In vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, Giorgia Meloni si è presentata alla Camera con un lungo intervento nel quale ha rivendicato successi diplomatici, economici ed energetici del proprio esecutivo. Un discorso costruito attorno a un messaggio preciso: l'Italia sarebbe oggi più forte, più ascoltata in Europa, più sicura e più influente sul piano internazionale.
Ma dietro la narrazione trionfalistica proposta dalla Presidente del Consiglio emergono ancora una volta numerose contraddizioni, promesse irrealizzate, risultati tutti da dimostrare e questioni che il governo continua a evitare.
IL PARADOSSO DELL'ITALIA "PROTAGONISTA" IN EUROPA
Meloni ha rivendicato più volte un ruolo centrale dell'Italia negli equilibri europei. Eppure proprio negli ultimi mesi il governo italiano è stato escluso da diversi tavoli informali decisivi sulla guerra in Ucraina e sulle principali scelte strategiche continentali.
La Presidente del Consiglio ha cercato di minimizzare il problema sostenendo che contano i contenuti e non i formati delle riunioni. Una spiegazione che però non cancella una realtà evidente: Francia, Germania, Regno Unito e Polonia (esclusa l'ultima riunione del formato E3) continuano a essere percepiti come interlocutori privilegiati nelle principali crisi internazionali, mentre Roma fatica a ritagliarsi un ruolo realmente determinante.
SULL'UCRAINA NESSUNA STRATEGIA NUOVA
Il governo continua a sostenere che il sostegno militare a Kiev sia l'unica strada possibile per arrivare a una pace negoziata. Dopo oltre quattro anni di guerra, tuttavia, non esiste ancora una prospettiva concreta di soluzione politica e l'Europa appare più spettatrice che protagonista.
Meloni parla della necessità di costruire una nuova architettura di sicurezza europea, ma non indica come realizzarla né con quali strumenti. La sensazione è che l'Italia continui ad aderire alle linee stabilite da NATO e partner maggiori senza una vera iniziativa autonoma.
GAZA: LE PAROLE E I FATTI
Uno dei passaggi più delicati del discorso riguarda Gaza e il governo israeliano. Meloni ha riconosciuto la gravità della situazione umanitaria, ha criticato gli insediamenti in Cisgiordania e ha persino sostenuto l'ipotesi di sanzioni contro il ministro israeliano Itamar Ben Gvir.
Tuttavia il governo continua a opporsi alla sospensione dell'Accordo di Associazione tra Unione Europea e Israele e rifiuta qualsiasi misura che possa esercitare una reale pressione politica sul governo Netanyahu.
Il risultato è una posizione che appare sempre più difficile da sostenere: da una parte si denunciano le violazioni del diritto internazionale, dall'altra si respingono gli strumenti che potrebbero avere conseguenze concrete.
L'ENERGIA: LE BOLLETTE RESTANO ALTE
Uno dei temi più celebrati dalla Presidente del Consiglio riguarda l'energia. Meloni rivendica il massimo storico della produzione da fonti rinnovabili e sostiene che il governo abbia ottenuto importanti margini di flessibilità europea per contrastare il caro energia. Una menzogna di misura sesquipedale. La realtà è che Meloni, con il cappello in mano, è andata a Bruxelles a chiedere di poter far debito per coprire il costo delle accise (che lei quando era all'opposizione voleva "abbolire"). La Commissione Ue le ha concesso di far debito MA SOLO investendo nelle fonti energetiche rinnovabili, da lei finora SEMPRE contrastate!! E dopo ciò, Meloni ha poi fatto un video in cui, poco ci manca, afferma che "a'mo spezzato 'e reni a Bruxellese" per aver ottenuto di poter far debito su quanto non aveva fatto in precedenza. Allucinante!!
Ma per famiglie e imprese il quadro resta sempre meno rassicurante. I prezzi dell'energia in Italia continuano a essere tra i più elevati d'Europa e le misure adottate finora non hanno modificato strutturalmente il problema. Anche in questo caso, bisogna ricordare che, a differenza di quanto finora fatto da Spagna e Portogallo, l'Italia non ha chiesto di poter rivedere la formulazione del prezzo dell'energia elettrica... attualmente basto sulle quotazioni dal gas!!! Per questo gli italiani pagano bollette elettriche fino a 4 volte più care di quelle della Spagna!!!
Particolarmente controversa è poi la continua presentazione del nucleare come soluzione strategica. Il governo parla di ritorno all'energia nucleare, ma non esiste ancora alcun piano operativo, non esistono siti individuati, non esistono tempi certi e non esiste una tecnologia immediatamente disponibile che possa incidere sulle bollette dei prossimi decenni, sia per le centrali SMR e per quelle di IV generazione... CHE NON ESISTONO!!! Esistono solo quelle di III generazione che, ad oggi, possono essere costruite solo in riva al mare, che costano cifre surreali, che richiedono tempi di ammortamento biblici e che possono esser poronte in non meno di 15 anni.
Di fatto si continua a evocare una soluzione che, anche nelle ipotesi più ottimistiche, non produrrebbe effetti prima del 2040, ad essere ottimisti!!!.
IMMIGRAZIONE: I NUMERI RACCONTANO SOLO UNA PARTE DELLA STORIA
Meloni ha rivendicato una riduzione dell'80 per cento degli sbarchi irregolari.
Il dato, preso isolatamente, non racconta però l'intera realtà.
Negli stessi anni il governo ha aumentato gli ingressi regolari attraverso i decreti flussi proprio perché il sistema produttivo italiano continua ad avere bisogno di manodopera straniera. Inoltre rimangono aperti i problemi legati all'accoglienza, alle procedure di asilo e ai rimpatri effettivamente eseguiti.
Ancora più controverso è il Protocollo Italia-Albania, presentato come modello europeo. Dopo mesi di annunci, la sua applicazione concreta è stata rallentata da ricorsi, decisioni giudiziarie e difficoltà operative che hanno reso molto più complessa la sua attuazione rispetto alla narrazione governativa. INoltre, quanti migranti ospita rispetto ai numeri fantasmagorici presentati in fase di realizzazione?
DIFESA: PIÙ SPESE, MA A QUALE PREZZO?
Meloni rivendica l'aumento delle spese per difesa e sicurezza fino al 2,8 per cento del PIL. Una scelta che il governo presenta come inevitabile alla luce delle tensioni internazionali.
Resta però aperta una domanda politica fondamentale: come conciliare questa crescita della spesa militare con le esigenze della sanità pubblica, della scuola, delle pensioni e degli investimenti sociali?
Nel discorso non emerge una risposta in tal senso. Si insiste sulla necessità di spendere di più per la sicurezza, ma non si spiega dove verranno reperite nel lungo periodo le risorse necessarie. Evidentemente, anche in questo caso, Meloni si ispira al classico "ME NE FREGO", che fa riferiomento all'identità culturale alla base del suo partito.
IL PIANO MATTEI ANCORA IN CERCA DI RISULTATI
Tra i grandi progetti simbolo del governo figura il Piano Mattei per l'Africa. Anche in questo caso, però, la distanza tra annunci e risultati concreti continua a essere significativa.
Dopo oltre tre anni di governo, il Piano Mattei resta soprattutto una piattaforma diplomatica e politica. Gli effetti economici misurabili, gli investimenti effettivamente realizzati e i benefici concreti per il sistema produttivo italiano sono ancora tutti da quantificare. Evidentemente non esistono, visto che non vengono mai elencati, se si eccettuano viaggi ed incontri con le diplomazie del continente africano.
LA RETORICA DELLA "VERITÀ"
Forse l'aspetto più significativo dell'intervento è l'insistenza sul concetto di "verità". Meloni ha più volte accusato opposizioni, burocrazie europee e critici del governo di distorcere la realtà. NON sapendo che pesci prendere, evidentemente, la premier ha scelto come soluzione per la prossima campagna elettorale quella della povera disgraziata della Garbatella, in pratica una specie di Calimero prima di essere immerso nel detersivo AVA (non sarebbe opportuno toglierle il nero che la contraddistingue), che pretende, con la leva del pietismo, di poter dire menzogne su menzogne, per poi cercare di farle passare come verità, accusando le opposizioni di voler abusare della credibilità di una povera donnetta della Garbatella, un pucino bagnato, che tutti spernacchiano, perché piccolo e nero!!
La realtà, purtroppo per l'Italia, è completamente diversa. Molte delle questioni affrontate nel discorso restano aperte: la crescita economica rallenta, il debito pubblico continua a rappresentare una fragilità strutturale, il costo dell'energia resta elevato, la produttività italiana non decolla e la pressione fiscale di cittadini e imprese continua a salire.
Più che il bilancio di una stagione di successi, le comunicazioni della Presidente del Consiglio sono apparse come un esercizio di consolidamento della propria narrazione politica: un racconto nel quale l'Italia sarebbe costantemente vincente, ascoltata e rispettata.
La realtà, però, continua a essere molto, molto, molto... diversa rispetto alle parole da lei pronunciate nell'Aula di Montecitorio.


