Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che l'Egitto sta tenendo i palestinesi prigionieri a Gaza contro la loro volontà.

Netanyahu ha  dichiarato che sarebbe disposto ad aprire il valico di Rafah per consentire ai palestinesi di andarsene, ma questi verrebbero però bloccati dall'Egitto. In pratica, Netanyahu vuole mettere nuovamente in atto il progetto di pulizia etnica che ha caratterizzato la nascita dello Stato ebraico di Israele, quando tra il 1947 e il 1948 furono allontanati dalle loro case centinaia di migliaia di palestinesi, mentre circa 15mila vennero trucidati in pogrom di cui l'occidente ha perso memoria.

Benjamin Netanyahu continua a dimostrare che l'arte della retorica in politica può scendere a livelli più che imbarazzanti. Le sue ultime dichiarazioni su Telegram, in cui definisce un "diritto umano fondamentale" il presunto diritto dei palestinesi a scegliere dove vivere durante la guerra, suonano non solo ipocrite, ma francamente grottesche.

È davvero necessario spiegare l'ovvio? Parliamo di un premier il cui governo ha una storia documentata di sfollamenti, bombardamenti e repressione nella Striscia di Gaza. Parlare di libertà di scelta del luogo di residenza mentre migliaia di persone sono intrappolate in un assedio da lui imposto e dal suo esercito messo in atto è un insulto all'intelligenza.

Come se non bastasse, Netanyahu osa accusare l'Egitto di "preferire la prigionia" dei palestinesi. Tradotto in chiaro: il problema, secondo lui, non è la politica aggressiva del suo governo o i continui attacchi sulla popolazione civile, ma il fatto che qualcun altro non voglia diventare complice dei suoi crimini. È un capovolgimento della realtà che lascia senza parole.

Il Cairo, giustamente, ha bollato le sue affermazioni  come intollerabili, ribadendo che il valico di Rafah non sarà mai una "porta per lo sfollamento" e che l'Egitto non parteciperà a una ingiustizia travestita da diritto umano. Una risposta netta e necessaria, che mette in luce il livello di arroganza e cinismo raggiunto da Netanyahu.

Chiunque abbia un minimo di buon senso percepisce la contraddizione: proclamare la libertà di scelta mentre si impedisce ogni fuga dalla guerra è una maschera che cade immediatamente di fronte alla realtà. Il problema non è la libertà, ma la brutalità e l'ipocrisia.

Se queste dichiarazioni non fossero così drammaticamente allucinanti, sarebbero quasi comiche. Ma, purtroppo, dietro ogni parola di Netanyahu c'è il prezzo reale pagato da vite umane, e la follia retorica si traduce in sofferenza concreta.