre le forze dell'ordine hanno confermato la piena collaborazione con la magistratura mettendo immediatamente a disposizione le registrazioni delle bodycam e tutta la documentazione utile alle indagini.

L'inchiesta si trova ancora nelle fasi iniziali. Saranno l'autopsia, le consulenze tecniche, l'analisi dei filmati e l'esame delle testimonianze a consentire alla Procura di ricostruire i fatti e stabilire se vi siano responsabilità o se l'intervento rientri nelle ipotesi previste dalla legge.