Manca ormai pochissimo al grande evento di Justice for Palestine a Roma, la campagna del nostro partito europeo European Left Alliance con la quale abbiamo raccolto già più di 1,2 milioni di firme per sospendere il trattato di associazione UE-Israele.
Tanti gli ospiti internazionali, artisti, associazioni ed esponenti della società civile sul palco per una maratona di parole, musica e arte per la Palestina.
Turri a Roma mercoledì 27 maggio dalle 18.00 presso la Città dell'Altraeconomia.
Noi non siamo e non saremo mai complici di Netanyahu e del governo israeliano.
L'Unione europea deve sospendere l'accordo di associazione con Israele in risposta ai "crimini contro l'umanità" commessi a Gaza. A chiederlo sono oltre un milione di cittadini che hanno sostenuto la petizione "Justice for Palestine".
L'iniziativa, promossa dal gruppo della European Left Alliance, era stata lanciata lo scorso 13 gennaio, ed è riuscita a raggiungere l'obiettivo di un milione di firme in tempi record, addirittura superando le soglie nazionali richieste in 10 Stati membri, tre in più rispetto al minimo di sette previsto dalle norme Ue.
Il raggiungimento del milione di firme rappresenta “una vera vittoria dei cittadini" nonché prova che "le persone in Europa rifiutano di restare in silenzio, indifferenti e complici del genocidio in Palestina", ha detto l'eurodeputata francese, Manon Aubry, leader del gruppo della sinistra radicale The Left al Parlamento europeo.
In una conferenza stampa al Parlamento europeo, Aubry ha insistito sulla necessità di sospendere l'accordo Ue-Israele, sostenendo che la mobilitazione dimostra una crescente pressione dal basso sulle istituzioni europee.
Sulla stessa linea anche Rima Hassan, che ha denunciato come oggi sia sempre più difficile anche solo aprire un dibattito sul tema nelle istituzioni Ue, parlando di una crescente “impunità” di Israele. L'eurodeputata francese ha chiesto anche un "embargo totale della vendita di armi per porre fine ai crimini" di Israele.
Secondo le eurodeputate, il milione di firme segna un passaggio a un “movimento di massa”, e rappresenta un segnale chiaro: una parte dell’opinione pubblica europea chiede all’Unione di usare il proprio peso politico ed economico per intervenire in Medio Oriente.


