Per anni è stato presentato come lo strumento capace di risolvere una delle questioni più delicate per le forze dell'ordine: immobilizzare una persona senza ricorrere alle armi da fuoco. Un dispositivo moderno, efficace e soprattutto sicuro. Eppure il rapporto pubblicato dall'associazione Antigone, intitolato "Taser: storia, controversie e zone d'ombra della pistola a impulsi elettrici", ricostruisce una realtà molto più complessa, segnata da controversie scientifiche, inchieste giornalistiche, procedimenti giudiziari e numerosi decessi avvenuti dopo l'utilizzo dell'arma elettrica.

Secondo il dossier, la diffusione del Taser negli Stati Uniti tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila è stata accompagnata da una massiccia campagna di promozione che ne ha enfatizzato l'efficacia e la presunta sicurezza. L'azienda produttrice, allora denominata TASER International e oggi nota come Axon, ha a lungo presentato il dispositivo come una "arma non letale", sostenendo che gli studi disponibili ne confermassero la sostanziale innocuità. Tuttavia, già nelle prime fasi della diffusione, iniziano a emergere episodi critici e interrogativi sulla reale capacità delle scariche elettriche di interferire con il normale funzionamento cardiaco.

Il rapporto ricostruisce come alcuni dati rilevanti sarebbero stati inizialmente sottovalutati o omessi. In uno degli studi utilizzati per dimostrare la sicurezza del dispositivo, ad esempio, uno dei cani sottoposti ai test sviluppò una fibrillazione cardiaca, circostanza ammessa soltanto anni dopo da uno dei protagonisti dello sviluppo commerciale del Taser. Inoltre, diversi test su esseri umani sarebbero stati effettuati in condizioni molto differenti rispetto a quelle reali degli interventi di polizia, con scariche più brevi, lontane dal torace e senza monitoraggio cardiologico approfondito.

Uno dei casi più emblematici riportati nel dossier è quello di Robert Dziekanski, cittadino polacco morto nel 2007 all'aeroporto di Vancouver dopo essere stato colpito più volte con il Taser da agenti di polizia canadesi. La commissione d'inchiesta indipendente istituita successivamente concluse che l'intervento era stato gestito in maniera inadeguata e che il decesso era compatibile con un'aritmia cardiaca fatale sviluppatasi in un contesto di forte stress e ripetute scariche elettriche. Sebbene in sede penale non sia stato dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio un nesso causale diretto tra Taser e morte, la vicenda è diventata uno dei casi simbolo del dibattito internazionale sulla sicurezza di queste armi.

Il rapporto richiama inoltre numerosi studi scientifici che nel corso degli anni hanno evidenziato possibili effetti cardiaci delle scariche elettriche. Diverse ricerche hanno documentato alterazioni del ritmo cardiaco, episodi di fibrillazione ventricolare e, in alcuni casi, arresti cardiaci verificatisi immediatamente dopo l'utilizzo del dispositivo. Pur esistendo anche studi che giudicano basso il rischio complessivo per la popolazione generale, gli stessi autori riconoscono spesso l'insufficienza dei dati disponibili per valutare adeguatamente gli effetti su soggetti particolarmente vulnerabili, come persone sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o in condizioni di forte agitazione psicofisica.

Particolarmente severo è il giudizio riportato dal cardiologo statunitense Douglas Zipes, tra i maggiori esperti mondiali di elettrofisiologia cardiaca, che ha sostenuto come in determinate circostanze gli impulsi del Taser possano raggiungere il cuore e provocare aritmie anche letali. Analoghe preoccupazioni vengono attribuite al professor Peter Schwartz dell'Istituto Auxologico Italiano, secondo il quale la cosiddetta "cattura cardiaca" rappresenta un rischio concreto soprattutto quando la scarica viene indirizzata verso il torace o ripetuta più volte.

Uno dei capitoli più controversi del dossier riguarda l'inchiesta pubblicata da Reuters nel 2017. Secondo quanto riportato, l'agenzia di stampa avrebbe documentato oltre mille decessi avvenuti in Nord America dopo l'utilizzo del Taser, con almeno 153 casi nei quali il dispositivo è stato indicato come causa o concausa del decesso. L'inchiesta descrive inoltre una strategia dell'azienda produttrice finalizzata a influenzare il dibattito scientifico e giudiziario attraverso il finanziamento di studi, il coinvolgimento di consulenti e la promozione della controversa teoria dell'"excited delirium", una condizione che numerose organizzazioni mediche e per i diritti umani contestano come valida diagnosi clinica.

Di fronte all'accumularsi delle contestazioni, la stessa azienda produttrice ha progressivamente abbandonato la definizione di arma "non letale", sostituendola con quella di arma "meno letale". Sono state inoltre introdotte raccomandazioni che sconsigliano di colpire il torace e invitano a prestare particolare cautela nei confronti di soggetti vulnerabili. Modifiche che, secondo il rapporto, rappresentano una sostanziale ammissione dell'esistenza di rischi che per anni erano stati minimizzati.


In Italia l'utilizzo del Taser ha causato finora sette morti

Se il dibattito internazionale sul Taser è ormai aperto da oltre vent'anni, è in Italia che negli ultimi anni si sta consumando uno dei confronti più accesi sull'utilizzo della pistola a impulsi elettrici. In base a quanto riporta Antigone, l'arma che avrebbe dovuto rappresentare una soluzione "meno letale" rispetto alle armi da fuoco starebbe progressivamente trasformandosi in uno strumento sempre più utilizzato nella gestione ordinaria dell'ordine pubblico, spesso nei confronti di persone non armate o affette da fragilità psichiche e dipendenze.

L'associazione ricorda come il percorso italiano sia iniziato nel 2014 con il primo riferimento normativo contenuto in un decreto sulla sicurezza negli stadi. La sperimentazione vera e propria prende però avvio soltanto nel 2018, quando vengono pubblicate le linee guida tecnico-operative per il Taser X2 e il Ministero dell'Interno autorizza l'utilizzo sperimentale da parte di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza in undici città italiane. Successivamente, il decreto sicurezza del 2018 estende la sperimentazione anche alle polizie locali delle grandi città. Il passaggio decisivo arriva tra il 2020 e il 2022: prima l'approvazione del regolamento che inserisce il Taser tra le dotazioni ordinarie delle forze di polizia statali, poi l'annuncio ufficiale del Ministero dell'Interno del 14 marzo 2022 che ne avvia l'impiego operativo in diciotto città italiane, con progressiva estensione al resto del territorio nazionale. Tra il 2024 e il 2025, inoltre, il decreto Milleproroghe elimina perfino i limiti demografici per l'utilizzo sperimentale da parte delle polizie locali, aprendo la strada a una diffusione capillare anche nei piccoli comuni.

Secondo Antigone, uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l'evoluzione concreta dell'utilizzo del dispositivo. I dati ottenuti attraverso richieste FOIA al Dipartimento della Pubblica Sicurezza mostrerebbero infatti un aumento costante del ricorso allo sparo effettivo dei dardi. Mentre nei primi anni l'estrazione dell'arma aveva prevalentemente una funzione deterrente, nel tempo la percentuale di interventi conclusi con l'effettivo utilizzo delle scariche elettriche sarebbe passata dal 40% del 2022 a circa il 70% nel 2025. Tra marzo 2022 e febbraio 2026 la sola Polizia di Stato avrebbe esploso i dardi in 1.091 occasioni. Un dato che, secondo gli autori del dossier, dimostra come il Taser stia progressivamente diventando uno strumento ordinario di intervento e non più una misura eccezionale.

Antigone denuncia inoltre una grave carenza di trasparenza. A oggi non esiste infatti un registro nazionale pubblico e consultabile che consenta di conoscere in modo dettagliato quando, come e con quali conseguenze il Taser venga utilizzato dalle forze dell'ordine. L'assenza di un sistema centralizzato di raccolta dati renderebbe impossibile una valutazione rigorosa della proporzionalità dell'impiego, dell'efficacia operativa e degli eventuali effetti sanitari prodotti dalle scariche elettriche.

Particolarmente delicato è poi il capitolo dedicato ai decessi avvenuti dopo l'utilizzo del dispositivo. Dal marzo 2022, anno dell'introduzione nelle dotazioni ordinarie di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, si sono verificati almeno sette decessi successivi all'uso del Taser, quattro dei quali concentrati in appena due mesi del 2025. Antigone evidenzia come in quasi tutti i casi le persone coinvolte fossero soggetti affetti da problemi psichiatrici, dipendenze o condizioni di particolare vulnerabilità, categorie per le quali diversi organismi internazionali raccomandano la massima cautela o addirittura sconsigliano l'impiego dell'arma.

Il caso che ha maggiormente attirato l'attenzione degli osservatori è quello di Elton Bani, morto a Genova nel 2025. Secondo quanto riportato dalla cartella stampa, una perizia medico-legale avrebbe stabilito per la prima volta in Italia che il decesso è riconducibile a un quadro multifattoriale nel quale il Taser avrebbe avuto un ruolo determinante insieme all'intossicazione da cocaina. La relazione parla di ripetute attivazioni elettriche, fino a diciotto scariche teoricamente registrate dal dispositivo, configurando un possibile punto di svolta nel dibattito giudiziario nazionale sul nesso tra Taser e decessi.

Diversi gli altri casi richiamati da Antigone. Simone Di Gregorio, morto a Chieti nel 2023, era una persona con problemi psichiatrici e in stato confusionale; gli accertamenti iniziali avrebbero escluso che la morte fosse direttamente riconducibile alla scarica elettrica. Carlo Lattanzio, deceduto a Bolzano nel 2024 dopo essere stato colpito dal dispositivo, è invece al centro di una vicenda nella quale la magistratura ha attribuito il decesso a un evento cardiaco acuto provocato dall'assunzione di cocaina, nonostante i dubbi sollevati dai familiari sulla posizione dei dardi rispetto al cuore. Nei casi di Riccardo Zappone a Pescara e Gianpaolo Demartis a Olbia, entrambi nel 2025, le indagini hanno escluso un ruolo diretto del Taser, pur collocando gli eventi in contesti caratterizzati da forte stress fisico e dall'assunzione di sostanze stupefacenti. Restano infine aperti gli accertamenti sui decessi di Claudio Citro a Reggio Emilia e Anthony Ihaza Ehogonoh a Napoli.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda l'affidabilità tecnica dei dispositivi. Antigone ricorda che nel 2025 l'azienda produttrice Axon sarebbe stata esclusa da una gara europea del valore di 74 milioni di euro dopo che i propri apparecchi non avrebbero superato alcune prove balistiche e di resistenza, con criticità legate alla precisione dei dardi e alla coerenza dei sistemi di registrazione delle attivazioni. Nonostante ciò, il percorso normativo italiano prosegue verso una progressiva estensione dell'arma anche alle polizie locali.

Di fronte a questo scenario, Antigone chiede una profonda revisione dell'attuale politica sul Taser. Tra le principali richieste figurano la creazione di una commissione scientifica indipendente, la sospensione cautelativa dell'utilizzo fino alla disponibilità di studi realmente indipendenti, l'istituzione di un registro nazionale obbligatorio, il divieto di impiego negli istituti penitenziari, il blocco dell'estensione alle polizie locali, l'adozione di regole d'ingaggio nazionali più restrittive e la garanzia di indagini completamente indipendenti in ogni caso di decesso o incidente grave.

Alla luce di questi elementi, la battaglia politica che negli ultimi anni ha accompagnato l'espansione del Taser in Italia appare ancora più controversa. Mentre Matteo Salvini e la Lega hanno continuato a presentare il dispositivo come simbolo di modernizzazione delle forze dell'ordine e di rafforzamento della sicurezza, il quadro descritto da Antigone restituisce un'immagine ben diversa: quella di uno strumento il cui utilizzo continua a sollevare interrogativi scientifici, sanitari e giuridici che, secondo i critici, non possono essere liquidati con slogan politici o campagne mediatiche. La distanza tra la narrazione rassicurante proposta dai sostenitori del Taser e le criticità evidenziate nel dossier rappresenta oggi uno dei punti centrali del dibattito pubblico italiano sulla sicurezza e sui diritti fondamentali.


Il rapporto dell'Associazione Antigone intitolato "Taser: storia, controversie e zone d'ombra della pistola a impulsi elettrici" raccoglie studi scientifici, inchieste giornalistiche, dati giudiziari e critiche di organismi nazionali e internazionali sull'utilizzo delle pistole elettriche da parte delle forze dell'ordine.