L’epoca contemporanea mostra un declino evidente delle capacità cognitive, il cosiddetto QI, un processo che molti studiosi definiscono “effetto Flynn inverso”.

L’abuso della tecnologia, la perdita dell’abitudine alla lettura, l’impoverimento del linguaggio e stili di vita sempre più sedentari stanno contribuendo a un generale indebolimento del pensiero critico.

Un fenomeno che sembra favorire chi punta a una società facilmente manipolabile, pronta a reagire d’istinto e non a ragionare.

Le reazioni all’operazione statunitense in Venezuela ne sono un esempio: il dibattito pubblico si riduce a sfoghi impulsivi, alimentati da un web che trasforma ogni evento in un rituale collettivo di odio. Chi prova a riportare la discussione su un piano logico, come nel caso di Elena Basile, viene isolato o ridicolizzato. Intanto si diffondono narrazioni distorte, come l’idea che il rapimento americano di Nicolas Maduro e signora abbia fatto schiumare di rabbia Vladimir Putin, invidioso del blitzkrieg a stelle e strisce, mettendo in crisi la leadership russa, ignorando le profonde differenze tra il conflitto ucraino e l’azione condotta a Caracas.

L’intervento degli Stati Uniti, presentato come operazione chirurgica, ha invece mostrato contraddizioni e violazioni del diritto internazionale, mentre la retorica dominante preferisce semplificare tutto in slogan.

In un contesto simile, pensare diventa un atto raro: la superficialità prevale, e la realtà viene sostituita da un eterno presente fatto di reazioni impulsive e 'selfie' da condividere.