Non si tratta più di denunce isolate, di immagini sconvolgenti provenienti da Gaza o di accuse provenienti da una sola parte del conflitto. A parlare questa volta è la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, che in un nuovo rapporto di 94 pagine arriva a una conclusione devastante: le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, commettendo genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e crimini di guerra anche in Cisgiordania.
Un'accusa pesantissima che arriva dopo una precedente conclusione della stessa Commissione, secondo la quale Israele aveva già commesso atti di genocidio contro il gruppo palestinese nella Striscia di Gaza.
Un'accusa che demolisce anni di propaganda
Per oltre due anni il governo israeliano ha continuato a ripetere di colpire esclusivamente Hamas, di agire nel rispetto del diritto internazionale e di fare tutto il possibile per evitare vittime civili.
Il nuovo rapporto dell'ONU racconta invece una realtà diametralmente opposta.
La Commissione sostiene che l'intensità e la natura sistematica delle operazioni militari israeliane hanno prodotto una quantità senza precedenti di morti, feriti e traumi permanenti tra i bambini palestinesi, individuando proprio il deliberato attacco ai minori come uno degli elementi fondamentali che dimostrano l'intento genocidario.
Il presidente della Commissione, Srinivasan Muralidhar, è netto:
«Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane.»
E aggiunge:
«Anche dopo il cessate il fuoco dell'ottobre 2025, i bambini continuano a essere uccisi e gravemente feriti, con il continuo disprezzo di Israele per il cessate il fuoco e per la protezione dovuta ai bambini palestinesi ai sensi del diritto internazionale.»
Ventimila bambini uccisi
Le cifre riportate dalla Commissione sono impressionanti. Tra il 7 ottobre 2023 e il 7 ottobre 2025 risultano uccisi almeno 20.179 bambini palestinesi e 44.143 sono rimasti feriti, rappresentando il 30% di tutte le vittime del conflitto.
Tra loro figurano:
- oltre 5.000 bambini sotto i cinque anni;
- 1.029 bambini con meno di un anno di età;
- circa 420 neonati.
La Commissione sottolinea inoltre che il numero reale è probabilmente molto più alto, con migliaia di bambini ancora sepolti sotto le macerie.
«Gaza è il posto più pericoloso al mondo per essere un bambino»
Il rapporto descrive un livello di devastazione senza precedenti.
Secondo le testimonianze raccolte:
- interi nuclei familiari sono stati cancellati;
- bambini sono stati colpiti mentre cercavano di evacuare;
- altri sono stati uccisi nei campi profughi, nelle scuole, nei centri di distribuzione del cibo;
- moltissimi hanno subito amputazioni multiple, lesioni cerebrali permanenti, cecità e sordità.
La stessa Commissione ricorda che l'UNICEF ha definito Gaza:
«Il posto più pericoloso del mondo per essere un bambino.»
Neonati, maternità e futuro di un popolo
Una parte particolarmente drammatica del rapporto riguarda gli attacchi contro ospedali, reparti maternità e centri neonatali. Secondo la Commissione, questi attacchi hanno compromesso direttamente la sopravvivenza dei neonati e il futuro riproduttivo della popolazione palestinese, provocando:
- aumento degli aborti spontanei;
- incremento delle malformazioni congenite;
- maggiore vulnerabilità dei neonati;
- distruzione della continuità biologica della popolazione palestinese.
Alla devastazione provocata dai bombardamenti si aggiunge quella della fame. La Commissione attribuisce infatti al blocco imposto da Israele la morte di bambini per denutrizione e il grave deterioramento delle condizioni sanitarie di migliaia di altri minori, privati di cibo, vaccini e cure mediche.
Tortura, violenze sessuali e sparizioni
Le accuse non si fermano ai bombardamenti. Il rapporto documenta arresti di bambini palestinesi sottoposti a torture e a gravi maltrattamenti nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, spesso senza che le famiglie conoscano il loro luogo di detenzione.
La Commissione afferma inoltre che le forze di sicurezza israeliane hanno utilizzato violenze sessuali contro minori come strumento di umiliazione collettiva e di oppressione, inserendole in un modello definito etnico, di genere e intergenerazionale.
La distruzione dell'infanzia
Uno dei passaggi più forti del documento riguarda gli effetti psicologici. Secondo la Commissione, i bambini palestinesi hanno perso qualsiasi senso di sicurezza e di futuro.
Traumi, lutti, fame, sfollamenti continui, mutilazioni e perdita della scuola stanno producendo quella che viene definita una vera e propria "psiche dell'occupazione", nella quale vengono cancellate la capacità di giocare, immaginare, sperare e costruire un'identità.
Muralidhar osserva:
«Anche se bombe e fucili dovessero tacere a Gaza e in Cisgiordania, i bambini palestinesi non si riprenderanno semplicemente da un giorno all'altro.»
E ancora:
«La distruzione della loro salute, della loro istruzione e del loro sviluppo è irreversibile.»
Un attacco all'esistenza stessa del popolo palestinese
Per la Commissione ONU il bersaglio non sono soltanto i singoli bambini. Colpendo sistematicamente i minori, Israele sta erodendo la struttura fondamentale della società palestinese, indebolendone la vitalità demografica e la capacità stessa di autodeterminarsi come popolo.
Lo afferma esplicitamente il presidente della Commissione:
«La protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini palestinesi sono inseparabili dal diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione.»
E conclude:
«Prendendo di mira i bambini, Israele sta attaccando la stessa capacità del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro.»
Il silenzio che pesa quanto le bombe
Il rapporto delle Nazioni Unite non rappresenta una sentenza penale definitiva, ma costituisce uno degli atti d'accusa più severi mai formulati da un organismo internazionale nei confronti di Israele.
La Commissione invita Israele a cessare immediatamente le violazioni contro i bambini palestinesi, a porre fine all'occupazione della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, in conformità con il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, e chiede responsabilità penali per le unità militari identificate come responsabili delle uccisioni e dei ferimenti di minori.
Ma il documento chiama in causa anche la comunità internazionale.
Perché davanti ad accuse di genocidio, di uccisione deliberata di bambini, di torture, di fame imposta come arma di guerra e di distruzione sistematica di scuole, ospedali e orfanotrofi, il sostegno politico, militare e diplomatico a Israele non può più essere liquidato come una semplice scelta di politica estera.
Il rapporto pone una domanda destinata a rimanere: fino a quando governi occidentali e loro alleati continueranno a proclamare la difesa dei diritti umani e dell'infanzia mentre uno dei principali organismi investigativi delle Nazioni Unite descrive una realtà fatta di bambini uccisi, mutilati, affamati e privati del futuro?
Il documento ricorda che proprio l'attacco sistematico contro l'infanzia palestinese rappresenta uno degli elementi più rilevanti per dimostrare l'intento di distruggere, in tutto o in parte, il gruppo palestinese nella Striscia di Gaza. Una conclusione che, al di là delle inevitabili contestazioni politiche, sposta il dibattito dalla propaganda ai fatti raccolti, verificati e analizzati dalla Commissione internazionale d'inchiesta delle Nazioni Unite.
fonte: www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session62/a-hrc-62-crp-2.pdf


