Il cambiamento climatico non è un'opinione, né tantomeno uno slogan politico. A ricordarlo è il nuovo rapporto "Il clima in Italia nel 2025" del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA), coordinato da ISPRA, che fotografa con dati ufficiali un Paese sempre più caldo, sempre più esposto a siccità, eventi estremi e dissesto idrogeologico.

Di fronte a numeri tanto netti, appare sempre più difficile sostenere le tesi di quella parte della politica – rappresentata in Italia dalla destra con un governo per maggioranza fascistoide guidato da Giorgia Meloni – che ha da sempre minimizzato l'emergenza climatica, derubricandola a questione ideologica o subordinandola ad altre priorità.

Il rapporto SNPA, al contrario, racconta una realtà misurata da migliaia di stazioni meteorologiche e da decenni di osservazioni scientifiche: il clima italiano sta cambiando rapidamente e gli effetti sono ormai evidenti in tutto il territorio nazionale.

Il dato simbolicamente più forte riguarda la temperatura. Il 2025 è stato il quarto anno più caldo mai registrato in Italia dal 1961, con una temperatura media superiore di 1,03°C rispetto alla media climatologica del periodo 1991-2020. Ancora più significativo è il fatto che il 2025 rappresenti il dodicesimo anno consecutivo con temperature superiori alla norma, confermando un trend che ormai non può più essere liquidato come una semplice oscillazione naturale del clima.

Le anomalie termiche hanno interessato praticamente tutto l'anno. Soltanto ottobre e novembre sono risultati leggermente inferiori alla media recente, mentre tutti gli altri mesi hanno registrato valori superiori. Giugno ha fatto segnare un'anomalia eccezionale di +3,23°C, il valore mensile più impressionante dell'intero anno, seguito da dicembre (+1,79°C) e gennaio (+1,66°C). Anche le quattro stagioni sono risultate tutte più calde della norma: l'estate, con +1,46°C, è stata la quarta più calda dell'intera serie storica iniziata nel 1961; inverno (+1,21°C), primavera (+0,86°C) e autunno (+0,16°C) hanno contribuito a consolidare un anno eccezionalmente caldo.

Ancora più significativo è il dato sulle tendenze di lungo periodo. Dal 1981 la temperatura media italiana cresce a un ritmo di circa 0,43°C ogni dieci anni, mentre temperatura massima e minima aumentano rispettivamente di 0,44 e 0,41°C per decennio. Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di una trasformazione strutturale del clima nazionale che procede con continuità da oltre quarant'anni.

Gli indicatori degli estremi climatici confermano ulteriormente questo quadro. Nel 2025 aumentano le notti tropicali, i giorni estivi, i giorni torridi e la durata delle ondate di calore. Parallelamente diminuiscono drasticamente i giorni di gelo e gli altri indicatori legati al freddo. Anche questi dati mostrano un segnale inequivocabile di riscaldamento del clima italiano.

Non va meglio osservando il mare. La temperatura superficiale dei mari italiani ha raggiunto il secondo valore più alto della serie storica, iniziata nel 1982, con un'anomalia media di +1,18°C, superata soltanto dal record del 2024. Da giugno a luglio le anomalie hanno raggiunto rispettivamente +2,56°C e +1,81°C, confermando come anche il Mediterraneo stia vivendo un'accelerazione del riscaldamento.

Sul fronte delle precipitazioni emerge un altro elemento tipico del cambiamento climatico: non tanto una semplice diminuzione delle piogge, quanto una loro distribuzione sempre più irregolare. Nel complesso il 2025 ha registrato precipitazioni vicine alla media nazionale (+1%), ma con profonde differenze territoriali: Nord più piovoso (+7%), Centro sostanzialmente nella norma e Sud sotto media (-5%). Alcuni mesi hanno fatto registrare scarti enormi: marzo è stato molto più piovoso della norma (+58%), mentre giugno (-51%), ottobre (-24%) e novembre (-25%) sono risultati decisamente più secchi.

Il rapporto dedica particolare attenzione anche alla siccità. Se il Nord ha beneficiato di precipitazioni sufficienti a normalizzare le risorse idriche, nel Centro-Sud le condizioni di severità idrica sono rimaste diffuse. La situazione più grave continua a riguardare la Sicilia, che ha vissuto per tutto il 2025 condizioni di severità idrica elevata, proseguendo una crisi iniziata negli anni precedenti. In molte aree della Sardegna, della Sicilia, della Calabria ionica e della Puglia meridionale si sono registrati oltre 300 giorni asciutti nell'anno e periodi consecutivi senza pioggia superiori ai cento giorni.

Il 2025 è stato inoltre caratterizzato da un numero molto elevato di eventi meteorologici estremi. Tra quelli più gravi figura l'alluvione che tra il 15 e il 17 aprile ha colpito Valle d'Aosta e Piemonte, con precipitazioni eccezionali fino a 600 millimetri complessivi e tempi di ritorno stimati fino a mille anni, provocando frane, valanghe, allagamenti e una vittima. A novembre, in Friuli Venezia Giulia, un sistema temporalesco autorigenerante ha scaricato oltre 200 millimetri di pioggia, provocando l'esondazione del torrente Judrio, vaste inondazioni e due morti dopo una frana che ha distrutto alcune abitazioni. Il rapporto richiama inoltre numerosi altri eventi estremi verificatisi nel corso dell'anno in Sardegna, Lombardia, Campania e lungo l'Alto Adriatico.

Anche il contesto internazionale conferma il quadro italiano. A livello globale il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media del pianeta di circa 1,47°C superiore ai livelli preindustriali, avvicinandosi ulteriormente alla soglia di 1,5°C indicata dall'Accordo di Parigi. In diversi mesi dell'anno tale soglia è stata temporaneamente superata, un segnale che la comunità scientifica considera estremamente preoccupante.

Il messaggio che emerge dal rapporto SNPA è difficilmente contestabile: il cambiamento climatico non rappresenta una minaccia futura ma una realtà già in atto, misurabile attraverso l'aumento costante delle temperature, la crescita degli eventi estremi, l'aggravarsi della siccità e il progressivo riscaldamento dei mari.

Per questo motivo, il contrasto tra le evidenze scientifiche raccolte dagli organismi pubblici italiani e l'atteggiamento di una parte della politica appare sempre più evidente. Quando il dibattito pubblico continua a ridimensionare l'emergenza climatica o a presentare la transizione ecologica come un lusso ideologico, i dati raccontano invece un'altra storia: quella di un Paese che anno dopo anno diventa più caldo, più vulnerabile e più costoso da proteggere. Ignorare questi segnali non significa fermare il cambiamento climatico; significa semplicemente arrivare impreparati ad affrontarne conseguenze che, come dimostra il 2025, sono già sotto gli occhi di tutti.

Purtroppo un branco di scalzacani sta sgovernando il Paese, mettendo pure a rischio l'incolumità delle persone.




Fonte: www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2026/07/Rapporto-SNPA-clima-2025.pdf