Il rapporto del segretario generale António Guterres denuncia stupri, torture sessuali e umiliazioni sistematiche nei confronti di detenuti palestinesi. Sotto accusa esercito, polizia, servizi penitenziari e unità speciali israeliane.
Una delle accuse più gravi mai formulate dalle Nazioni Unite nei confronti di Israele è arrivata nelle ultime ore da New York. Il segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha infatti inserito l'esercito israeliano nella lista nera delle entità responsabili di violenze sessuali commesse nell'ambito del conflitto israelo-palestinese, attribuendo alle forze dello Stato ebraico una serie di abusi documentati nei confronti di civili e detenuti palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Si tratta di un passaggio che segna un ulteriore deterioramento dell'immagine internazionale dello Stato ebraico di Israele, già fortemente compromessa dalle accuse di crimini di guerra, dall'enorme numero di vittime civili registrato durante le operazioni militari a Gaza e dalle crescenti denunce provenienti da organizzazioni umanitarie, associazioni per i diritti umani e organismi internazionali.
Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, le violenze sessuali documentate non rappresenterebbero episodi isolati o il comportamento deviante di singoli individui. Al contrario, emergerebbe un quadro caratterizzato da pratiche ripetute e diffuse che avrebbero coinvolto diverse strutture di detenzione e numerosi apparati di sicurezza israeliani.
L'ONU afferma di aver verificato nel corso dell'ultimo anno almeno 31 vittime accertate, tra cui uomini, donne e minori palestinesi. Tra questi figurano nove ragazzi e una ragazza. Le violazioni documentate comprendono accuse estremamente pesanti: stupri, anche mediante l'utilizzo di oggetti; stupri di gruppo; tentativi di stupro; aggressioni ai genitali; perquisizioni corporali invasive e degradanti; obbligo di spogliarsi completamente; minacce di stupro e altre forme di umiliazione sessuale.
Il rapporto sostiene che tali episodi si sarebbero verificati prevalentemente durante arresti, interrogatori e periodi di detenzione in strutture come Sde Teiman, Megiddo, Ofer, Ramla e altri centri di reclusione utilizzati dalle autorità israeliane. Le denunce coinvolgono non soltanto l'esercito, ma anche la polizia, il servizio penitenziario israeliano e alcune unità speciali, tra cui la cosiddetta Forza 100, la Yamam e l'unità Keter operante all'interno delle carceri.
Particolarmente inquietante è il caso richiamato nel rapporto relativo a cinque riservisti della Forza 100 accusati di aver aggredito brutalmente un detenuto palestinese nel controverso campo di Sde Teiman. Secondo la documentazione citata dalle Nazioni Unite, esistevano prove mediche e visive che attestavano l'introduzione forzata di un oggetto nel corpo della vittima, provocando gravi lesioni. Nonostante ciò, le accuse di violenza sessuale non sono state formalmente contestate e, nel marzo 2026, tutti i procedimenti contro gli imputati sono stati archiviati.
È proprio questo aspetto che ha spinto Guterres ad accusare Israele di aver consolidato una vera e propria cultura dell'impunità. Nel documento si sostiene infatti che le indagini interne israeliane risultino spesso inefficaci, incomplete o incapaci di tradursi in condanne concrete. Una situazione che, secondo l'ONU, rischia di favorire la ripetizione degli abusi e di privare le vittime di qualsiasi forma di giustizia.
L'inserimento dell'esercito israeliano nella lista nera delle Nazioni Unite rappresenta quindi molto più di una semplice censura diplomatica. È il riconoscimento formale da parte del massimo organismo internazionale dell'esistenza di accuse ritenute sufficientemente credibili da richiedere una condanna pubblica e una particolare attenzione della comunità internazionale.
Da anni Israele respinge sistematicamente le accuse formulate dalle agenzie ONU, accusandole di parzialità e ostilità politica. Tuttavia, il numero crescente di rapporti, testimonianze, indagini indipendenti e denunce provenienti da diverse organizzazioni internazionali sta rendendo sempre più difficile liquidare ogni contestazione come semplice propaganda anti-israeliana.
La questione assume un peso ancora maggiore perché riguarda crimini commessi contro persone private della libertà, detenute e dunque completamente sotto il controllo delle autorità che avevano il dovere di garantirne l'incolumità. Se le accuse contenute nel rapporto dovessero trovare ulteriori conferme, ci si troverebbe di fronte non soltanto a gravi violazioni dei diritti umani, ma a pratiche incompatibili con gli obblighi previsti dal diritto internazionale e dalle convenzioni che tutelano i prigionieri e le popolazioni civili.
In un contesto in cui il conflitto continua a provocare morte e distruzione, il rapporto delle Nazioni Unite aggiunge un nuovo e pesantissimo capitolo alle contestazioni rivolte allo Stato ebraico. Un capitolo che non riguarda soltanto la guerra, ma il rispetto dei principi fondamentali di dignità umana che dovrebbero valere per tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione o dalla parte del conflitto in cui si trovano.
Fonte: digitallibrary.un.org/record/4096508?utm_source=chatgpt.com&v=pdf


