Il Rapporto 2025 della Commissione sulla Connessione Sociale: 871.000 morti l’anno, rischi paragonabili a 15 sigarette al giorno. L’Italia ancora senza una strategia nazionale.

La solitudine è ufficialmente un’emergenza sanitaria globale. Lo stabilisce il Rapporto della WHO Commission on Social Connection, pubblicato il 30 giugno 2025 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il titolo “From loneliness to social connection: charting a path to healthier societies”.

Un documento di quasi 300 pagine che per la prima volta inquadra la disconnessione sociale come determinante fondamentale della salute, al pari dell’alimentazione, dell’attività fisica e del sonno.

I dati sono inequivocabili: una persona su sei nel mondo sperimenta solitudine persistente. Tra i giovani dai 13 ai 29 anni la percentuale sale al 17-21%. Nel periodo 2014-2019, si stima che 871.000 decessi annui siano attribuibili alla solitudine, circa 100 morti ogni ora.

La mancanza di connessioni sociali significative aumenta il rischio di morte prematura del 26%, con effetti sulla salute paragonabili, secondo la letteratura scientifica, al fumo di 15 sigarette al giorno e superiori a quelli dell’obesità e dell’inattività fisica.

Gli effetti sul corpo: cosa dice la neuroscienza

La solitudine cronica attiva una risposta di stress prolungata attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con livelli costantemente elevati di cortisolo che generano infiammazione sistemica di basso grado, danneggiamento della mielina cerebrale e alterazione dei circuiti dopaminergici della ricompensa. Negli anziani, la solitudine è associata a un aumento del 50% del rischio di demenza e del 30% di malattie cardiovascolari. Sul piano cognitivo e comportamentale, si osserva iperattivazione dell’amigdala con ipersensibilità alla minaccia sociale, perdita di motivazione e ritiro progressivo.

Il quadro italiano

L’Italia, Paese più vecchio dell’Unione Europea con un’età media di 47,1 anni, presenta un profilo particolarmente critico. Secondo il Rapporto ISTAT 2025, il 36,2% delle famiglie italiane è composto da persone che vivono sole e quasi il 40% degli over 75 vive in solitudine. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (PASSI d’Argento 2023-2024) indicano che il 14% degli anziani non ha avuto contatti con nessuno nella settimana precedente e il 73% non frequenta alcun luogo di aggregazione.

La solitudine non risparmia i giovani: secondo studi del CNR pubblicati nel 2025, il 10% degli adolescenti italiani vive in una condizione di estremo ritiro sociale e le stime più recenti parlano di circa 200.000 giovani quasi totalmente isolati. A differenza di Paesi come Regno Unito, Giappone, Germania e Finlandia, l’Italia non ha ancora adottato una politica nazionale strutturata sulla connessione sociale.

Le raccomandazioni dell’OMS

Il Rapporto propone un piano d’azione globale su cinque pilastri: politiche pubbliche integrate (sanità, scuola, urbanistica, trasporti, tecnologia), ricerca scientifica, interventi mirati e testati (inclusa la prescrizione sociale), sviluppo di un indice globale di connessione sociale, e mobilitazione pubblica. L’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA78) ha approvato nel 2025 la prima risoluzione dedicata, chiedendo ai Paesi membri di integrare la connessione sociale nelle politiche sanitarie nazionali.

La connessione sociale non è un accessorio della vita: è un determinante della salute al pari della nutrizione e del movimento — commenta Patrizia Landini, giornalista, life coach neurorelazionale e coach nutrizionale, fondatrice di AltroStile.net — Questo rapporto conferma ciò che chi si occupa di benessere sistemico sostiene da anni: il corpo è un sistema aperto che si nutre di relazioni tanto quanto di nutrienti. Lo stress cronico della solitudine altera gli stessi assi neurobiologici che regolano il metabolismo, l’infiammazione e le scelte alimentari. Non c’è salute senza salute sociale.

L’approfondimento completo, con l’analisi neurobiologica, i dati italiani e le indicazioni pratiche per cittadini e comunità, è disponibile su AltroStile.net .