Ai sensi dell'articolo 131 del regolamento interno del Parlamento europeo, sottoscritta da almeno un decimo dei suoi membri (72 deputati), è iniziato il dibattito sulla mozione di censura contro la Commissione e la sua presidente Ursula von der Leyen.

Per essere approvata, la mozione dovrà ottenere almeno la maggioranza dei membri che compongono il Parlamento (maggioranza qualificata) e i due terzi dei voti espressi. Nel qual caso, presidente e Commissione dovranno essere rinominati. 

La mozione, presentata dalle formazioni più marcatamente neo-fasciste presenti in Europa, non passerà, ma è l'occasione - almeno per socialisti europei e verdi - per cercare di mettere in  chiaro le cose con Ursula von der Leyen.

La presidente, per farsi rieleggere, ha avuto il sostegno decisivo dei gruppi di centrosinistra al Parlamento europeo. Una volta eletta, però, sta facendo carta straccia dei suoi impegni governando in base ai diktat dei gruppi di centrodestra. Von der Leyen sembra che, dopo aver letto la biografia di Andreotti, abbia messo in pratica la politica dei due forni.

In una conferenza stampa a Strasburgo, la capogruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), Iratxe García Pérez, ha così ribadito l'avvertimento che aveva lanciato ieri, durante il dibattito in plenaria: è necessario un "cambio di rotta" che metta fine alla "dinamica della doppia maggioranza", cioè alla politica dei due forni!

 "La mozione di censura per la Commissione europea è stata promossa dai gruppi di estrema destra, e per questo – ha rimarcato García Pérez – non riceverà l'appoggio del gruppo S&D. Il gruppo non la voterà. Ma questo non significa che siamo d'accordo al 100% con ciò che questa Commissione sta facendo. Credo che ieri sia stato molto chiaro nel dibattito in plenaria quale sia la posizione del nostro gruppo, e la sua preoccupazione per la deriva che stanno avendo i Conservatori e il Ppe, sia nel Parlamento europeo che, in parte, nello stesso Collegio dei commissari, con la strategia che utilizza la doppia maggioranza per cercare di trarre un maggior vantaggio per le proprie posizioni. Ribadisco ciò che ho detto ieri: non è possibile esigere dal gruppo S&D una responsabilità che credo abbiamo dimostrato sempre in tutta la storia della costruzione europea, non è possibile esigere che garantiamo la stabilità delle istituzioni Ue, e d'altra parte negoziare le politiche con l'estrema destra. Il gruppo S&D non entrerà in questo gioco. Pertanto, esigiamo un cambio di rotta a ciò che ha fatto finora la cooperazione delle forze europeiste; e questo è nelle mani del Ppe. Sta a Manfred Weber [presidente del Ppe, ndr] reindirizzare i negoziati che ci sono stati negli ultimi mesi nel Parlamento europeo; e naturalmente sta alla Commissione europea e alla presidente von der Leyen, raccogliere le indicazioni, le posizioni politiche, le priorità che questo gruppo ha presentato negli ultimi mesi. Credo che l'immagine di ieri abbia lasciato un messaggio molto chiaro: l'isolamento del gruppo del Partito popolare europeo. Ieri l'estrema destra ha attaccato il Ppe, con la mozione di censura alla sua presidente della Commissione von der Leyen. Ma d'altronde credo che sia risultata molto chiara, da parte delle forze europeiste, del gruppo S&D, ma non solo, anche dai Liberali e dai Verdi, una presa di posizione, e insisto: deve esserci una decisione chiara sulle forze con cui si vogliono costruire le maggioranze, in questo Parlamento. Non possiamo continuare con la dinamica delle doppie maggioranze. Questo presuppone uno sforzo negoziale? Evidentemente sì, ma bisogna che sia chiaro quale sarà la posizione che prenderemo".