Mentre missili, droni e bombardamenti continuano a scuotere il Medio Oriente, dietro le quinte della guerra tra Stati Uniti e Iran si starebbe sviluppando un intenso negoziato diplomatico che potrebbe rappresentare la prima vera via d'uscita da un conflitto che dura ormai da mesi e che ha provocato migliaia di vittime, destabilizzato l'intera regione e fatto impennare i prezzi dell'energia a livello globale.
Nelle ultime ore Washington e Teheran si sono nuovamente scambiati attacchi militari, confermando come la tensione resti altissima. Allo stesso tempo, però, fonti iraniane ed europee riferiscono che le trattative per un'intesa preliminare sarebbero entrate in una fase particolarmente intensa, con scambi continui di messaggi e proposte sui punti più delicati dell'accordo.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a sua volta, ha ribadito una linea estremamente dura nei confronti della Repubblica Islamica. Dopo i nuovi raid americani contro obiettivi militari iraniani, il capo della Casa Bianca ha dichiarato che le operazioni potrebbero cessare a breve soltanto se Teheran accetterà immediatamente un accordo di pace.
Secondo quanto riportato dal giornalista di Fox News, Trey Yingst, Trump avrebbe chiarito che gli Stati Uniti sono pronti a sospendere i bombardamenti ma che, in assenza di una firma rapida da parte dell'Iran, riprenderanno una campagna militare ancora più pesante.
Una posizione che riflette la strategia perseguita da Washington fin dall'inizio del conflitto: utilizzare la pressione militare per costringere la leadership iraniana a concessioni politiche e strategiche.
Paradossalmente, proprio mentre gli eserciti continuano a combattersi, le trattative diplomatiche sembrano aver registrato alcuni progressi.
Tre fonti iraniane e un funzionario europeo hanno riferito che Stati Uniti e Iran avrebbero già raggiunto una sorta di intesa politica di principio e starebbero ora discutendo gli aspetti tecnici di un memorandum che potrebbe aprire la strada a un accordo più ampio.
Tra le questioni più controverse figura il destino di miliardi di dollari appartenenti all'Iran e congelati in banche straniere a causa delle sanzioni internazionali.
Secondo fonti vicine al negoziato, Teheran chiede che vengano sbloccati tra i 6 e i 12 miliardi di dollari di fondi congelati. Washington, invece, sarebbe disposta a liberare il denaro soltanto gradualmente e sotto stretto controllo internazionale, destinandolo principalmente ad acquisti umanitari e beni essenziali.
Per la leadership iraniana il tema economico è fondamentale. Le sanzioni, il conflitto e il blocco commerciale hanno messo sotto forte pressione l'economia nazionale, aggravando inflazione, disoccupazione e tensioni sociali.
Secondo una delle fonti iraniane coinvolte nei colloqui, il conflitto sarebbe arrivato a un punto morto dal punto di vista militare.
"Gli americani non hanno raggiunto i loro obiettivi con gli attacchi contro l'Iran", ha dichiarato la fonte, sostenendo che proprio questa situazione starebbe favorendo il dialogo diplomatico.
Dall'inizio della guerra, scoppiata dopo i massicci bombardamenti americani e israeliani del 28 febbraio, il bilancio umano è diventato pesantissimo. Le vittime si contano ormai a migliaia, soprattutto in Iran e in Libano, mentre l'intera regione vive in uno stato di instabilità permanente.
La situazione è precipitata ulteriormente questa settimana dopo l'abbattimento di un elicottero d'attacco Apache statunitense nei pressi dello Stretto di Hormuz.
Washington ha attribuito la responsabilità dell'episodio all'Iran e ha risposto con una nuova ondata di bombardamenti.
Il Comando Centrale americano ha spiegato che gli obiettivi colpiti comprendevano sistemi di sorveglianza militare, reti di comunicazione e batterie di difesa aerea distribuite sul territorio iraniano.
Le operazioni sono iniziate poco dopo la mezzanotte locale e si sono concluse circa quattro ore più tardi.
Teheran non ha tardato a reagire.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver colpito diciotto obiettivi militari statunitensi tra Kuwait e Bahrein, oltre a installazioni collegate alla Quinta Flotta americana basata nel Golfo Persico.
L'Iran ha inoltre dichiarato di aver effettuato un nuovo attacco contro la base aerea di al-Azraq, in Giordania, lanciando dodici missili balistici.
Le conseguenze hanno coinvolto anche la popolazione civile. In Bahrein una bambina di undici anni è rimasta leggermente ferita e diverse abitazioni hanno subito danni dopo la caduta di detriti provenienti da droni iraniani intercettati dalle difese aeree.
Anche il Kuwait ha temporaneamente chiuso il proprio spazio aereo per motivi di sicurezza.
LUno dei punti più delicati dell'intero confronto riguarda il controllo dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota fondamentale delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
Le autorità militari iraniane hanno minacciato di aprire il fuoco contro qualsiasi nave che tenti di attraversare l'area senza autorizzazione.
Teheran sostiene di aver preso di mira alcune unità navali americane. Washington smentisce categoricamente questa versione e afferma che il traffico commerciale continua a transitare attraverso lo stretto nonostante le minacce iraniane.
La disputa alimenta l'incertezza sui mercati energetici internazionali e contribuisce a mantenere elevata la volatilità dei prezzi del petrolio.
Le richieste di Teheran
Secondo le fonti coinvolte nei colloqui, l'Iran non punta necessariamente a un accordo globale immediato ma a una cornice minima che permetta di alleggerire la pressione economica e militare.
Tra le richieste principali avanzate da Teheran figurano:
- lo sblocco dei fondi congelati all'estero;
- la sospensione delle sanzioni economiche;
- la cessazione delle operazioni militari israeliane in Libano;
- il riconoscimento della propria influenza sullo Stretto di Hormuz;
- la fine degli attacchi americani e israeliani.
Dal canto suo, Washington continua a chiedere la completa rinuncia iraniana a qualsiasi programma che possa avere implicazioni militari nel settore nucleare, oltre alla piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
L'Iran continua a negare di voler sviluppare armi atomiche.
Il conflitto sta diventando anche un problema politico per Donald Trump.
Negli Stati Uniti l'aumento del prezzo dei carburanti e le preoccupazioni per un coinvolgimento militare prolungato stanno incidendo sul consenso dell'amministrazione.
Diversi sondaggi mostrano un calo dell'approvazione del presidente, mentre alcuni esponenti del Partito Repubblicano temono che la crescente impopolarità della guerra possa avere conseguenze nelle elezioni di medio termine previste per novembre.
Per la Casa Bianca, dunque, ottenere rapidamente un accordo con l'Iran significherebbe non soltanto ridurre le tensioni internazionali ma anche contenere i costi politici interni di un conflitto sempre più difficile da giustificare agli occhi dell'opinione pubblica americana.
Nel frattempo il territorio iraniano continua a essere interessato da attacchi e operazioni militari.
Agenzie di stampa locali hanno segnalato esplosioni nelle città di Sirik, Kargan, Bandar Abbas, Minab, Karaj e Varamin, a centinaia di chilometri di distanza l'una dall'altra.
Le autorità iraniane hanno riferito di almeno cinque feriti nelle ultime operazioni.
Nonostante la violenza degli scontri, il fatto che i negoziati continuino e che entrambe le parti discutano concretamente di fondi congelati, sanzioni e sicurezza regionale suggerisce che una finestra diplomatica resti aperta.
La vera domanda è se questa finestra riuscirà a resistere abbastanza a lungo da sopravvivere ai bombardamenti che continuano a scuotere il Medio Oriente giorno dopo giorno.


