Ginevra – L'Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha pubblicato un aggiornamento del proprio database relativo alle imprese coinvolte in attività legate agli insediamenti israeliani illegali nei Territori Palestinesi Occupati. L'elenco ora comprende 158 aziende provenienti da 11 Paesi, segnalate per il loro coinvolgimento in pratiche che violano il diritto internazionale.
Cosa contiene il nuovo rapporto ONU
Il rapporto, richiesto dal Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, aggiorna i dati già diffusi nel 2020 e nel 2023. Le aziende sono state individuate per la partecipazione in attività specifiche, tra cui:
- fornitura di materiali e attrezzature per la costruzione e manutenzione degli insediamenti;
- demolizione di case e proprietà palestinesi;
- attività di sorveglianza;
- sfruttamento delle risorse naturali a fini commerciali;
- inquinamento e smaltimento illecito di rifiuti nei villaggi palestinesi.
Delle 596 aziende segnalate nel 2024 a seguito di una call pubblica, l'ONU ne ha analizzate 215. Tra queste, 97 erano già presenti nell'aggiornamento del 2023. L'esame ha portato a:
- 68 nuove aziende aggiunte;
- 7 aziende rimosse perché non più coinvolte;
- un totale di 158 imprese nella lista aggiornata del 2025.
Le attività più ricorrenti riguardano costruzioni, immobiliare, estrazione mineraria e cave.
La metodologia usata
Tutte le imprese coinvolte sono state informate e invitate a fornire chiarimenti. L'Ufficio ONU ha applicato i Principi Guida su Imprese e Diritti Umani, riconosciuti a livello globale, per valutare la documentazione ricevuta. In base a tali criteri, l'ONU ha ritenuto che vi siano ragionevoli motivi per concludere che 158 aziende partecipino ad attività in violazione dei diritti umani.
Il rapporto invita le imprese a:
- adottare misure concrete per ridurre gli impatti negativi sui diritti umani;
- collaborare a processi di riparazione e rimedio per le comunità colpite.
Le dichiarazioni del Commissario ONU
Il Capo dei Diritti Umani ONU, Volker Türk, ha sottolineato:
“Questo rapporto evidenzia la responsabilità di due diligence delle imprese che operano in contesti di conflitto, affinché le loro attività non contribuiscano ad abusi dei diritti umani. La metodologia adottata rappresenta uno strumento utile anche per valutare l'impatto delle attività economiche in altre aree del mondo”.
Il documento ribadisce inoltre il ruolo degli Stati, chiamati ad agire con diligenza per impedire che le imprese sotto la loro giurisdizione contribuiscano a violazioni dei diritti umani nei territori occupati.
I Paesi coinvolti
La maggior parte delle imprese elencate ha sede in Israele, ma il database include anche aziende registrate in:
- Canada
- Cina
- Francia
- Germania
- Lussemburgo
- Paesi Bassi
- Portogallo
- Spagna
- Regno Unito
- Stati Uniti
Il rapporto richiama infine gli Stati a garantire, attraverso strumenti giudiziari, legislativi e amministrativi, che le vittime di abusi abbiano accesso a rimedi efficaci, come previsto dal diritto internazionale.
L'elenco completo delle imprese, comprese quelle che hanno cessato le attività contestate, è allegato al rapporto ufficiale dell'ONU.
Nota Bene. Il rapporto è stato redatto in conformità alle risoluzioni 31/36 e 53/25 del Consiglio per i Diritti Umani, con le quali il Consiglio ha richiesto all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani di produrre e aggiornare un database di tutte le imprese commerciali coinvolte nelle attività descritte nel paragrafo 96 del rapporto della missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti per indagare sulle implicazioni degli insediamenti israeliani sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali del popolo palestinese in tutto il Territorio Palestinese Occupato, compresa Gerusalemme Est. Il rapporto contiene un aggiornamento del database, pubblicato per la prima volta nel 2020 e aggiornato nel 2023, che include l'aggiunta e la rimozione di imprese commerciali ai sensi della risoluzione 53/25 del Consiglio, ed elenca le imprese commerciali coinvolte in attività specifiche relative agli insediamenti israeliani nel Territorio Palestinese Occupato.


