Il governo israeliano si appresta ad approvare una nuova operazione militare su vasta scala nella Striscia di Gaza, secondo quanto riportato ieri sera dalla televisione pubblica israeliana Kan. La riunione del gabinetto di sicurezza, prevista per giovedì, dovrebbe sancire il via libera a un piano di invasione terrestre di tutta la Striscia, che includerebbe l'occupazione della città di Gaza e dei campi profughi nel centro del territorio.

La durata stimata dell'operazione è di cinque mesi, e secondo fonti governative israeliane, avrebbe l'obiettivo dichiarato di esercitare una pressione decisiva su Hamas, per spingerla a rilasciare gli ostaggi israeliani ancora detenuti nella Striscia.

La strategia non è del tutto nuova: era già stata valutata in passato durante i colloqui tra leadership politica e vertici militari, anche prima dell'operazione "Merkavot Gideon" (Carri di Gedeone), manovra militare appena terminata frutto di compromessi tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il capo di Stato maggiore Eyal Zamir.

Proprio Zamir aveva espresso forti riserve su una simile offensiva, mettendo in guardia dal grave rischio per la vita degli ostaggi e dai costi umani e materiali per l'esercito israeliano, soprattutto tra i soldati di leva e le forze di riserva. Nonostante ciò, durante un recente incontro con Netanyahu e il ministro della Difesa Yisrael Katz, il capo di Stato maggiore ha ribadito la sua disponibilità a eseguire qualunque decisione venga presa a livello politico.

L'operazione "Merkavot Gideon" non ha prodotto i risultati sperati, spingendo l'esercito israeliano a elaborare nuove opzioni operative. Tra queste, la più drastica è appunto l'invasione totale del centro della Striscia, con l'impiego massiccio di riservisti e attacchi concentrati in un breve arco di tempo, nel tentativo di eliminare le ultime roccaforti di Hamas.

Uno degli aspetti più controversi della strategia è il trasferimento forzato della popolazione civile verso sud, in particolare nella zona di al-Mawasi. Secondo vari analisti, ciò potrebbe rientrare in una logica di "migrazione volontaria" che alcuni esponenti del governo israeliano promuovono ormai da mesi.

In alternativa all'invasione totale, si valuta un blocco militare attorno alla città di Gaza e ai campi centrali, con la chiusura degli accessi agli aiuti umanitari, bombardamenti mirati e incursioni limitate da punti strategici. Tuttavia, questa opzione viene considerata meno efficace, soprattutto a causa dei tempi lunghi necessari a logorare la resistenza di Hamas e ottenere concessioni in un'eventuale trattativa.

Fonti israeliane, citate da Kan, affermano che le possibilità di riprendere i negoziati con Hamas prima dell'attuazione di una delle due opzioni sono "quasi nulle".

Nel frattempo, gli Stati Uniti e altri attori regionali stanno intensificando la pressione diplomatica su Israele per evitare l'escalation. Parallelamente, si moltiplicano i tentativi di convincere Hamas a tornare al tavolo delle trattative, ma al momento senza risultati concreti.

Ieri Netanyahu ha presieduto un incontro a porte chiuse di tre ore, concentrato proprio sull'estensione delle operazioni militari. Presenti alla riunione anche il ministro Katz e l'alleato fidato Ron Dermer. Assenti invece due figure chiave della destra radicale: Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, il che lascia intendere possibili divergenze sulla linea da adottare.

Un comunicato dell'ufficio del Primo Ministro ha confermato che il capo di Stato maggiore ha illustrato diverse opzioni operative per proseguire l'offensiva a Gaza e che l'esercito è pronto ad attuare qualunque decisione venga presa dal gabinetto politico-militare.

 
Israele si trova a un bivio strategico cruciale. Da un lato, una nuova invasione promette di colpire duramente Hamas, ma al costo di un'escalation militare, di una crisi umanitaria aggravata e del rischio per gli ostaggi. Dall'altro, la via dell'assedio e della pressione diplomatica appare meno efficace nel breve periodo. L'equilibrio tra questi due approcci sarà determinante per il futuro della regione – e potrebbe segnare una nuova fase della guerra a Gaza.