“Da alcune regioni, su tutta la Campania, abbiamo registrato un numero di domande di nulla osta al lavoro per extracomunitari, durante il click day, totalmente sproporzionato rispetto al numero dei potenziali datori di lavoro, siano essi singoli o imprese. Sui permessi per lavoro stagionale, cioè per lavoro in campo agricolo o turistico-alberghiero, nel 2023, su un totale di 282.000 domande, 157.000 arrivano dalla Campania, mentre 20.000 arrivano dalla Puglia”.

Con queste parole la premier Giorgia Meloni nel febbraio scorso sottolineava come i numeri sui permessi di soggiorni, in alcune regioni del sud Italia, fossero del tutto falsati e lasciasse adito a più di un dubbio. Da questa denuncia, come fanno notare da Palazzo Chigi, erano partite alcune indagini della procura, che hanno smascherata una vera e proprio organizzazione criminale, guidata da tre avvocati di Nola in provincia di Napoli, che in cambio di denaro, si occupavano di costruire identità false ed agevolare l’ingresso di immigrati.

Lo ha detto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, nel corso di una conferenza stampa indetta per illustrare i dettagli di un'operazione della Polizia di Stato contro l'immigrazione clandestina, coordinata dalla Dda (procuratore Gratteri e procuratore aggiunto Del Prete). Tra gli arrestati anche un poliziotto, insospettabile, che aiutava, grazie alle competenze informatiche, l'organizzazione sgominata dalla Polizia di Stato. Eseguiti complessivamente undici arresti in carcere, 23 ai domiciliari (tra collaboratori e mediatori) e undici misure cautelari meno afflittive.

Dalle indagini è emerso anche il coinvolgimento della camorra, in particolare del clan Fabbrocino, tra cui esponenti di rilievo i quali fruttavano i loro contatti diretti con i Caf per prendere parte al business. E quando non ci riuscivano imponevano delle estorsioni. Il business messo in piedi e gestito da tre avvocati (tutti e tre ora in carcere), anche grazie all'apporto di una folta schiera di collaboratori, è risultato essere plurimilionario. E quest'ultima circostanza emerge da un'intercettazione dove a parlare sono due dipendenti di un commissariato secondo i quali il poliziotto in questione (non quello arrestato) stava gestendo con un avvocato un'attività particolarmente lucrosa, da circa un milione di euro, che aveva spinto la camorra locale a tentare un'estorsione da circa 100mila euro.

Dalle indagini emerge anche che alcuni extracomunitari che si erano avvalsi dei servigi dell'organizzazione pagando profumatamente, sentendosi beffati, a un certo punto hanno minacciato di presentare una denuncia. Un'eventualità che ha spinto uno dei tre avvocati ritenuti promotori dell'affare illegale a minacciare ritorsioni: si tratta di quello cui l'autorità giudiziaria ha sequestrato, tra l'altro, una lussuosa Ferrari, ritenendola provento dello sfruttamento dell'immigrazione clandestina. Insomma una vera e propria associazione a delinquere su cui proprio Giorgia Meloni qualche mese fa era stata la prima ad accendere un faro. 

“Dato ancora più preoccupante - aveva aggiunto la premier allora - è che a fronte del numero esorbitante di domande di nulla osta, solo una percentuale minima degli stranieri che hanno ottenuto il visto per ragioni di lavoro in base al “Decreto Flussi” ha poi effettivamente sottoscritto un contratto di lavoro. In Campania, meno del 3% di chi entra con un nulla osta sottoscrive poi un contratto di lavoro”. Una denuncia che evidentemente poggiava su dati concreti, malgrado anche in quel caso la cosa abbia attirato critiche alla premier da parte di Repubblica e di alcuni esponenti dell'opposizione. La premier aveva anche annunciato di essersi recata dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo per consegnare un esposto sui flussi di ingresso in Italia di lavoratori stranieri avvenuti negli ultimi anni avvalendosi del c.d. “Decreti Flussi.  

L’ipotesi di infiltrazioni criminali sembra avvalorata anche  dal fatto che la stragrande maggioranza degli stranieri entrati in Italia negli ultimi anni avvalendosi del “Decreto Flussi” proviene da un unico Stato, il Bangladesh, dove le autorità diplomatiche parlano di fenomeni di compravendita dei visti per motivi di lavoro. Inoltre i bengalesi, ricordo, sono anche la prima nazionalità di immigrazione illegale nei primi cinque mesi di quest’anno, e questo presuppone un collegamento forte tra organizzazioni criminali che operano nel paese di partenza e organizzazioni criminali che operano nel paese di arrivo. Ed anche su questo punto farà ancora più discutere il fatto che la magistratura abbia imposto il rientro dai centri per immigrati in Albania, proprio a molti cittadini del Bangladesh, che sarebbe da considerare non sicuro, malgrado anche la commissione europea lo abbia inserito tra quelli sicuri.