Aprilia detta legge a Le Mans: vince Martin con Bezzecchi che cede nel finale
Lo spagnolo firma una rimonta feroce e riapre il Mondiale: dominio Aprilia sul circuito francese, mentre Ducati affonda tra cadute, errori e un weekend da dimenticare.
A Le Mans non ha vinto soltanto Jorge Martin. Ha vinto l’Aprilia, con una dimostrazione di forza tecnica e mentale che cambia gli equilibri della MotoGP 2026 e manda un messaggio chiarissimo al paddock: la moto di Noale, oggi, non è più soltanto una rivale credibile della Ducati, ma una candidata concreta al titolo mondiale.
La scena finale del Gran Premio di Francia racconta più di qualsiasi statistica. Martin taglia il traguardo davanti al compagno di squadra Marco Bezzecchi, completa una doppietta devastante e si porta a un solo punto dalla vetta della classifica generale. Al terzo posto, a completare il trionfo Aprilia, c’è persino Ai Ogura, rookie intelligente e velocissimo, capace di conquistare il primo podio nella classe regina con la Trackhouse. Tre Aprilia davanti a tutti: un’immagine che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata utopia.
Eppure la domenica francese di Martin non era iniziata sotto i migliori auspici. Dopo il capolavoro della Sprint del sabato, quando era passato da ottavo a primo con una partenza irreale e tre sorpassi all’esterno degni di un videogioco, stavolta lo spagnolo aveva scelto la prudenza alla prima staccata. Una scelta comprensibile, forse inevitabile, ma che lo aveva ricacciato in settima posizione, mentre Bezzecchi provava subito a scappare.
In quel momento sembrava il giorno perfetto per il romagnolo. Lucido, aggressivo, preciso. Davanti a tutti sin dal primo giro, con Pedro Acosta e Fabio Quartararo costretti a inseguire, mentre dietro Francesco Bagnaia provava disperatamente a tenere in piedi un weekend già compromesso per Ducati dalla caduta di Marc Marquez nella Sprint e dal conseguente infortunio al piede che lo ha costretto a ricorrere all'ennesimo intervento chirurgico.
Per alcuni giri, l’unico pilota realmente capace di impensierire Bezzecchi è sembrato proprio Bagnaia. Il torinese aveva iniziato una rimonta metodica, quasi chirurgica: prima Di Giannantonio, poi Quartararo, infine Acosta. Sembrava il preludio a una sfida tutta italiana per la vittoria. Ma la Ducati ufficiale, ancora una volta, si è sciolta nel momento decisivo. La caduta alla prima variante, al sedicesimo passaggio, non è stata soltanto l’ennesimo errore di un fine settimana nero: è sembrata il simbolo di una squadra improvvisamente fragile, nervosa, vulnerabile.
Ed è lì che la gara è cambiata davvero.
Mentre Bagnaia finiva nella ghiaia, Martin aveva già iniziato a costruire la sua rimonta. Lo spagnolo ha divorato decimi e avversari con una lucidità impressionante, liberandosi prima di Acosta e poi lanciandosi all’inseguimento di Bezzecchi. Il distacco, che sembrava rassicurante, ha iniziato improvvisamente a sgretolarsi. Giro dopo giro. Frenata dopo frenata. Fino all’attacco decisivo, arrivato a tre tornate dalla fine, nella staccata della curva 3.
Una manovra secca, pulita, autoritaria. Da leader mondiale, anche se la classifica ancora non lo dice.
Bezzecchi, a quel punto, non ha avuto risposta. E anzi ha dovuto iniziare a guardarsi alle spalle, perché nel finale stava arrivando fortissimo anche Ogura, autore di una gara intelligentissima. Il giapponese, dopo un avvio complicato e oscillante nelle posizioni di centro gruppo, ha trovato un ritmo impressionante nella seconda metà di gara, infilando uno dopo l’altro Mir, Quartararo e Di Giannantonio. Un podio meritato, costruito senza clamore e con una maturità sorprendente.
Dietro le Aprilia, la migliore Ducati al traguardo è quella di Fabio Di Giannantonio, quarto dopo il sorpasso all’ultimo respiro su Acosta. Un risultato dignitoso, ma insufficiente per una casa che negli ultimi anni aveva trasformato il dominio in abitudine.
Le Mans, così, ha ormai dato la riprova di un’Aprilia ormai consapevole della propria superiorità tecnica su piste dove un tempo inseguiva soltanto. La moto accelera bene, consuma meno gomme degli avversari e, soprattutto, sembra permettere ai piloti una libertà di guida che oggi Ducati fatica a garantire.
La MotoGP sarà di nuovo in pista tra una settimana sul circuito di Barcellona.