Benjamin Netanyahu ha cercato di prendere le distanze dal suo ministro più estremista solo quando ormai il danno diplomatico era fatto. Ma il problema, per il governo israeliano, non è soltanto il video shock di Itamar Ben Gvir che umilia decine di attivisti inginocchiati e ammanettati. Il problema è che quell'immagine ha mostrato al mondo, in pochi secondi, il volto reale di una deriva politica che da anni sta caratterizzando lo Stato ebraico e che ormai perfino alcuni storici alleati occidentali faticano a difendere.

Israele ha deportato tutti i circa 430 attivisti internazionali fermati durante l'ultima missione della Global Sumud Flotilla, la flottiglia partita dalla Turchia con l'obiettivo simbolico di rompere il blocco navale imposto su Gaza. Ma la vicenda si è trasformata rapidamente in un boomerang diplomatico senza precedenti per Tel Aviv.

Il punto di rottura è arrivato quando Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale e leader dell'estrema destra terroristica israeliana, ha diffuso un video nel quale si vedevano attivisti con le mani legate, inginocchiati, circondati dalle forze israeliane mentre il ministro li scherniva davanti alle telecamere. Una scena che ha provocato un'immediata indignazione internazionale.

A quel punto Netanyahu è stato costretto a intervenire, non tanto per condannare davvero il trattamento riservato agli attivisti, quanto per limitare i danni politici e diplomatici. Il premier israeliano ha ribadito che Israele ha “il diritto di fermare le flottiglie provocatorie dei sostenitori di Hamas”, ma ha ammesso che il comportamento di Ben Gvir “non è in linea con i valori e le norme di Israele”. Una presa di distanza tardiva e soprattutto poco credibile, considerando che Ben Gvir continua a essere uno dei pilastri politici indispensabili per la sopravvivenza del suo governo.

Il problema, infatti, è che ormai la linea estremista non è più un incidente isolato o una provocazione occasionale: è diventata la normalità politica dell'attuale esecutivo israeliano. E il mondo ha iniziato a reagire.

Ben trenta Paesi hanno condannato l'episodio. Otto Stati hanno convocato gli ambasciatori israeliani per chiedere spiegazioni ufficiali. Tra questi figurano anche governi europei storicamente vicini a Israele. Il Regno Unito ha parlato apertamente di violazione “degli standard più basilari di rispetto e dignità umana”. Addirittura il rabbino capo britannico Ephraim Mervis ha definito quel comportamento “l'antitesi dei valori ebraici fondamentali”.

Parole pesantissime, che mostrano quanto l'imbarazzo stia crescendo anche all'interno di una parte del mondo ebraico occidentale.

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si è detto “sconvolto” dalle immagini diffuse da Ben Gvir. I Paesi Bassi hanno convocato l'ambasciatore israeliano definendo il trattamento degli attivisti “inaccettabile”. Ma il segnale politico forse più ridicolo è arrivato dall'Italia e dalla Polonia.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha chiesto ufficialmente all'Unione Europea di discutere possibili sanzioni contro Ben Gvir per le sue “azioni inaccettabili”. Varsavia, invece, vuole addirittura vietare l'ingresso del ministro israeliano sul territorio polacco!

Dietro questa crisi diplomatica c'è però anche un altro elemento che Netanyahu tenta disperatamente di nascondere: l'immagine internazionale di Israele sta crollando rapidamente.

La flottiglia aveva un valore soprattutto simbolico. Le imbarcazioni trasportavano quantità minime di aiuti umanitari. Israele ha definito l'iniziativa “una trovata propagandistica al servizio di Hamas”. Ma il punto centrale non era la quantità di aiuti: era l'enorme valore mediatico e politico di un gruppo internazionale di attivisti diretti verso Gaza per denunciare le condizioni disperate della popolazione palestinese che sta ricevendo forse neppure un decimo degli aiuti che lo Stato ebraico si era impegnato a far affluire a Gaza dopo il cessate il fuoco... che da parte di Israfle non è mai cessato, come l'espansionismo oltre la cosiddetta linea gialla!

E qui il governo israeliano ha probabilmente commesso un errore enorme. Fermare le imbarcazioni in acque internazionali, distruggere le telecamere montate sulle navi, arrestare centinaia di persone provenienti da decine di Paesi diversi e poi diffondere immagini umilianti dei detenuti ha prodotto un effetto devastante sull'opinione pubblica mondiale.

Le testimonianze degli attivisti deportati stanno peggiorando ulteriormente la situazione.

Il giornalista italiano Alessandro Mantovani, rientrato a Roma, ha raccontato di essere stato trasferito all'aeroporto Ben Gurion “con manette ai polsi e catene ai piedi”. Ha denunciato pestaggi, calci e pugni da parte delle forze israeliane accompagnati dalla frase: “Benvenuti in Israele”. Anche il deputato italiano Dario Carotenuto ha descritto momenti di terrore, parlando di militari con i fucili puntati contro gli attivisti.

L'organizzazione legale Adalah ha inoltre denunciato che alcuni partecipanti sono stati colpiti con proiettili di gomma e che diversi attivisti hanno riportato possibili fratture . Sempre Adalah ha definito “assurde” le accuse rivolte all'attivista israeliana Zohar Regev, arrestata per “ingresso illegale in Israele” nonostante, secondo i legali, sia stata portata nel Paese con la forza dopo essere stata fermata in acque internazionali.

Tutto questo mentre Gaza continua a sprofondare nella catastrofe umanitaria.

Ed è proprio questo il nodo politico che Netanyahu e il suo governo sembrano non comprendere più: ogni nuova operazione muscolare, ogni provocazione dell'estrema destra, ogni immagine di umiliazione pubblica contro civili e attivisti sta accelerando l'isolamento internazionale dello Stato ebraico.

Per anni Netanyahu ha costruito la propria forza politica sull'idea che qualsiasi critica alle politiche israeliane potesse essere neutralizzata evocando la sicurezza nazionale o la lotta al terrorismo. Ma oggi quella strategia mostra crepe sempre più evidenti. Quando persino governi amici, rabbini influenti e partner europei iniziano a parlare apertamente di comportamenti “inaccettabili”, significa che qualcosa si sta rompendo davvero.

E il fatto che Netanyahu scarichi pubblicamente Ben Gvir solo dopo l'esplosione dello scandalo internazionale appare ormai come un tentativo disperato di salvare la faccia senza mettere realmente in discussione la deriva radicale del suo governo.


Il commento di Laura Boldrini (PD): "Il video diffuso dal ministro Ben Gvir è l'ennesima dimostrazione di quanto il governo israeliano disprezzi i diritti umani e il diritto internazionale. Tutto il governo, non solo il ministro in questione che è un colono che distribuisce armi agli altri coloni perché compiano violenze inaudite contro i palestinesi nei territori illegalmente occupati della Cisgiordania.
L'indignazione solo verso Ben Gvir rischia di essere una foglia di fico dietro cui nascondere l'orrore.
L’orribile trattamento riservato agli attivisti e alle attiviste della Flotilla non è che un assaggio di quello che subiscono i prigionieri palestinesi. La tortura verso di loro è pratica quotidiana, come denuncia il rapporto "Benvenuti all'inferno" redatto dalla ong israeliana B'Tselem. Io stessa, durante l'ultima missione in Cisgiordania con altri deputati del PD, ho incontrato ex detenuti, anche minorenni, con evidenti segni di violenze sul corpo.
A Gaza la tregua è solo sulla carta e i bombardamenti continuano. Si muore di fame, di malattie, di infezioni anche per i morsi dei topi. I valichi sono chiusi e il governo israeliano non fa entrare gli aiuti e i medicinali necessari.
In Cisgiordania l'occupazione illegale continua da 60 anni, nell'indifferenza della comunità internazionale e nonostante le Risoluzioni dell'Onu. La Knesset ha approvato a larga maggioranza l'annessione dei territori occupati, come ha approvato la pena di morte per i soli palestinesi accusati di terrorismo.
Il sud del Libano è stato raso al suolo dall’IDF, ma gli unici ad essere colpiti da sanzioni americane sono i giudici della Corte penale internazionale, le Ong palestinesi che collaborano con la Corte e la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati (a cui sono state poi revocate): un paradosso vergognoso.
Tutto questo dovrebbe provocare lo sdegno di tutti i governi che, invece, salvo rare eccezioni, tacciono.
Il governo israeliano va sanzionato senza se e senza ma, vanno interrotti i rapporti commerciali con Israele e sospeso l'accordo di associazione tra Tel Aviv e l'Ue. Altrimenti è solo ipocrisia e complicità."
 
 L'iniziativa di 37 membri del Parlamento UE: Il 18 maggio 2026, le forze navali israeliane hanno rapito violentemente gli operatori umanitari della Global Sumud Flotilla nelle acque internazionali del Mar Mediterraneo.
Il loro rapimento costituisce un'ulteriore flagrante violazione dei diritti e dei principi sanciti dal diritto UE. Una precedente intercettazione di questa stessa flottiglia il 29 aprile ha prodotto testimonianze documentate di tortura sistematica, gravi abusi fisici e violenza sessuale contro i partecipanti detenuti.
L'Accordo di Associazione UE-Israele contiene obblighi vincolanti in materia di diritti umani. Questi obblighi vengono apertamente e ripetutamente violati. L'inattività continua delle istituzioni europee rende l'UE complice di questo schema di impunità.
Richiediamo pertanto:
- Sospensione immediata dell'Accordo di Associazione UE-Israele in attesa del rispetto delle sue disposizioni sui diritti umani; Rilascio immediato e incondizionato di tutti i partecipanti detenuti alla flottiglia;- Un'inchiesta internazionale indipendente sull'intera portata della complicità degli Stati membri dell'UE nel rapimento, nella detenzione e nella violenza fisica e sessuale documentata inflitta ai partecipanti della flottiglia da parte delle forze israeliane. L'Europa non può continuare a distogliere lo sguardo. Ogni mancata azione è un segnale per Israele che non c'è alcun costo per l'illegalità. Quel segnale deve finire ora.

Firme:
BARRENA Pernando (Sinistra)
ANDERSSON Li (A Sinistra)
BRICMONT Saskia (Verdi/EFA)
MIRANDA Ana (Verdi/EFA)
RUOTOLO Sandro (S& D)
RIBA Diana (Verdi/EFA)
AUBRY Manon (A sinistra)
GALÁN Estrella (TheLeft)
DELLA VALLE Danilo (TheLeft)
BENIFEI Brando (S&; D)
SCUDERI Benedetta (Verdi/EFA)
MARTINS Catarina (TheLeft)
CLAUSEN Per (TheLeft)
CAREME Damien (TheLeft)
MONTERO Irene (A Sinistra)
SERRA Isa (TheLeft)
GEDIN Hanna (Sinistra)
TAMBURRANO Dario (TheLeft)
Ó RÍORDÁIN Aodhán (S& D)
HASSAN Rima (TheLeft)
ANTOCI Giuseppe (TheLeft)
ARVANITIS Konstantinos (TheLeft)
DEMIREL Özlem (TheLeft)
LUCANO Mimmo (TheLeft)
CAMARA Mélissa (Verdi/EFA)
CHAIBI Leïla (Sinistra)
SMITH Anthony (A Sinistra)
SALIS Ilaria (A Sinistra)
STRADA Cecilia (S& D)
MARZÀ Vicent (Verdi/EFA)
NEMEC Matjaž (S& D)
OHISALO Maria (Verdi/EFA)
SØVNDAL Villy (Verdi/EFA)
CORRADO Annalisa (S& D)
BOYLAN Lynn (A Sinistra)
FUNCHION Kathleen (TheLeft)
KENNES Rudi (Sinistra)