Esteri

L'illusione di un conflitto breve: la Nemesi geopolitica degli Stati Uniti

Gli antichi Greci veneravano due diverse divinità per definire la Giustizia: Dike, che pesava le colpe e condannava i rei, e Nemesi, che guidava alla rovina chi, accecato dal proprio potere, insultava gli dei o trattava i vinti con spietata superbia.

Oggi, tra Iran e Stati Uniti, il drammatico gioco delle parti sembra rispondere proprio a queste dinamiche. Gli USA bombardano pesantemente il territorio iraniano, ma risparmiano le centrali elettriche; l'Iran, di contro, colpisce i paesi arabi, ma evita accuratamente i bersagli americani e israeliani.
Se gli USA temono che una carestia o una epidemia in Iran li ponga irrevocabilmente sul podio degli 'aggressori', l'IRG iraniano dal canto suo non vuole certamente scatenare la reazione popolare statunitense, causando 20-30 morti americani in un solo giorno.

Questo scenario è il risultato di un Donald Trump che ormai 5 mesi fa decise di infilarsi in una guerra di logoramento proprio contro l'Iran, quell'antico impero che i Romani chiamavano Parti e che non riuscirono mai a sottomettere.
Guerra di logoramento sia, dunque.

Tanto, con buona pace degli scricchiolii registrati in Borsa e del costo dell'energia che aumenta, il mondo si sta muovendo rapidamente verso equilibri inediti, come dimostrano i flussi energetici globali.

Il nuovo asse saudita
Attualmente, il 60-70% del petrolio greggio prodotto dall'Arabia Saudita raggiunge il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, attraverso l'oleodotto strategico East-West Pipeline (noto come Petroline). Solo un anno fa, questa quota si attestava appena al 15-20%. Se questo cambio di rotta diventerà definitivo anche dopo il conflitto, il mercato globale vedrà svanire la necessità di circa 25 superpetroliere VLCC (Very Large Crude Carrier).

Il balzo della Cina
Pechino ha accumulato silenziosamente una scorta colossale stimata tra 1,3 e 1,5 miliardi di barili di greggio nei propri serbatoi commerciali e statali. Parallelamente, il Paese sta vivendo un boom senza precedenti di veicoli elettrici (EV), che a maggio 2026 hanno superato il 62% delle nuove auto vendute. Questo scenario ha innescato un declino strutturale dei consumi di carburanti stimato intorno al 4-5% su base annua, traducendosi in una riduzione compresa tra 47 e 58 milioni di barili di benzina. In termini logistici, significa da 24 a 29 superpetroliere VLCC in meno rispetto alle circa 330 che facevano la spola con il Golfo Persico nel 2024.

La manovra dell'India
Il Ministero del Petrolio indiano ha attuato una strategia deliberata per azzerare la propria dipendenza dai colli di bottiglia geopolitici del Medio Oriente. Nuova Delhi ha così spinto l'import di greggio russo fino a coprire oltre il 50% dell'intero fabbisogno nazionale. Questa massiccia quota di petrolio viaggia interamente via mare, partendo dai porti russi del Mar Baltico e sfruttando sia la nuova Rotta Marittima Artica sia i terminali orientali come Vladivostok.

Intanto, mentre il conflitto prosegue, appare chiaro che la vera guerra di logoramento non colpirà l'Iran.

La prospettiva iraniana
Teheran sa già, sulla base delle bozze del memorandum d'intesa firmato a metà giugno, che accederà a un colossale pacchetto economico dal valore stimato tra i 324 e i 330 miliardi di dollari complessivi, fondi con cui potrà ricostruire e ammodernare le sue infrastrutture. Il memorandum da 324-330 miliardi di dollari dimostra che l'Iran ha trovato una via d'uscita asiatica (Cina e Russia) all'isolamento occidentale. Come i Parti usavano la ritirata e le frecce per sfiancare le legioni romane, l'Iran moderno usa la profondità strategica dell'Eurasia.

USA, il logorio viene da lontano
Quanto agli USA, la storia e la geopolitica insegnano che non esistono destini già scritti, ma piuttosto accelerazioni di tendenze preesistenti.
Storicamente, gli USA controllavano il mondo controllando le rotte marittime dello shipping petrolifero (Stretto di Hormuz, Canale di Suez) e le cose iniziarono a cambiare durante gli otto anni in cui Barack Obama e Angela Merkel sono stati contemporanei alla guida dei rispettivi Paesi. 
Ebbene, dinanzi agli accordi energetici tra Russia e Germania, prima, e con l'Unione europea, poi, Washington avrebbe dovuto smettere di focalizzarsi sul controllo militare del Medio Oriente e del Mediterraneo, per concentrarsi sulla competizione tecnologica e industriale con la Cina.

Così non fu e assistemmo ai gravi errori geopolitici di Hillary Clinton in Libia, di Nancy Pelosi in Siria e di Joe Biden in Ucraina, con tutte le conseguenze che perdurano ancora oggi. 
Ma la Storia va solo in avanti e oggi il 'problema' non è solo che l'UE comprava carburanti dalla Russia: oggi l'India si rifornisce via Artico, la Cina passa all'elettrico e gli europei usano la Petroline saudita verso il Mar Rosso, tagliando fuori Hormuz, l'Iraq e la Siria progettano di ricostruire l'oleodotto che fu distrutto in una delle tante guerre con Israele.

Conclusioni

Dunque, il potere di ricatto della flotta americana nel Golfo Persico tende ad azzerarsi ogni giorno che passa e che il petrolio trova vie diverse da Hormuz.
Anzi, era un potere di ricatto azzeratosi con il Nuovo ordine Mondiale di George Bush senior e la guerra internazionale contro Saddam Hussein che aveva invaso il Kuwait.

Un potere di ricatto, dunque, già azzerato per tutti i paesi rivieraschi del Golfo Persico, tra cui l'Iran ... se qualcuno non glielo avesse servito su un piatto d'argento, con le MidTerm alle porte.
 
 

Autore scienzenews
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