Accordo finale su Gaza: cessate il fuoco a mezzogiorno di giovedì 9 ottobre, ritiro israeliano entro 24 ore e scambio di prigionieri entro 72 ore
È atteso per oggi, giovedì, alle ore 12:00 la firma dell'accordo finale, che darà ufficialmente il via al cessate il fuoco tra Israele e le fazioni palestinesi nella Striscia di Gaza.
Secondo fonti della mediazione, alle 15:00 si riunirà il gabinetto di sicurezza israeliano per ratificare l'intesa, seguito da un consiglio di governo che ne approverà formalmente i termini.
Dopo la ratifica, entro 24 ore le forze israeliane si ritireranno dal territorio di Gaza fino alla cosiddetta “linea gialla”, definita durante i colloqui negoziali.
Entro 72 ore dall'entrata in vigore dell'accordo, sarà completato anche lo scambio di prigionieri previsto nella prima fase dell'intesa.
I punti principali della prima fase dell'accordo
Entrata in vigore del cessate il fuoco
L'accordo sarà operativo dalle ore 12:00 di oggi, giovedì.
Scambio di prigionieri
Secondo un dirigente di Hamas, il movimento rilascerà 20 prigionieri israeliani vivi in un'unica fase, in cambio della liberazione da parte di Israele di oltre 2.000 detenuti palestinesi, tra cui 250 condannati all'ergastolo e 1.700 arrestati dall'inizio della guerra, due anni fa.
Tempistiche dello scambio
Tutte le operazioni di rilascio dovranno essere completate entro 72 ore dall'avvio dell'accordo, ovvero entro lunedì al massimo.
Accesso degli aiuti umanitari
Nei primi cinque giorni successivi al cessate il fuoco entreranno a Gaza almeno 400 camion di aiuti al giorno, con un incremento progressivo nei giorni seguenti.
Rientro degli sfollati
Sarà consentito il ritorno dei civili sfollati dal sud della Striscia verso Gaza City e il nord, a partire dall'immediata attuazione dell'accordo.
Ritiro graduale israeliano
Le forze israeliane effettueranno un ritiro progressivo da nord a sud, attraversando i principali centri abitati — Beit Hanoun, Beit Lahiya, Gaza City, al-Bureij, Deir al-Balah, Khan Younis, Khuza'a — fino a Rafah, nel sud della Striscia.
Il percorso segue le linee stabilite nella “mappa Trump”, documentata dal governo statunitense e dal suo piano di sicurezza per la regione.
Avvio della seconda fase
I negoziati sulla seconda fase del piano Trump inizieranno subito dopo l'avvio della prima, aprendo la strada a ulteriori passi politici e di sicurezza.
Se l'accordo verrà rispettato nei tempi e nei termini annunciati, si tratterà del più significativo cessate il fuoco nella Striscia di Gaza dall'inizio del conflitto di due anni fa, con un impatto immediato sul piano umanitario e politico in tutta la regione. Se...
Nonostante la "celebrazione" del piano da parte di Israele e dei complici della comunità occidentale che finora ne hanno sostenuto i crimini, a Gaza si continua a morire. Il Ministero della Salute di Gaza ha annunciato che, nelle ultime 24 ore, sono arrivati negli ospedali della Striscia 10 corpi di "martiri", tra cui una vittima recuperata da sotto le macerie, e 49 feriti.
Le autorità sanitarie hanno precisato che molti altri corpi restano ancora sotto le rovine e lungo le strade, dove le squadre di soccorso e la Protezione civile non riescono a intervenire a causa dei continui attacchi e delle difficili condizioni di sicurezza.
Secondo il Ministero, il bilancio complessivo dell’offensiva israeliana iniziata il 7 ottobre 2023 è salito a 67.194 morti e 169.890 feriti. Solo nel periodo compreso tra il 18 marzo 2025 e oggi, si contano 13.598 vittime e 57.849 feriti, a testimonianza dell’intensità degli attacchi nelle ultime settimane.
Nel contesto dei cosiddetti “martiri del pane”, ovvero i civili uccisi mentre tentavano di ottenere aiuti o cibo, il Ministero ha riportato che nelle ultime 24 ore sono stati registrati 2 morti e 13 feriti.Il numero totale di vittime tra coloro che cercavano aiuti è così salito a 2.615 morti e oltre 19.177 feriti dall’inizio del conflitto.
Il Ministero della Salute ha ribadito che la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza resta catastrofica, con ospedali al collasso, carenza di carburante e forniture mediche quasi esaurite, mentre la popolazione continua a pagare un prezzo altissimo dopo più di due anni di guerra ininterrotta.
A questo è da aggiungere che in Cisgiordania, territorio palestinese che il genocidario Stato ebraico chiama Giudea e Samaria, i terroristi ebrei che vengono definiti coloni continuano a rubare e uccidere.