La denuncia arriva direttamente dal Segretario generale delle Nazioni Unite ed è tra le più dure pronunciate negli ultimi mesi.

Antonio Guterres ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale affinché colmi un deficit di finanziamento di 100 milioni di dollari che rischia di compromettere le attività dell'UNRWA, l'agenzia ONU che da oltre settant'anni assiste i rifugiati palestinesi. Ma il problema, secondo il massimo rappresentante delle Nazioni Unite, non è soltanto economico. A rendere sempre più drammatica la situazione sono le restrizioni imposte da Israele, una campagna sistematica di delegittimazione dell'agenzia e un insieme di ostacoli politici e operativi che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di milioni di persone.

Le parole di Guterres rappresentano un vero atto d'accusa. Non si tratta semplicemente di un richiamo alla solidarietà internazionale, bensì della denuncia di una strategia dello Stato ebraico che, secondo il Segretario generale, punta a demolire l'unica struttura umanitaria in grado di garantire assistenza quotidiana ai rifugiati palestinesi nei Territori occupati, a Gaza, in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, ma anche in Libano, Giordania e Siria.

La situazione descritta dal capo dell'ONU è devastante. A Gaza, ha affermato, le condizioni di vita sono "assolutamente spaventose". In Cisgiordania continua la violenza dei coloni israeliani contro la popolazione palestinese, mentre anche in Libano, dove molti rifugiati hanno cercato protezione, continuano gli effetti delle operazioni militari israeliane.

In questo scenario, togliere risorse all'UNRWA significa sottrarre cure mediche, istruzione, assistenza alimentare, servizi sociali e rifugi a circa 2,6 milioni di rifugiati palestinesi.

L'UNRWA non è un'organizzazione improvvisata né una ONG qualsiasi. Fu istituita nel 1949 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per assistere i palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case in seguito alla nascita dello Stato di Israele. Da allora rappresenta uno dei principali pilastri dell'assistenza umanitaria nella regione. Ridurne l'operatività significa colpire direttamente una popolazione già sottoposta a condizioni estreme.

Il deficit finanziario attuale nasce anche dalla decisione degli Stati Uniti di sospendere i finanziamenti nel gennaio 2024 dopo che Israele aveva accusato alcuni dipendenti dell'agenzia di aver partecipato agli attacchi del 7 ottobre 2023 compiuti da Hamas nel sud di Israele. Accuse gravissime che provocarono un'immediata reazione politica internazionale.

Eppure proprio su questo punto emerge un elemento che alimenta pesanti interrogativi. Le accuse israeliane, secondo quanto ricordato durante la conferenza, furono inizialmente formulate senza fornire prove pubbliche a sostegno. Successivamente l'Ufficio ONU per i Servizi di Supervisione Interna ha condotto un'indagine approfondita sui 19 dipendenti indicati da Israele. Il risultato è stato ben diverso da quello che la campagna accusatoria lasciava intendere: soltanto nove persone sono state considerate come "potenzialmente" coinvolte, mentre per gli altri dieci investigatori delle Nazioni Unite non hanno trovato prove oppure hanno giudicato gli elementi raccolti insufficienti.

Ciò naturalmente non cancella la gravità di eventuali responsabilità individuali, che devono essere perseguite senza esitazioni. Ma appare altrettanto evidente come attribuire a un'intera agenzia umanitaria la responsabilità delle presunte azioni di pochi dipendenti significhi trasformare casi individuali in uno strumento politico per delegittimare un'organizzazione essenziale alla sopravvivenza di milioni di civili. È proprio questo il punto sul quale Guterres ha insistito con maggiore forza.

Secondo il Segretario generale, infatti, l'UNRWA è ormai bersaglio di una campagna sistematica fatta di disinformazione, campagne diffamatorie, iniziative legislative, restrizioni operative, ostacoli diplomatici e continui tentativi di screditarne il lavoro. Parole che pesano come macigni perché arrivano dalla più alta autorità amministrativa delle Nazioni Unite.

Se questa descrizione corrisponde alla realtà, il quadro che emerge è profondamente inquietante. Non si colpisce soltanto un'agenzia internazionale, ma si mina deliberatamente la capacità della comunità internazionale di prestare assistenza a una popolazione civile che già vive una delle più gravi emergenze umanitarie del pianeta. È difficile non vedere in questa strategia un ulteriore tassello di una pressione complessiva esercitata sui palestinesi ben oltre il piano strettamente militare.

Guterres ha inoltre ricordato che appena sei mesi fa l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva rinnovato con un consenso schiacciante il mandato dell'UNRWA, confermando che la comunità internazionale continua a considerarla uno strumento indispensabile di stabilizzazione regionale. Eppure, nonostante questo sostegno politico, l'agenzia continua a essere strangolata finanziariamente e operativamente.

Il Segretario generale ha avvertito che ulteriori tagli potrebbero spingere la situazione "oltre il punto di rottura". Un'espressione che lascia intuire quanto il margine di sopravvivenza dell'agenzia sia ormai ridottissimo. Senza nuovi finanziamenti immediati, milioni di persone rischiano di perdere servizi essenziali già nelle prossime settimane.

A rendere ancora più drammatica la denuncia vi è il bilancio umano pagato dal personale dell'UNRWA. In base a quanto riportato da Guterres, dall'ottobre 2023 sono stati uccisi da Israele 390 operatori dell'agenzia nella Striscia di Gaza. Un numero impressionante che rappresenta una delle perdite più elevate mai subite da un'organizzazione delle Nazioni Unite in un singolo conflitto contemporaneo. Dietro ogni cifra ci sono medici, insegnanti, infermieri, operatori sociali e volontari che svolgevano esclusivamente attività umanitarie.

Anche la Turchia ha sostenuto apertamente le accuse rivolte a Israele. L'ambasciatore permanente presso le Nazioni Unite, Ahmet Yildiz, ha parlato di attacchi politici senza precedenti contro l'UNRWA, denunciando che il personale e le strutture dell'agenzia sono stati oggetto di aggressioni fisiche nei territori occupati e nella Striscia di Gaza. Secondo il diplomatico turco, le azioni israeliane rappresentano "plateali violazioni del diritto internazionale" finalizzate a privare i rifugiati palestinesi del diritto al ritorno nelle loro terre.

L'intera vicenda pone infine una questione politica e morale di enorme portata. Se l'organizzazione umanitaria creata dalle Nazioni Unite per assistere milioni di rifugiati viene sistematicamente ostacolata, delegittimata e privata delle risorse necessarie per operare, la conseguenza non ricade sui dirigenti dell'agenzia, ma esclusivamente su una popolazione civile già devastata dalla guerra, dalla fame e dagli sfollamenti.

È difficile sostenere che tutto questo rappresenti semplicemente una normale controversia diplomatica. Quando vengono ostacolati gli aiuti umanitari, limitata l'azione delle organizzazioni internazionali e colpite le strutture e il personale che prestano assistenza ai civili, il prezzo viene pagato sempre dai più deboli, a conferma dell'intento genocidario dello Stato ebraico di Israele.

Ed è proprio questo che le parole di Antonio Guterres denunciano con estrema chiarezza: senza un'inversione di rotta, a perdere non sarà soltanto l'UNRWA, ma milioni di palestinesi che vedranno ridursi ulteriormente le proprie possibilità di sopravvivere in una crisi umanitaria che continua ad aggravarsi giorno dopo giorno.