L’iniziativa delle Regioni del Nord a guida centrodestra apre un nuovo capitolo nel dibattito sulle politiche industriali. Dopo il consolidamento della ZES Unica nel Mezzogiorno, Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria e Friuli Venezia Giulia chiedono ora al Governo un pacchetto di incentivi destinato ai territori del Nord maggiormente esposti alla concorrenza internazionale, con l’obiettivo di sostenere la manifattura, gli investimenti e la competitività delle filiere industriali. La proposta è stata rilanciata oggi da La Stampa.  

L’idea non è quella di replicare integralmente il modello della ZES meridionale, nato per ridurre il divario territoriale e fondato anche sulle deroghe europee agli aiuti di Stato per le aree meno sviluppate. Piuttosto, le Regioni chiedono strumenti specifici per i distretti industriali del Nord, come crediti d’imposta per gli investimenti, incentivi alla riconversione tecnologica, semplificazioni autorizzative e misure dedicate alle imprese esportatrici, oggi sotto pressione tra costi energetici, concorrenza asiatica e tensioni commerciali internazionali.  

La richiesta si inserisce in un contesto in cui la ZES Unica del Mezzogiorno continua a produrre risultati significativi. Dall’avvio del nuovo modello centralizzato sono aumentati gli investimenti autorizzati e le autorizzazioni uniche, grazie alla semplificazione amministrativa e agli incentivi fiscali previsti per le regioni del Sud. Il Governo ha più volte rivendicato la misura come uno degli strumenti principali della politica di coesione e di rilancio industriale del Mezzogiorno.  

La sfida, ora, sarà trovare un equilibrio tra due esigenze diverse ma complementari: continuare a sostenere il recupero del Sud, che beneficia delle agevolazioni ZES proprio in virtù del suo ritardo di sviluppo, e allo stesso tempo rafforzare la competitività delle aree industriali settentrionali, che rappresentano una quota rilevante dell’export e della produzione manifatturiera nazionale. Più che una contrapposizione Nord-Sud, il confronto sembra orientarsi verso una nuova politica industriale capace di adattare gli strumenti alle diverse caratteristiche economiche dei territori. La ZES Unica, fortemente voluta dal Governo Meloni, ha superato la frammentazione delle precedenti Zone economiche speciali, creando un’unica cabina di regia nazionale e una procedura autorizzativa semplificata attraverso lo Sportello unico digitale. Un cambiamento che ha consentito di ridurre drasticamente i tempi burocratici e di offrire agli investitori maggiore certezza nelle autorizzazioni. E pochi giorni fa, Giosy a Romano a capo della struttura di missione della Zes  unica ed ora a capo del dipartimento sud, ha appena annunciato il superamento della soglia delle 1500 Au rilasciate un risultato straordinario e al di là di qualsiasi aspettativa.  .

Non è un caso, quindi, che oggi anche le amministrazioni del Nord guardino con interesse a questo modello. La richiesta di estendere strumenti simili nasce dalla consapevolezza che il vero valore aggiunto della ZES non risiede soltanto nelle agevolazioni economiche, ma soprattutto nella capacità di abbattere gli ostacoli burocratici che da anni rallentano gli investimenti produttivi.

Il dibattito, tuttavia, non mette in discussione la funzione originaria della ZES Unica. La misura nasce infatti per colmare il divario storico tra Nord e Sud, sostenere la crescita del Mezzogiorno e rafforzarne il ruolo strategico nel Mediterraneo. Un obiettivo che continua a rimanere prioritario e che trova fondamento anche nelle politiche europee di coesione territoriale.

Se la proposta delle Regioni troverà spazio nella prossima legge di bilancio, il Governo potrebbe così affiancare alla ZES Unica un nuovo pacchetto di incentivi per il sistema produttivo del Centro-Nord, mantenendo però distinto il principio della coesione territoriale che continua a giustificare il regime speciale riservato al Mezzogiorno.