La Comunità Ebraica di Napoli ha espresso una ferma condanna nei confronti della mozione approvata il 2 luglio dal Consiglio Comunale del capoluogo campano, giudicandola "estremamente grave" e indicandola come un segnale negativo per la convivenza pacifica e il dialogo tra identità diverse presenti nella città. In una nota ufficiale, la Comunità ha criticato l'impegno, contenuto nella mozione, a interrompere i rapporti con enti e istituzioni legati al governo israeliano e a privilegiare invece le ONG israeliane pacifiste. Una formulazione giudicata vaga e stigmatizzante, che – secondo la Comunità – potrebbe portare all'esclusione da iniziative culturali persino delle istituzioni ebraiche locali, come l'Adei-Wizo, e a conseguenze paradossali come l'interruzione dei voli da e per Israele.

La Comunità ha inoltre denunciato la natura fortemente sbilanciata e unilaterale della seduta consiliare, sottolineando come il titolo dell'incontro – "Crisi umanitaria a Gaza - Azioni per il ripristino della legalità internazionale" – e l'elenco degli intervenuti abbiano escluso il confronto e il pluralismo delle idee, dando spazio a una sola voce. L'assenza di alcuni gruppi politici (FdI e Lega) e l'uscita dall'aula di FI al momento del voto sono stati indicati come prova del carattere divisivo dell'iniziativa.

Particolarmente grave, secondo la Comunità, è il fatto che nella mozione non si faccia alcun riferimento agli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas dopo l'attacco del 7 ottobre 2023. Ancora più allarmante, secondo la nota, è stato il permesso concesso agli attivisti della rete "Napoli per la Palestina" di esporre in aula uno striscione con la scritta "Boicotta il genocidio. Palestina libera! Dal fiume al mare", slogan che – afferma la Comunità – equivale alla cancellazione di Israele. Ci si chiede quindi se il Consiglio Comunale intenda, anche implicitamente, sostenere una simile posizione.

Infine, la Comunità definisce ipocrita il riferimento nella mozione alle ONG pacifiste israeliane, considerando che lo stesso Consiglio non ha preso le distanze dalle contestazioni contro lo scrittore israeliano pacifista Roy Chen durante la sua recente visita a Napoli. Tutto ciò – conclude la nota – non contribuisce al dialogo, ma alimenta l'odio contro Israele.

Informato dell'accaduto, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, si è subito scapicollato per diffondere la sua estraneità a quanto deciso dal suo Consiglio: "Non so cosa significhi per un Comune l'interruzione dei rapporti con Israele - ha detto a margine della presentazione del Napoli Pride -. È stato espresso un principio. Noi dobbiamo distinguere le azioni del governo con il popolo israeliano, perché io credo che con il popolo israeliano dobbiamo mantenere sempre rapporti di relazione e di civiltà, soprattutto con quella parte del popolo israeliano che sostiene percorsi di pace e sostiene percorsi di tolleranza. C'è una non condivisione rispetto alle politiche che sono state messe in campo dal governo. Io mi auguro che finalmente ci sia un percorso di pace che garantisca i diritti di tutti, che salvaguardi la vita umana, che ci sia il principio del diritto umanitario, che è un principio di civiltà, e che alla fine questa crisi possa essere ricomposta e si possa andare avanti verso l'idea di due popoli due Stati, che è quella che noi seguiamo".

Come sia possibile, dopo quasi due anni dal genocidio e dopo decenni dall'apartheid, che le comunità ebraiche italiane si "scandalizzino" per quanto hanno fatto e stanno facendo i loro correligionari israeliani?

"Dalla terra al mare" è lo slogan che il Likud ha inserito nel proprio statuto nel 1973. E questo non dovrebbe allora equivalere alla cancellazione dello Stato della Palestina?

E a proposito di cancellazione, perché diavolo le comunità ebraiche italiane non hanno condannato le ruberie di territori e vite a Gerusalemme est, in Cisgiordania e a Gaza?

E a proposito del 7 ottobre, perché le comunità ebraiche italiane con citano i pogrom commessi dagli ebrei israeliani a partire dal 1948? Perché non citano i quasi 15mila palestinesi uccisi dagli ebrei israeliani a partire dal 2000?

E perché le comunità ebraiche italiane non denunciano il fatto che Netanyahu è espressione della volontà della maggioranza degli ebrei israeliani, gente che, pertanto, approva e promuove apartheid e genocidio?

Perché, questa gente, non risponde a domande così semplici? Ad evidenze così palesi e incontestabili, facendo finta di ignorarle? 

Perché?