Il governo Netanyahu rischia di implodere, ma non per la pressione internazionale e neppure per quella delle opposizioni all'interno della Knesset o per quella dei manifestanti che, con motivazioni diverse, da quasi tre anni chiedono nuove elezioni.

A mettere in difficoltà l'attuale esecutivo israeliano è il partito ultra-ortodosso Ebraismo Unito della Torah (Yahadut HaTora HaMeuhedet) alleanza di due partiti politici che rappresentano gli ebrei Hharedim aschenaziti, Agudat Yisrael e Degel HaTorah, i cui parlamentari sono stati invitati da alcuni rabbini a lasciare la coalizione.

Il tutto ruota intorno alla decisione del governo di rendere obbligatoria la leva anche per la minoranza ultraortodossa degli Haredim. Per decenni, agli ultraortodossi è stata concessa un'esenzione dal servizio militare obbligatorio, perché incompatibile con le loro convinzioni, ma tale esenzione è scaduta l'anno scorso. Sotto la presidenza di Edelstein, la Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset sta rivedendo un disegno di legge sostenuto dal governo per regolamentare l'arruolamento degli Haredim.

L'indicazione dei rabbini ai loro parlamentari di ritirare il sostegno al governo è arrivata dopo un incontro tra i rappresentanti degli Haredim e il parlamentare del Likud Yuli Edelstein, tenutosi martedì sera, in cui non si è riusciti a trovare un punto d'incontro tra le opposte posizioni. 

Se non ci saranno novità, il ritiro dell'appoggio a Netanyahu da parte di Ebraismo Unito della Torah verrà presentato a breve per essere formalizzato nei prossimi giorni.

Netanyahu, a seguito di ciò, rischierebbe di perdere 7 seggi e la sua coalizione avrebbe il sostegno garantito da soli 61 voti. Un sostegno alquanto risicato, considerando che alla Knesset vi sono 120 parlamentari.  

Il vero guaio per Bibi è che il venir meno dell'appoggio degli Haredim, potrebbe innescare una specie di reazione a catena tra gli ultraortodossi che sostengono la sua maggioranza, portando così anche i parlamentari dello Shas, che rappresentano gli ebrei Charedi, a ritirare il loro appoggio. Quel gruppo conta 11 membri e senza di loro il governo Netanyahu non avrebbe più la maggioranza e il ritorno al voto sarebbe "quasi" automatico, considerando le divergenze con i gruppi di opposizione.