Dopo tre anni di conflitto, il Sudan è diventato il teatro della più grave crisi umanitaria e sanitaria al mondo. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che descrive uno scenario in rapido deterioramento: aumentano i focolai di malattie, cresce la malnutrizione e l’accesso alle cure si riduce drasticamente, mentre i finanziamenti internazionali non bastano più.

Oggi quasi 34 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, di cui almeno 21 milioni hanno bisogno urgente di cure mediche. Le prospettive sono ancora più preoccupanti: secondo le stime, oltre 4 milioni di persone soffriranno di malnutrizione acuta nel 2026, una condizione che espone a gravi complicazioni e aumenta la vulnerabilità alle malattie.

Epidemie e sistema sanitario al collasso
La diffusione delle epidemie è ormai fuori controllo. Casi di malaria, dengue, morbillo, poliomielite, epatite E, meningite e difterite sono stati segnalati in numerose regioni del Paese, tra cui Darfur, Khartoum e Kordofan. A peggiorare la situazione è il collasso del sistema sanitario: il 37% delle strutture nei 18 stati del Sudan non è più operativo.

Ospedali, ambulanze e personale sanitario sono diventati bersagli del conflitto. Dal 15 aprile 2023, l’Oms ha verificato 217 attacchi contro strutture sanitarie, con oltre 2.000 morti e più di 800 feriti. In molte aree, gli ospedali funzionano solo parzialmente o sono stati completamente distrutti, lasciando intere comunità senza assistenza.

“Il sistema sanitario è stato paralizzato, lasciando milioni di persone senza cure essenziali”, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Medici e operatori possono salvare vite, ma devono poter lavorare in sicurezza e avere accesso a medicinali e forniture. In definitiva, la migliore medicina è la pace”.

Attacchi e sfollamenti aggravano la crisi
Le regioni più colpite, come il Darfur e il Kordofan, sono anche quelle dove i combattimenti continuano con maggiore intensità. Qui milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, mentre gli aiuti umanitari faticano a raggiungere le zone più isolate.

Emblematico il recente attacco all’ospedale universitario di El Daein, nel Darfur orientale: almeno 64 morti, tra cui bambini e operatori sanitari, e una struttura resa completamente inutilizzabile. Si trattava di un centro di riferimento fondamentale per centinaia di migliaia di persone.

“La crisi sanitaria in Sudan continua ad aggravarsi”, ha sottolineato Hanan Balkhy. “Milioni di persone sono senza cure di base, soffrono la fame e sono esposte a malattie. Serve un sostegno umanitario urgente e soluzioni durature”.

Viaggi pericolosi per curarsi
Con i servizi sanitari sospesi o distrutti, chi ha bisogno di cure è spesso costretto a intraprendere lunghi e pericolosi viaggi per raggiungere le poche strutture ancora funzionanti. Nei territori più colpiti, anche questi presidi sono sotto pressione e operano con risorse limitate.

Gli attacchi nel Kordofan hanno ulteriormente aggravato la situazione, causando vittime anche tra i pazienti, inclusi bambini, e riducendo ulteriormente la capacità di risposta del sistema sanitario.

Gli interventi dell’Oms
Nonostante le difficoltà, l’Oms continua a operare sul campo. Dall’inizio del conflitto ha consegnato oltre 3.300 tonnellate di medicinali e forniture mediche, inclusi materiali per combattere colera, malaria e malnutrizione, oltre a supporti per la cura dei traumi.

I programmi sostenuti dall’organizzazione hanno permesso di fornire assistenza sanitaria a oltre 4,1 milioni di persone attraverso cliniche mobili, ospedali e centri di assistenza primaria. Inoltre, più di 118.000 bambini affetti da malnutrizione acuta grave hanno ricevuto cure salvavita.

Fondamentale anche l’impegno nelle campagne vaccinali: oltre 46 milioni di persone sono state raggiunte con vaccini contro colera, poliomielite, difterite, morbillo e rosolia. Il Sudan è stato inoltre il primo Paese della regione a introdurre il vaccino contro la malaria nel programma di immunizzazione di routine.

“Stiamo intensificando gli sforzi per sostenere la ripresa del sistema sanitario, parallelamente alla risposta umanitaria”, ha spiegato Shible Sahbani.

L’appello finale: senza pace non c’è salute
L’Oms ribadisce la necessità di garantire accesso sicuro e senza restrizioni agli aiuti umanitari, proteggere le strutture sanitarie e assicurare finanziamenti stabili nel lungo periodo.

Ma il messaggio più chiaro resta quello politico: senza la fine del conflitto, ogni intervento rischia di essere insufficiente.

“La pace è attesa da tempo per il Sudan. Senza pace, non si può raggiungere la salute”.