In un'epoca in cui diritti umani e civiltà dovrebbero essere diritti universalmente riconosciuti, il regime di occupazione israeliano continua a macchiarsi delle più vergognose violazioni nei confronti delle donne palestinesi. Secondo il "Club dei Prigionieri Palestinesi", attualmente 49 donne in ostaggio – tra cui due bambine e una prigioniera proveniente da Gaza – sono quotidianamente vittime di atrocità nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani.

Queste violenze non sono episodi isolati: fanno parte di un disegno sistematico, di una macchina di oppressione che ha raggiunto livelli senza precedenti dall'inizio della recente guerra genocida contro il popolo palestinese. Le conseguenze di quella carneficina restano incise nella vita delle donne in ostaggio, segnando in modo indelebile corpi e menti.

Il Club dei Prigionieri denuncia una lunga lista di abusi: torture fisiche e psicologiche, privazioni di cibo, negligenza medica deliberata, aggressioni sessuali, perquisizioni e umiliazioni pubbliche. Testimonianze raccolte documentano il ricorso a minacce di stupro, pestaggi, costrizioni in ginocchio mentre le donne erano ammanettate, insulti degradanti, e continue violenze durante incursioni nelle celle. Tutto ciò non è un'eccezione: è la regola, una strategia di dominio e terrore che mira a spezzare l'identità e la dignità delle donne palestinesi.

Queste atrocità non si limitano al corpo: l'attacco psicologico inizia dai primi istanti dell'arresto. Le prigioniere descrivono giorni e notti di paura, minacce, intimidazioni costanti, che hanno lo scopo di annientare ogni scintilla di resistenza.

Oggi, in occasione della Giornata Nazionale della Donna Palestinese, il mondo non può chiudere gli occhi. Non si tratta di conflitti tra eserciti: si tratta di un sistema di oppressione che colpisce le donne, le più vulnerabili, come strumento di dominio. Ogni silenzio complice rafforza la brutalità del regime. È ora di parlare, denunciare e agire contro questa barbarie senza limiti.

Poiché a commettere dei crimini sono degli ebrei, militari dello Stato ebraico da anni falsamente definito democratico, in occidente tali crimini vengono ritenuti da molti come dovuti. Naturalmente, i "poveri di spirito e d'intelletto" che sostengono tali tesi salterebbero su come grilli se i "santi ebrei" compissero su di loro o su dei loro parenti le stesse atrocità. Solo quando anche tali "poveri di spirito e d'intelletto" inizieranno a prendere coscienza della realtà, allora si potrà sperare che in Medio Oriente possa iniziare un percorso di normalizzazione e di pace. Solo in quel caso, i Netanyahu, gli Herzog, i Ben Gvir, gli Smotrich, ecc. no potranno più avere voce in capitolo, e solo allora anche la società israeliana inizierà a riconoscere la Cisgiordania come tale e non come Giudea e Samaria.