Negli ultimi giorni sono circolate indiscrezioni pesanti ai vertici del calcio mondiale. Secondo diverse fonti vicine al dossier, UEFA e FIFA stanno discutendo la possibilità di escludere i club e le nazionali israeliane dalle competizioni internazionali, a seguito del genocidio in corso a Gaza.

La spinta maggiore arriverebbe dalla UEFA, che starebbe premendo per una linea dura simile a quella già applicata alla Russia dopo l'invasione dell'Ucraina. In questo scenario, i club israeliani verrebbero esclusi dalle coppe europee e la nazionale – attualmente impegnata nelle qualificazioni al Mondiale 2026 – insieme alle selezioni giovanili, subirebbe lo stesso destino sotto l'ombrello FIFA.


Fattori che hanno accelerato tale possibilità

Il terreno per una decisione del genere si è formato solo la scorsa settimana. Due eventi hanno inciso in modo decisivo:

  • La mossa della Commissione Europea, con Ursula von der Leyen che ha annunciato la sospensione parziale degli accordi commerciali con Israele.
  • Le proteste durante la Vuelta di Spagna, culminate con la cancellazione dell'ultima tappa e della cerimonia di premiazione per le manifestazioni pro-Palestina.

Questi episodi hanno aumentato la pressione politica e mediatica, spingendo le istituzioni calcistiche a non restare indifferenti.


L'appello delle Nazioni Unite

Mercoledì scorso otto esperti indipendenti dell'ONU hanno chiesto ufficialmente a UEFA e FIFA di agire, con un comunicato netto: “Lo sport non deve trasmettere l'idea che tutto prosegue come se nulla fosse”. Il testo ricorda inoltre che il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha appena pubblicato un rapporto in cui definisce le azioni israeliane nei territori occupati come un “genocidio”.


Prossimi passi

Se la linea dell'esclusione prenderà forma, il presidente UEFA Aleksander Čeferin potrebbe convocare a breve una riunione straordinaria del Comitato Esecutivo per formalizzare la decisione. Dal canto suo, il Consiglio FIFA guidato da Gianni Infantino si riunirà il 2 ottobre: al momento l'ordine del giorno non è stato reso pubblico, ma il caso Israele potrebbe finire in cima alle priorità.

Nel caso di esclusione cosa cambierebbe per l'Italia?

L'ipotesi di un'esclusione di Israele dal girone di qualificazione porta con sé conseguenze dirette per la nazionale italiana di calcio. La prima ricaduta sarebbe la cancellazione della partita in programma il 14 ottobre a Udine, già al centro di forti polemiche e di inviti espliciti a non disputare l'incontro.


Modifica del girone e impatto sulla classifica

In caso di esclusione, verrebbero annullati tutti i risultati ottenuti da Israele. Questo comporterebbe una riscrittura della classifica, con effetti immediati su Italia e Norvegia, le due squadre che si contendono la leadership del girone.

Norvegia: passerebbe da 15 a 12 punti, con le reti segnate che scenderebbero da 24 a 20 e quelle subite da 3 a 1. La differenza reti calerebbe quindi da +21 a +19.
Italia: scenderebbe da 9 a 6 punti, con i gol fatti ridotti da 12 a 7 e quelli subiti da 7 a 3. La differenza reti migliorerebbe di poco, passando da +5 a +4.
In sostanza, l'Italia guadagnerebbe solo un gol nel confronto diretto con la Norvegia, che rimarrebbe distante.


Quali prospettive per gli azzurri?

Per Gattuso e i suoi, le conseguenze sarebbero tutto sommato contenute. L'esclusione di Israele toglierebbe di mezzo una squadra che, pur lontana in classifica, poteva ancora insidiare il secondo posto, fondamentale per l'accesso ai play-off.

Il vero nodo resta però il confronto diretto con la Norvegia di Haaland: gli scandinavi dovranno ancora affrontare l'Italia a San Siro e ospitare l'Estonia, mentre gli azzurri dovranno fare punti in Estonia e Moldova prima della sfida cruciale in casa.


L'Italia non trae un vantaggio reale dall'annullamento delle partite con Israele: il gap con la Norvegia resta ampio e sarà lo scontro diretto di Milano a decidere le sorti del girone. Tutto il resto è solo contorno, anche se il calendario e le tensioni extra-calcistiche continuano a pesare.