La riforma dei medici di medicina generale destinata a garantire il funzionamento delle Case di comunità del Pnrr continua a mostrare tutte le proprie fragilità. E questa volta a mettere pesantemente in discussione l'accordo raggiunto tra Governo, Regioni e parte delle organizzazioni sindacali non è un esponente dell'opposizione, ma uno dei più autorevoli amministratori del centrodestra italiano: l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso.

Una presa di posizione che assume inevitabilmente un peso politico particolare. Bertolaso, infatti, fa parte della giunta guidata da Attilio Fontana, espressione del centrodestra, la stessa coalizione che governa il Paese. Proprio per questo le sue parole assumono il valore di una critica alla maggioranza, tanto più significativa perché arriva dalla Regione che gestisce il sistema sanitario più grande d'Italia e che rappresenta uno dei principali laboratori delle politiche sanitarie nazionali.

Intervenendo durante l'incontro con la stampa successivo alla riunione della Giunta regionale a Palazzo Lombardia, dedicato proprio allo stato di avanzamento delle Case di comunità previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, Bertolaso ha liquidato senza mezzi termini l'accordo sui medici di famiglia definendolo "un pannicello caldo".

Una definizione che sintetizza perfettamente il giudizio dell'assessore lombardo: un intervento emergenziale, insufficiente e incapace di affrontare il vero nodo strutturale dell'assistenza territoriale.


"Una scorciatoia che lascia il tempo che trova"

Bertolaso ha ricordato di avere espresso la propria contrarietà ancora prima dell'approvazione definitiva dell'Accordo collettivo nazionale.

Secondo l'assessore, il testo rappresenta una soluzione improvvisata nata da una proposta sindacale che ha finito per sostituire un percorso ben diverso, costruito direttamente dalle Regioni.

L'assessore ha infatti spiegato che tutte le Regioni e le Province autonome avevano elaborato unitariamente una proposta normativa condivisa, frutto dell'esperienza concreta di chi gestisce quotidianamente la sanità territoriale.

Quel progetto, però, è stato accantonato.

Con evidente disappunto, Bertolaso ha sottolineato come il documento predisposto dalle Regioni sia stato sostanzialmente fermato a favore di una soluzione negoziale che, a suo giudizio, non risolve alcun problema strutturale.

La critica si spinge anche oltre, contrapponendo il lavoro di chi affronta ogni giorno le criticità del territorio alle decisioni assunte da chi, ha osservato polemicamente, opera "seduto su uno scranno in un ministero o in una struttura romana".

Una frase che rappresenta anche una critica al metodo seguito dal Governo nella definizione della riforma.


Non bastano gli accordi: serve una legge

Per Bertolaso il punto centrale è uno solo. La medicina generale non può essere riorganizzata attraverso un semplice accordo collettivo. Occorre invece una vera norma di legge che definisca con chiarezza diritti, doveri, responsabilità e modalità organizzative.

Senza una riforma legislativa, secondo l'assessore lombardo, qualsiasi tentativo rischia di produrre effetti limitati e temporanei.

Pur affermando che la Lombardia applicherà comunque l'accordo raggiunto, Bertolaso non nasconde il proprio scetticismo sulla sua reale efficacia. Secondo la sua previsione, se entro la fine dell'anno sarà possibile ottenere qualche risultato concreto "in zona Cesarini", sarà già un successo.

Una valutazione che lascia intendere quanto basse siano le aspettative sull'effettiva capacità dell'intesa di rendere operative le Case di comunità nei tempi richiesti dal Pnrr.


La Lombardia va avanti da sola

Proprio perché poco convinta dell'efficacia della soluzione nazionale, la Regione Lombardia ha deciso di organizzarsi autonomamente. Bertolaso ha infatti spiegato che la Regione si è già attrezzata per garantire il personale necessario alle proprie Case di comunità rispettando il cronoprogramma previsto.

Una scelta che, indirettamente, evidenzia la scarsa fiducia riposta nell'accordo appena sottoscritto.

In sostanza, la Lombardia non sembra voler affidare il successo del progetto alla sola disponibilità dei medici di medicina generale prevista dall'intesa nazionale.


Il modello della medicina generale è ormai superato

La critica dell'assessore non riguarda soltanto l'accordo. Bertolaso mette infatti in discussione anche l'attuale configurazione stessa della medicina generale.

Secondo l'assessore, il ruolo del medico di famiglia risulta oggi sempre più distante dalle esigenze reali dei cittadini e dall'evoluzione organizzativa richiesta dalla sanità territoriale.

Da qui l'osservazione forse più significativa sul piano politico e organizzativo. I pochi medici che hanno scelto di lavorare nelle Case di comunità, ha osservato Bertolaso, appartengono prevalentemente alle nuove generazioni.

Giovani professionisti che, secondo lui, vedrebbero con favore un ingresso nel Servizio sanitario nazionale come dipendenti piuttosto che continuare con l'attuale modello convenzionato.

Una posizione che riapre uno dei temi più delicati degli ultimi anni: il possibile passaggio dei medici di medicina generale da liberi professionisti convenzionati a dipendenti del Servizio sanitario nazionale.


Una critica che pesa ancora di più perché arriva dalla maggioranza

Le dichiarazioni di Guido Bertolaso assumono un significato politico che va ben oltre il merito tecnico dell'accordo. Negli ultimi giorni il Governo aveva presentato l'intesa come la soluzione capace di sbloccare finalmente il nodo delle Case di comunità e di consentire il rispetto degli impegni assunti con il Pnrr.

Le parole dell'assessore lombardo raccontano invece una realtà molto diversa. Non si tratta della contestazione avanzata dalle opposizioni, né della protesta dei sindacati contrari all'accordo.

È uno dei principali amministratori sanitari del centrodestra a sostenere che la riforma sia insufficiente, definendola esplicitamente "un pannicello caldo" e sostenendo che senza una vera legge difficilmente sarà possibile costruire un sistema territoriale realmente efficiente.

Una presa di posizione che evidenzia come le perplessità sull'impianto scelto dal Governo attraversino ormai la stessa maggioranza politica e conferma quanto il progetto delle Case di comunità continui a rappresentare uno dei dossier più complessi e controversi della sanità italiana.