Esteri

Captagon: la droga che finanzia le guerre

Nel Sudan precipitato nella guerra civile dal 2023, la progressiva frantumazione dello Stato tra Sudanese Armed Forces e Rapid Support Forces ha aperto uno spazio economico parallelo in cui traffici illegali e conflitto armato si alimentano a vicenda, e tra questi il Captagon è diventato uno dei simboli più evidenti della trasformazione del Paese in un hub della cosiddetta “narco-guerra” sintetica.

Secondo un report del Sudan Transparency and Policy Tracker analizzato nel 2026, il Paese è passato in pochi anni da semplice corridoio di transito a vero centro di produzione industriale di stimolanti anfetaminici, con un’accelerazione netta dopo lo scoppio del conflitto nell’aprile 2023, quando il collasso dei controlli statali ha permesso la proliferazione di laboratori clandestini in diverse aree del territorio sudanese (Sudan Transparency and Policy Tracker).

Le stime tecniche riportate negli studi indicano una crescita impressionante della capacità produttiva, con impianti passati da circa 7.200 pillole l’ora nel 2023 fino a strutture in grado di produrne fino a 100.000 l’ora nel 2025, segno di una vera industrializzazione del settore illegale più che di una produzione artigianale.
Questo salto qualitativo non è un dettaglio tecnico, ma il riflesso diretto della guerra: territori frammentati, assenza di autorità centrale e controllo militare diffuso creano le condizioni ideali per reti criminali che si integrano con le economie dei gruppi armati, trasformando la droga in una fonte di finanziamento stabile per la prosecuzione del conflitto (HORN REVIEW).

Il Captagon è il nome commerciale (oggi usato in modo improprio) di una droga stimolante a base di fenetillina, una sostanza sintetica appartenente alla famiglia delle anfetamine, usata come farmaco negli anni ’60 in Germania e utilizzata per trattare condizioni come la narcolessia, la depressione e alcuni disturbi dell’attenzione, perché aumentava vigilanza, concentrazione ed energia. Tuttavia, è stata vietata quasi ovunque negli anni ’80 a causa del suo alto potenziale di abuso e dipendenza.

Oggi, quando si parla di “Captagon”, non si fa quasi mai riferimento al farmaco originale, ma a pillole illegali prodotte clandestinamente, che raramente contengono fenetillina pura: più spesso sono miscele di anfetamine, caffeina e altre sostanze stimolanti, con composizione variabile e imprevedibile.
Gli effetti principali includono aumento temporaneo di energia, riduzione del sonno e della fame, e una sensazione di euforia o “invincibilità”, motivo per cui viene talvolta associato all’uso in contesti militari o di combattimento. Proprio questa capacità di ridurre la fatica e la paura ha contribuito alla sua diffusione nei mercati illegali e nei conflitti armati, dove viene spesso chiamato anche “droga dei combattenti”.

Il Captagon, in questo contesto, non è soltanto una merce, ma uno strumento operativo: è economico da produrre, facilmente trasportabile e destinato a mercati regionali ad alta domanda, soprattutto nel Golfo, rendendolo una valuta parallela per milizie e intermediari che si muovono tra oro, armi e carburante.
Non a caso, diverse fonti giornalistiche e investigative hanno documentato l’uso diffuso della sostanza tra i combattenti, con effetti che vanno dall’alterazione della percezione della fatica fino alla riduzione del controllo comportamentale in battaglia, contribuendo a un aumento della brutalità degli scontri e a episodi di violenza indiscriminata contro i civili, in un contesto già segnato da massacri e collasso umanitario.
Alcune inchieste sul campo hanno riportato testimonianze di combattenti che fanno uso di pillole per restare svegli per giorni, sopprimere la paura e sostenere operazioni militari prolungate, mentre strutture produttive sono state rinvenute in aree precedentemente controllate da forze paramilitari, confermando la sovrapposizione tra logiche belliche e logiche criminali.

Il risultato complessivo è un sistema in cui la guerra non solo crea le condizioni per il traffico di Captagon, ma ne viene a sua volta finanziata e resa più instabile, in un circolo vizioso che trasforma il Sudan in uno dei nuovi epicentri globali delle economie sintetiche del conflitto.

Il Captagon non è più soltanto una droga sintetica, ma un indicatore delle trasformazioni profonde dei conflitti contemporanei, dove il confine tra economia criminale e guerra si dissolve progressivamente.
Nei contesti di guerra, la sua diffusione contribuisce ad alimentare economie parallele che finanziano milizie e reti armate, mentre sul piano sociale e umano amplifica la perdita di controllo, la violenza e la precarietà. In questo senso, il Captagon rappresenta non solo una droga, ma un elemento strutturale della nuova economia dei conflitti, dove sopravvivenza, profitto e guerra finiscono per sovrapporsi.

Autore scienzenews
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