Il professor Paolo Guerrieri, responsabile dell’Osservatorio di Politica economica dell’AREL e consigliere scientifico dello IAI, in una lunga intervista per il sito Strumenti Politici parla dell’attuale trasformazione dal vecchio ordine di Bretton Woods a quello nuovo che ormai è emerso, multilaterale e litigioso, oltre che ancora indefinito nei suoi tratti.
Non è l’unico a dirlo, perché sia Draghi che Carney hanno affermato che il nostro ordine internazionale a guida occidentale, che noi consideriamo positivo e fruttuoso, non è scomparso ma non può essere ripristinato. C’è qualcos’altro che lo sta sostituendo e che cancella quel sistema di regole e di istituzioni multilaterali che reggeva il mondo fino all’inizio degli anni 2000. Era quello che comunemente chiamiamo col col nome della località americana in cui venne creato, Bretton Woods.
E infatti erano gli Stati Uniti la superpotenza economica e militare che una volta finita la Seconda Guerra mondiale poteva stabilire il dominio industriale e finanziario anche grazie al potere della sua valuta. Con il dollaro accettato e rispettato ovunque e con una capacità produttiva e bellica superiore agli altri, Washington ha potuto guidare i decenni successivi accompagnata da quella stessa Europa che aveva aiutato a riprendersi e in parte dal Giappone che aveva devastato e fatto ricostruire.
Ma oggi, nel 2026, il mondo è nel pieno di un processo epocale di riconfigurazione degli equilibri di forza e di potere. Paesi popolosi e nucleari come India e Cina contestano il vecchio sistema, senza proporre effettive alternative, mentre potenze medie come Brasile e Indonesia evitano di schierarsi nettamente con l’Europa, con gli USA, con la Russia o con la stessa Cina. Non conviene loro, perché è meglio prendere di volta in volta da chi è in testa.
Si è così passati dal mondo unificato e quasi piatto della globalizzazione a un mondo che si sta frammentando alla attuale frammentazione.
Altro che G7, G20 o G2, il politologo americano Ian Bremmer parla addirittura di “G0”, ossia un mondo in cui si è tutti contro tutti, senza superpotenze che effettivamente abbiano dominio e influenza totale sui continenti. Sicuramente siamo più vicino a un formato G2 di Washington e Pechino, ma troppi Paesi medi e grandi per popolazione e potenzialità economiche spingono per avere ognuno il proprio posto al sole. E non vogliono schierarsi e combattere, ma commerciare e prosperare, pur investendo molto anche nella difesa.


