Ieri, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Reggio Calabria ha assistito alla cerimonia militare per il 212° anniversario di fondazione dell'Arma dei Carabinieri. Come si può immaginare, si è trattato sicuramente di un evento epocale come da lei stessa sottolineato nell'immancabile post social:
"Da oltre due secoli l’Arma dei Carabinieri è accanto agli italiani con coraggio, altruismo e senso del dovere. Uomini e donne in divisa che ogni giorno servono la Nazione e proteggono i cittadini e il territorio: nella lotta alla criminalità, contro il terrorismo e le mafie, nella difesa dell'ambiente e in molti altri ambiti. In Patria come all'estero non fanno mai mancare la loro presenza, confermandosi prezioso punto di riferimento per le nostre comunità.
Nel giorno del 212° Anniversario di fondazione desidero rendere omaggio a chi ha sacrificato la vita nell'adempimento del proprio dovere, a chi è rimasto ferito in servizio e porta ancora oggi le cicatrici e a chi ogni giorno, guidato dal motto "nei secoli fedele", onora l'Arma con lealtà e spirito di servizio.
Grazie per la vostra quotidiana vicinanza e auguri".
Il guaio è che la premier, per partecipare al 212° anniversario di fondazione dell'Arma dei Carabinieri (votanti alle prosime politiche), ha perso l'aereo che avrebbe dovuto portarla a Tivat, in Montenegro, ad un Consiglio Europeo strategico per rilanciare il processo di allargamento dell'Unione Europea.
Il vertice UE-Balcani occidentali del 5 giugno 2026 può essere letto come un passaggio politico importante nel rilancio della politica di allargamento dell'Unione Europea. Confrontando le dichiarazioni di apertura e quelle finali del presidente del Consiglio europeo, António Costa, emerge una linea molto chiara: trasformare l'allargamento da promessa politica a processo concreto e visibile.
Nel discorso inaugurale Costa ha insistito su alcuni concetti fondamentali:
- l'allargamento è tornato ad essere una priorità strategica dell'UE;
- i Balcani occidentali restano parte integrante del futuro europeo;
- il contesto geopolitico, segnato dalla guerra in Ucraina e dalla competizione con Russia e Cina, rende l'integrazione della regione una
- necessità di sicurezza oltre che economica;
- l'UE intende procedere attraverso una "integrazione graduale", consentendo ai Paesi candidati di beneficiare sempre più delle politiche europee anche prima dell'adesione formale.
Costa aveva inoltre compiuto nei giorni precedenti un tour in tutti i sei Paesi balcanici candidati o potenziali candidati, sottolineando che il "momento politico" per l'allargamento esiste e che ora spetta sia all'UE sia ai governi locali tradurre le parole in risultati concreti.
In sostanza, il messaggio iniziale era che Bruxelles non vuole più lasciare i Balcani in una sorta di anticamera permanente dell'adesione.
Dalle discussioni è emerso un consenso su quattro grandi priorità:
1. Accelerare l'allargamento
L'UE considera Montenegro e Albania i Paesi più avanzati nel percorso di adesione, mentre Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Macedonia del Nord continuano a registrare ritardi dovuti a problemi politici interni, riforme incomplete o controversie regionali.
2. Integrazione economica progressiva
È stata rafforzata l'idea di permettere ai Paesi candidati di accedere gradualmente a:
- mercato unico;
- programmi europei;
- sistemi di pagamento europei;
- area di roaming senza sovrapprezzi;
- alcune politiche comuni.
3. Sicurezza e stabilità
L'UE considera i Balcani occidentali un'area strategica per la sicurezza continentale. Le tensioni regionali, l'influenza russa e quella cinese sono state indicate come fattori che rendono urgente consolidare il legame con Bruxelles.
4. Riforme dello Stato di diritto
Costa ha ricordato che l'adesione non sarà automatica: restano essenziali riforme sulla giustizia, la lotta alla corruzione, l'indipendenza delle istituzioni e la qualità della democrazia.
Nella conferenza stampa finale Costa ha presentato il summit come un successo politico, sostenendo che l'allargamento non è più un obiettivo astratto ma un processo in avanzamento concreto.
I risultati più significativi possono essere riassunti così:
- conferma unanime della prospettiva europea dei sei Paesi balcanici;
- sostegno all'integrazione graduale prima dell'adesione piena;
- rafforzamento della cooperazione economica e infrastrutturale;
- riconoscimento dei progressi compiuti da Montenegro e Albania;
- impegno a rendere più credibile e più rapido il processo di adesione.
Costa ha inoltre utilizzato il caso del Montenegro come esempio concreto di ciò che può accadere quando un Paese realizza le riforme richieste dall'UE, lasciando intendere che l'adesione montenegrina entro il 2028 è ormai considerata un obiettivo realistico.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il vertice di Tivat segna un cambiamento importante nella politica europea.
Per oltre un decennio l'allargamento ai Balcani è rimasto sostanzialmente bloccato. Oggi, sotto la pressione della guerra in Ucraina e della competizione geopolitica con Mosca e Pechino, Bruxelles sembra aver compreso che lasciare i Balcani in una zona grigia rappresenta un rischio strategico.
Il summit non ha prodotto adesioni immediate né date vincolanti per tutti i Paesi candidati, ma ha consolidato un principio nuovo: l'integrazione europea può avvenire per tappe progressive, con benefici concreti già prima dell'ingresso formale nell'Unione. È probabilmente questo il risultato politico più rilevante emerso dall'incontro di Tivat... dove però Giorgia Meloni non era presente.
Così Angelo Bonelli ha commentato la "scelta" della premier... "Mamma ho perso l’aereo o meglio Europa ho perso l’aereo. Non è solo il noto film di Natale, ma ormai sembra diventata l’agenda della politica estera della presidente Meloni.
Mentre a Tivat, in Montenegro, i leader europei discutono di allargamento dell’Unione ai Balcani occidentali, stabilità del continente, ruolo dell’Europa nella guerra in Ucraina, la presidente del Consiglio italiana, stando alle cronache, si dilunga alla presentazione di un francobollo e salta il vertice. Un’immagine plastica dell’irrilevanza in cui questo governo sta trascinando l’Italia.
Non è una gaffe di protocollo: è un fatto politico. Meloni parla ogni giorno di patriottismo, ma nei tavoli in cui si decidono gli equilibri europei e il ruolo dell’Italia il governo non c’è. Questa è la destra sovranista: tanta propaganda, poca presenza dove si contano davvero gli interessi nazionali".


