L'ultima sparata del presidente americano Donald Trump contro l'Unione Europea non è solo un bluff, ma la chiara manifestazione di un malcontento profondo e crescente. Ieri Trump ha annunciato che, se non si registreranno progressi concreti, gli Stati Uniti imporranno dazi del 50% sulle importazioni europee a partire da giugno. Una mossa forte, che riflette la frustrazione di Washington di fronte a una controparte europea che, a suo dire, si muove troppo lentamente e non offre nulla di sostanziale nelle trattative commerciali.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i consiglieri di Trump sono stanchi delle lungaggini e della riluttanza dell'Ue a trattare seriamente su temi chiave. Al centro della contesa ci sono questioni che gli americani ritengono fondamentali, come le commissioni imposte sui servizi di streaming delle piattaforme Usa, la questione dell'Iva che ormai per Washington equivale a un dazio mascherato, le normative europee sul settore automobilistico che impedirebbero l'ingresso di veicoli americani, e le sanzioni pesanti inflitte dall'Antitrust europeo alle aziende statunitensi.

Non è solo Trump a esprimere disappunto. Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco insinuando che la Commissione europea stia negoziando per conto dei 27 Paesi membri senza che questi ultimi abbiano la minima idea di cosa stia realmente accadendo. Secondo Bessent, l'Ue soffrirebbe di un problema di “azione collettiva”: un gruppo ristretto a Bruxelles decide, mentre i singoli Paesi restano all'oscuro.

In una recente intervista a Fox News, Trump ha espresso chiaramente il suo punto di vista: “Le proposte che abbiamo visto dall'Ue non sono della stessa qualità di quelle che abbiamo avuto da altri partner commerciali. Con l'Asia abbiamo fatto passi avanti importanti, con proposte concrete. Mi aspetto lo stesso dalla Ue”.

La trattativa tra Usa e Ue è ferma, mentre Trump è sempre più nervoso e in imbarazzo a seguito degli insuccessi che sta conseguendo uno via l'altro in tutti i settori che avrebbero dovuto inondare di dollari le casse dello Stato che è sempre più in affanno per onorare il proprio debito pubblico.



Crediti immagine: Casa Bianca