La fragile tregua tra Israele e Hamas, mediata dagli Stati Uniti e in vigore da poco più di una settimana, ha subito ieri la più grave violazione dall'inizio del cessate il fuoco. In risposta a un attacco contro le sue forze che ha provocato la morte di due soldati israeliani, l'esercito ebraico, che in precedenza aveva continuato ad assassinare i cvili palestinesi senza mai fermarsi, ha lanciato una serie di raid aerei e bombardamenti con carri armati in tutta la Striscia, colpendo anche aree densamente popolate.
Secondo fonti sanitarie locali, almeno 18 persone sono state uccise, tra cui una donna. Tra gli obiettivi colpiti figurano presunti tunnel, presunti depositi di armi e presunti comandanti di Hamas. Un attacco ha centrato un ex edificio scolastico a Nuseirat, utilizzato come rifugio per sfollati.
Israele sospende gli aiuti: “Violata la tregua”
Come se non bastasse, il nuovo attacco su larga scala delle IDF è stato accompagnato dal blocco immediato degli aiuti umanitari verso Gaza. Un funzionario della sicurezza israeliana ha dichiarato che il trasferimento di beni essenziali è sospeso "fino a nuovo ordine", accusando Hamas di aver infranto in modo palese l'accordo.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver ordinato una risposta "dura e immediata" a quello che ha definito "un atto di aggressione e tradimento della tregua"... atti e affermazioni di un delinquente a piede libero che non possono certo stupirci.
Tuttavia, secondo media israeliani, gli Stati Uniti avrebbero esercitato pressioni per riaprire già da lunedì uno dei valichi, per evitare un collasso della tregua e un aggravamento della crisi umanitaria.
Hamas nega violazioni: "Ci atteniamo agli accordi"
L'ala militare di Hamas ha dichiarato di essere ancora impegnata a rispettare il cessate il fuoco, sostenendo di non essere a conoscenza di scontri a Rafah, accusando Israele di aver già causato la morte di 46 civili da quando la tregua è entrata in vigore il 10 ottobre.
Il movimento di resistenza palestinese respinge inoltre le accuse di trattenere intenzionalmente i corpi degli ostaggi deceduti. Hamas afferma che l'estrazione dei cadaveri richiede attrezzature speciali a causa del crollo di edifici bombardati. In pratica veicoli pesanti per la rimozione delle macerie, il cui ingresso nella Striscia era previsto nell'accordo di cessate il fuoco, ma il cui ingresso viene impedito dal genocidario Stato ebraico di Israele... cosa che era già accaduta con il precedente accordo di cessate il fuoco.
Finora sono stati restituiti 12 dei 28 corpi di detenuti israeliani dichiarati morti, dopo la liberazione dei 20 sopravvissuti avvenuta nei giorni precedenti.
Clima di paura tra i civili
Temendo un ritorno alla guerra aperta, numerose famiglie palestinesi hanno iniziato a spostarsi verso sud. A Khan Younis si sono registrati nuovi sfollamenti, mentre nei mercati di Nuseirat centinaia di persone hanno fatto scorte di emergenza.
Le immagini ricordano quanto accaduto nella crisi con Hezbollah in Libano nel 2024, quando un'altra tregua rischiò di crollare a pochi giorni dall'entrata in vigore.
Rafah ancora chiusa, la fame avanza
Il valico di Rafah, porta di ingresso per gli aiuti e collegamento vitale con l'Egitto, resta chiuso. La chiusura, ha dichiarato Israele, resterà in vigore finché Hamas non rispetterà pienamente gli obblighi del cessate il fuoco.
La situazione umanitaria è drammatica: secondo l'IPC, organismo internazionale che monitora la fame nel mondo, centinaia di migliaia di persone a Gaza sono state dichiarate a rischio carestia lo scorso agosto. Il recente aumento degli aiuti aveva dato una boccata d'ossigeno, ma il nuovo blocco rischia di riportare la popolazione in una condizione catastrofica.
Un futuro incerto
Nonostante la tregua abbia fermato due anni di guerra, le questioni centrali restano irrisolte:
- Disarmo di Hamas.
- Controllo e governance futura della Striscia.
- Presenza di una forza internazionale di stabilizzazione.
- Prospettive per uno Stato palestinese.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che verrà tracciata fisicamente una “linea gialla” oltre la quale nessun combattente palestinese potrà spingersi senza essere colpito.


