Bologna - Una soluzione rapida, emersa «grazie alla disponibilità del questore e del prefetto ad incontrare una delegazione delle famiglie», ha posto fine, almeno temporaneamente, alla vertenza abitativa dello stabile di via Don Minzoni. Sono queste le prime parole della vicesindaca Emily Clancy, pronunciate al termine del tavolo in Prefettura che ha disegnato una via d'uscita per le circa cinquanta famiglie, le quali, con le valigie già pronte, hanno festeggiato con applausi di sollievo l'esito dell'incontro. L'accordo, che prevede l'assegnazione di alloggi transitori, è stato presentato dalle istituzioni come un intervento volto a rispondere a una fragilità abitativa concreta, operando all'interno dei canali legittimi e senza creare precedenti che possano essere interpretati come una scorciatoia a discapito di chi attende regolarmente le graduatorie.
Tra le persone direttamente coinvolte, l'atmosfera è quella di un'incredula liberazione dopo sei intensi giorni di protesta e occupazione. La fila davanti alla sala consiliare del quartiere Porto-Saragozza, lunga e ordinata, era composta da chi attendeva di parlare con i servizi sociali per comprendere il percorso concreto che li attende nella ricerca di una sistemazione stabile. L'emozione predominante era un misto di gioia e di attesa, con la consapevolezza di aver ottenuto un primo, fondamentale risultato, ma con la strada ancora da percorrere per assicurarsi un tetto definitivo sopra la testa, un traguardo che rappresenta per molti di loro il superamento di un periodo di grande incertezza.
Mentre le famiglie manifestavano il proprio sollievo, il centrodestra ha espresso una posizione compatta e fortemente critica. I partiti di FdI, Lega e Forza Italia hanno alzato i toni, definendo l'esito del tavolo una premiazione per comportamenti violenti, sottolineando come il messaggio che ne deriva sia, a loro avviso, grave e pericoloso. L'attacco si concentra sulla percezione che un'occupazione abusiva, seppur di pochi giorni, sia stata infine coronata da una risposta istituzionale, un meccanismo che, secondo queste forze politiche, rischia di minare il principio di legalità e di penalizzare i cittadini che rispettano le regole. (fonte: informazione.it)
La critica arriva da forze politiche che, però, non hanno avuto nulla da dire di un altro episodio relativo al problema casa avvenuto sempre a Bologna, dove in via Michelino le forze dell'ordine - bardate come se stessero attuando un'operazione antiterrorismo - hanno eseguito uno sfratto sfondando a martellate il muro di un'abitazione nelle prime ore del mattino. Abitazione dove vi era una famiglia con dei bambini.
"Forse era meglio evitare di abbattere il muro", aveva poi dichiarato il questore Antonio Sbordone, aggiungendo però che in quell'immobile si dovesse comunque entrare, a qualsiasi costo, per far rispettare una disposizione dell'autorità giudiziaria.
Perché FdI, Lega e Forza Italia non si sono altrettanto indignate sull'episodio di via Michelino?
C'è un milione e mezzo di persone in Italia che aspetta una casa popolare. Tradotto: 650mila famiglie in attesa, mentre lo Stato finge di non vedere. E mentre si accumulano domande e disperazione, dall'altra parte ci sono 40mila sfratti esecutivi già decisi per 120mila persone. Di queste, 40mila sono bambini. Bambini, sì... quelli che dovrebbe essere tutelati da una madre cristianissima come Giorgia Meloni, ma che nella realtà diventano pacchi da sgomberare.
Eppure il governo della cristianissima madre Giorgia Meloni, quella che si vanta con tanto di dichiarazioni e comunicati per la durata del suo governo, ANCHE per tale problematica NON FA NULLA... confermando che la stabilità di cui va orgogliosa si nutre esclusivamente di ignavia e menefreghismo, come se bastasse restare seduti su delle poltrone per dire di aver governato.
Ma come ci si può vantare, TRA L'ALTRO, del lasciare i Comuni a gestire da soli la bomba sociale dell'emergenza abitativa? Già con la precedente legge di bilancio sono stati tagliati 300 milioni dal fondo affitti per morosità incolpevole. Significa famiglie perbene, finite nei guai non per colpa loro, abbandonate. Un problema che non viene certo risolto con la finanziaria di quest'anno.
Gli investimenti nell'edilizia pubblica? Risibili: lo 0,01% del Pil. Una cifra ridicola che suona come una presa in giro. Nel frattempo, circa 100mila alloggi popolari restano vuoti. Non perché non servano, ma perché sono inutilizzabili, cadenti, dimenticati per impossibilità di manutenzione. Mancano i soldi persino per aggiustare porte e finestre, mentre si trovano le risorse per blindare le città e militarizzare gli sfratti.
Lucidissimo il paradosso: invece di investire in case, manutenzioni e prevenzione del disagio, con il decreto sicurezza si è deciso di rendere gli sfratti ancora più brutali. Scene come quella avvenuta a Bologna lo dimostrano: all'alba, forze dell'ordine che sfondano un muro a colpi di piccone per entrare in un appartamento dove vivono tre bambini. Questa non è legalità, è inciviltà di Stato.
E mentre il paese reale affoga tra precarietà e affitti impossibili, Giorgia Meloni e i suoi ministri fanno passerella esibendo la "stabilità" del governo, vantandosi di restare in carica più a lungo dei predecessori. Peccato che la stabilità, da sola, non riempie i piatti e non dà un tetto. Soprattutto se è una stabilità vuota, fatta di inazione e propaganda.
Per capirci: tra il 1948 e il 1953 l'Italia cambiò tre governi, tutti guidati da Alcide De Gasperi, ma con maggioranze diverse. Quindi meno "stabili", a sentire il criterio di cui Meloni va fiera. Eppure in quegli anni vennero varati il Piano casa di Fanfani e Rumor – il più grande della storia repubblicana –, la riforma agraria, la Cassa per il Mezzogiorno, l'Eni, le basi della Corte Costituzionale.
Nel 2025, invece, ci dobbiamo beare se Meloni dopo tre anni è ancora presidente del Consiglio pur non avendo fatto per i bisogni della gente una beata ....!!!
Allora la domanda è semplice: conta di più stare attaccati alla poltrona o fare qualcosa per chi vive nelle periferie, nei garage, nelle auto? Il governo Meloni ha scelto la prima strada, trasformando la stabilità in uno slogan vuoto, una corazza dietro cui nascondere l'assenza di risposte, se non manganelli e decreti securitari.
Stabilità senza merito è solo inerzia. E l'Italia, oggi, non ha bisogno di un governo che resta, ha bisogno di uno che faccia. Anche perché fuori dai palazzi, la gente non vive di primati politici, ma di affitti, mutui, sfratti e bambini svegliati dai colpi di piccone all'alba.
Ma Meloni, memore dei suoi trascorsi di Colle Oppio, se ne frega... infondo lei abita in un villino e non ha di questi problemi.


