Le principali compagnie aeree statunitensi stanno affrontando un'ondata di cancellazioni senza precedenti dopo che il governo federale ha imposto una riduzione del traffico aereo a causa di gravi carenze di sicurezza nel controllo del traffico, conseguenza diretta del più lungo shutdown della storia americana.

Dalle 6 del mattino di venerdì (ora della costa est), circa il 4% dei voli nazionali in partenza da 40 dei maggiori aeroporti del Paese è stato cancellato. La misura, che colpisce duramente vettori come American Airlines, Delta, Southwest e United, riguarda oltre 700 voli solo nel primo giorno. Se la paralisi del governo non verrà risolta, i tagli saliranno al 6% martedì e al 10% entro il 14 novembre.

Le cancellazioni non interessano i voli internazionali, ma la tensione nel settore è palpabile.

Le compagnie in allarme
Il CEO di American Airlines, Robert Isom, ha cercato di rassicurare i passeggeri dichiarando che, per ora, gli effetti dei tagli dovrebbero essere “limitati”. Tuttavia, ha ammesso che un incremento delle cancellazioni sarebbe “altamente problematico”. Anche United Airlines ha comunicato che circa metà dei clienti coinvolti è riuscita a essere riprenotata entro quattro ore dall'orario di partenza originario.

Le difficoltà sono aggravate dalla gestione caotica del provvedimento: la Federal Aviation Administration (FAA) ha pubblicato la lista degli aeroporti interessati solo alle 19:30 di giovedì, meno di 12 ore prima dell'entrata in vigore delle restrizioni.

Caos nei controlli e personale in crisi
Il motivo del blocco parziale è la carenza di personale: fino al 40% dei controllori di volo non si presenta al lavoro, costringendo la FAA a ridurre drasticamente il traffico per motivi di sicurezza. Durante i 38 giorni di chiusura del governo, oltre 13.000 controllori di volo e 50.000 addetti alla sicurezza aeroportuale hanno continuato a lavorare senza stipendio, alimentando proteste e assenze.

Venerdì la FAA ha imposto programmi di ritardo a terra negli aeroporti di Austin e Reagan Washington National, e ha anche deciso di limitare i lanci spaziali per mancanza di personale qualificato.

L'agenzia ha inoltre avvertito che potrebbe respingere richieste di tagli che penalizzino in modo sproporzionato determinate comunità, e non esclude ulteriori restrizioni ai voli dell'aviazione generale nei principali hub.

Gli aeroporti colpiti
La lista dei 40 aeroporti interessati include gli scali più trafficati del Paese, da Los Angeles (LAX) e Atlanta (ATL) a Chicago O'Hare (ORD), New York JFK e LaGuardia, fino a Miami (MIA) e Dallas/Fort Worth (DFW). Anche Honolulu (HNL), unico scalo delle Hawaii incluso, sarà soggetto ai tagli.

Uno scenario inedito
Mai prima d'ora il governo americano aveva imposto una riduzione così ampia del traffico aereo civile. Con l'ombra dello shutdown che continua a paralizzare intere agenzie federali, la crisi del trasporto aereo rischia di estendersi rapidamente, mettendo in ginocchio un settore strategico per l'economia statunitense.

Come ha sintetizzato un dirigente di compagnia aerea rimasto anonimo: “Non si tratta più solo di voli cancellati. È un test di tenuta per l'intero sistema dell'aviazione civile americana.”