C'è qualcosa di straordinariamente affascinante nella capacità della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di raccontare una realtà parallela nella quale tutto funziona, l'economia corre, i cittadini stanno meglio, le imprese prosperano e persino i problemi strutturali dell'Italia sembrano essersi trasformati in opportunità.

È il quadro emerso dall'intervento pronunciato all'assemblea di Confcommercio, un discorso lungo, ricco di autocelebrazioni, ringraziamenti, dati selezionati con cura e richiami a una presunta "rinascita italiana" che, ascoltandolo, farebbe pensare a un Paese diverso da quello che molti cittadini incontrano ogni giorno.

Il punto più curioso non è nemmeno il consueto elenco dei risultati rivendicati. Il punto davvero interessante è che questo entusiasmo arriva da un governo che, in campagna elettorale, aveva promesso praticamente tutto e che, una volta arrivato a Palazzo Chigi, ha archiviato buona parte di quelle promesse con una velocità degna di un record olimpico.

Il catalogo delle promesse smarrite
Vale la pena fare un breve ripasso...

  • Doveva esserci il blocco dell'immigrazione irregolare.
  • Doveva esserci il blocco navale.
  • Doveva esserci una drastica riduzione della pressione fiscale.
  • Doveva esserci l'abolizione della legge Fornero.
  • Doveva esserci una rivoluzione a favore del ceto medio.
  • Doveva esserci la difesa del potere d'acquisto delle famiglie.
  • Doveva esserci una nuova stagione di sovranità nazionale capace di ridiscutere i vincoli europei.
  • Doveva esserci una radicale semplificazione burocratica.
  • Doveva esserci una politica energetica capace di abbassare strutturalmente le bollette.
  • Doveva esserci una crescita economica trainata da una nuova stagione di sviluppo.

Quasi quattro anni dopo, il governo si presenta invece a celebrare piccoli miglioramenti congiunturali come se fossero una trasformazione epocale del Paese.

È un po' come se uno studente promettesse di laurearsi con 110 e lode, arrivasse alla fine con qualche esame ancora da recuperare e pretendesse comunque una festa per il risultato ottenuto.

La tecnica del "merito mio, colpa degli altri"
Nel suo intervento Meloni ha cercato di costruire una narrazione molto precisa.

Le cose positive sarebbero merito del governo.

Le cose negative sarebbero colpa della pandemia, delle guerre, dell'Europa, della congiuntura internazionale, delle precedenti amministrazioni, della demografia, della globalizzazione o di qualche combinazione di quanto accaduto in precedenza.

È una tecnica politica consolidata...

  • Quando l'occupazione cresce, è grazie al governo.
  • Quando il potere d'acquisto resta sotto pressione, è colpa del contesto internazionale.
  • Quando arrivano investimenti esteri, è il frutto della credibilità conquistata.
  • Quando la produzione industriale arranca per anni, la responsabilità è della situazione globale.

Il risultato finale è una rappresentazione nella quale il governo appare come un eroico protagonista che combatte contro un universo ostile e riesce comunque a vincere quasi sempre.

Il curioso caso della credibilità europea
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il rapporto con l'Europa.

Durante la campagna elettorale il messaggio era chiaro: basta subordinazione a Bruxelles, basta accettare decisioni imposte dall'alto.

Oggi, invece, il governo rivendica come un successo ogni via libera ottenuto dalle istituzioni europee. Anzi, negli ultimi giorni si è assistito a un episodio particolarmente singolare.

Da una parte la presidente del Consiglio ha rivendicato come una sorta di attestato di virtù il via libera europeo ai conti pubblici italiani.

Dall'altra, numerosi economisti hanno ricordato che il deficit italiano continua a essere superiore ai parametri ordinari e che la stessa Commissione europea ha mantenuto l'Italia nel percorso di aggiustamento previsto dalle regole fiscali.

Insomma, si è celebrata come una vittoria una situazione che, letta integralmente, è molto più sfumata di come è stata raccontata.

Ma evidentemente la realtà è un materiale estremamente flessibile quando entra nella comunicazione politica.

Il capitolo intelligenza artificiale e la lotta alle fake news
Il momento più involontariamente comico dell'intervento arriva probabilmente quando Meloni affronta il tema dell'intelligenza artificiale.

La presidente si dice preoccupata per un futuro nel quale sarà difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.

Una preoccupazione certamente legittima.

Secondo la premier, bisognerebbe segnalare chiaramente i contenuti generati artificialmente per evitare che i cittadini vengano ingannati.

Un principio condivisibile.

Peccato che l'anuncio arrivi appena pochi giorni dopo che Meloni avesse rivendicato come un proprio successo lo sforamento di bilancio per investire sulle rinnovabili, quando invece la richiesta era stata quella di poter derogare sulle accise per i carburanti fossili.

Il contrasto è irresistibile.

Da una parte l'allarme per le fake news prodotte dalle macchine.

Dall'altra la politica che continua a dimostrare di poter manipolare la percezione della realtà senza alcun bisogno dell'intelligenza artificiale.

L'Italia raccontata dal palco
Nel discorso alla Confcommercio emerge un Paese quasi ideale...

  • Un Paese che cresce.
  • Un Paese che attrae investimenti.
  • Un Paese che migliora i salari.
  • Un Paese che riduce le tasse.
  • Un Paese che guida l'innovazione.
  • Un Paese che valorizza giovani, donne, imprese e territori.

Naturalmente esistono dati che mostrano segnali positivi su alcuni fronti.

Ma esistono anche salari reali che restano tra i più deboli d'Europa, una produttività stagnante, un debito pubblico gigantesco e in aumento, una natalità ai minimi storici, difficoltà crescenti nell'accesso alla casa e un sistema industriale che continua a confrontarsi con sfide enormi.

Sono elementi che nel racconto governativo tendono a occupare uno spazio molto più ridotto.

Il patriottismo come strategia comunicativa
Gran parte dell'intervento è costruita attorno a una parola chiave: identità...

  • La cucina italiana.
  • I borghi.
  • Le botteghe storiche.
  • Il turismo.
  • Il "Sense of Italy".
  • La tradizione.
  • La comunità.

Sono temi che funzionano molto bene sul piano simbolico e comunicativo. Molto meno sul piano delle soluzioni concrete ai problemi economici strutturali.

Perché un commerciante che deve fare i conti con costi crescenti, consumi deboli e margini ridotti apprezza certamente il valore delle tradizioni italiane, ma alla fine continua ad avere bisogno soprattutto di clienti che spendano.

Quarto anno di legislatura, tempo di bilanci
Verso la conclusione del discorso Meloni invita gli italiani a credere di più nelle proprie capacità e a non lasciarsi frenare dal pessimismo. È un messaggio positivo e condivisibile.

Resta però una domanda.

Se davvero il governo ha realizzato così tanti risultati straordinari come sostiene, perché tante delle promesse che avevano contribuito alla sua vittoria elettorale sono finite nel dimenticatoio?

Forse perché governare è molto più difficile che fare opposizione?

Forse perché la realtà è più complicata degli slogan?

O forse perché, quando si passa dalla campagna elettorale all'esercizio del potere, ci si accorge che il mondo non si lascia piegare facilmente alle narrazioni?

In attesa di una risposta definitiva, resta l'immagine di una presidente del Consiglio che sale sul palco della Confcommercio per celebrare i successi del proprio governo... anzi i suoi successi!

E lo fa con tale convinzione da far quasi dimenticare che molte delle promesse con cui era arrivata a Palazzo Chigi sono scomparse dai radar da tempo.

Un risultato comunicativo notevole.

Anche senza l'aiuto dell'intelligenza artificiale.