I nuovi farmaci anti-obesità basati sugli agonisti del recettore GLP-1 hanno cambiato il modo di affrontare il problema del peso corporeo, mostrando risultati iniziali che fino a pochi anni fa sembravano irraggiungibili. In molti pazienti la perdita di peso è rapida e consistente. Ma cosa succede quando la terapia viene interrotta? A questa domanda risponde uno studio dell’Università di Oxford, pubblicato sul British Medical Journal, che mette in discussione l’idea di una soluzione definitiva farmacologica all’obesità.

Dimagrire sì, ma solo finché dura la cura
Secondo lo studio, la perdita di peso ottenuta con gli agonisti del GLP-1 non è stabile nel tempo. Nella maggior parte dei casi, entro 12 mesi dalla sospensione del trattamento, i pazienti iniziano a riprendere peso, con una media di circa 400 grammi al mese. In meno di due anni molti tornano al peso di partenza, se non addirittura a valori superiori.

Il problema non riguarda solo la bilancia. Con l’aumento di peso peggiorano anche i parametri metabolici e cardiovascolari, come il controllo glicemico e alcuni indicatori di rischio cardiaco, annullando rapidamente i benefici ottenuti durante la terapia.

Obesità: una sfida globale
L’obesità è una delle principali emergenze sanitarie del nostro tempo. Negli Stati Uniti, oltre il 40% degli adulti rientra nelle categorie di obesità media o grave. Questa condizione non è solo un problema estetico: aumenta il rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, alcuni tumori, declino cognitivo, demenza e mortalità precoce.

Per questo motivo l’interesse verso i farmaci agonisti del GLP-1 è stato enorme. In molti studi clinici hanno mostrato una riduzione del peso corporeo del 15–20%, anche in pazienti con obesità severa. Numeri che hanno acceso grandi aspettative, spesso superiori a ciò che la realtà può sostenere nel lungo periodo.

Cosa dice davvero lo studio
La ricerca di Oxford ha analizzato 37 studi, coinvolgendo oltre 9.000 persone trattate con agonisti del GLP-1 per una durata media di circa 9 mesi. Un dato chiave è che circa il 50% dei pazienti interrompe la terapia entro il primo anno. Dopo la sospensione, il recupero del peso è rapido e i miglioramenti metabolici regrediscono ancora più velocemente.

Il messaggio è chiaro: i farmaci, da soli, non bastano a garantire un controllo del peso duraturo.

Nessuna “cura magica”
Gli agonisti del recettore GLP-1 non sono una bacchetta magica contro l’obesità. Possono offrire benefici reali, anche se temporanei, soprattutto nei pazienti con obesità grave e comorbidità importanti. Ma chi li utilizza deve essere consapevole dell’elevata probabilità di sospensione e delle conseguenze che ne derivano.

La gestione dell’obesità resta una maratona, non uno sprint. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e cambiamenti duraturi dello stile di vita rimangono il pilastro del trattamento. I farmaci possono essere un supporto, non il sostituto di queste basi. Chi spera in una soluzione semplice e definitiva rischia, alla fine, di ritrovarsi punto e a capo.