"Io vengo da una comunità politica che spesso è stata accusata ingiustamente di diffondere odio dagli stessi che oggi tacciono, minimizzano o addirittura giustificano o festeggiano l’omicidio premeditato intenzionale a sangue freddo di un ragazzo di 31 anni [Charlie Kirk, ndr] che aveva la colpa di difendere con coraggio le sue idee. ...
[Ho letto] molti commenti disumani e spaventosi, uno di questi è di Piergiorgio Odifreddi, intellettuale della sinistra che ha detto che sparare a Martin Luther King e sparare a un rappresentante Maga non è la stessa cosa.  Ora io vorrei chiedere a questo illustre professore cosa intenda esattamente: che ci sono persone a cui è legittimo sparare in base alle loro idee? O a cui è meno grave sparare sempre perché non condividiamo le loro idee?Credo che sia arrivato il momento di chiedere conto alla sinistra italiana di questo continuo minimizzare o addirittura di questo continuo giustificazionismo della violenza nei confronti di chi non la pensa come loro, perché il clima anche qui in Italia sta diventando insostenibile ed è ora di denunciarlo. E’ ora di dire chiaramente che queste tesi sono impresentabili, pericolose, irresponsabili e antitetiche a qualsiasi embrione di democrazia".

Questo è quanto ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla Festa nazionale dell’Udc a Roma. Questa, invece, la replica della segretaria dem, Elly Schlein, ospite alla festa del Fatto:

"Un atteggiamento irresponsabile. Sono stata la prima a dire che la brutale uccisione di Kirk è drammatica e scioccante e che la violenza politica non può trovare spazio. Ma subito qualcuno a destra e dal Partito di Meloni ci ha accusato di silenzio e complicità. Già ieri erano inaccettabili le parole di Ciriani. Oggi ci ha messo il carico la premier che addossa alla sinistra le responsabilità di quanto accaduto. Questo è un atteggiamento irresponsabile: alimentare un clima incandescente quando tutte le forze politiche avrebbero dovuto essere unite. sparare nel mucchio e cercare di addossare a tutti la responsabilità dell’accaduto è da irresponsabili. Quando vengono disegnate le croci celtiche alla festa dell’unità di Varese non mi passa per la testa di accusare Meloni, quando mi svegliano le chiamate nel cuore della notte o ricevo messaggi con scritto ‘A noi’ non do la colpa a Meloni".

E questo ha quanto dichiarato dai capigruppo del Pd al Senato e alla Camera Francesco Boccia e Chiara Braga e dl capo delegazione Pd a Bruxelles Nicola Zingaretti:

"Osserviamo, abbastanza sgomenti, il tentativo della destra, e oggi anche di Giorgia Meloni, di incendiare il clima politico con accuse insensate e pericolose all’opposizione. Come Pd, a partire dalla segretaria Elly Schlein, abbiamo espresso sempre parole di dura condanna per ogni tipo di violenza politica. Chiediamo conto noi alla destra, soprattutto in Usa, di mettere al bando le armi che, in mano a estremisti, pazzi e delinquenti uccidono donne, uomini e spesso nelle scuole ragazzi e ragazzi. Meloni oggi straparla. Accusarci di chissà quali nefandezze serve solo alla destra per coprire il nulla cosmico dell’azione di questo governo. Siamo alla vigilia della quarta manovra di questa legislatura e il Paese è fermo, sotto la minaccia dei dazi dell’amico Trump, con le aziende che invocano misure urgenti, con il rischio della perdita di posti di lavoro, con la sanità pubblica senza risorse e un anno scolastico che sta cominciando con l’ennesimo carolibri. Oggi Giorgia Meloni ha annunciato misure per il ceto medio. La aspettiamo in Parlamento per il confronto. Invece di accusarci per colpe che non abbiamo dimostri di saper governare. Fino ad ora non ci è riuscita". 

Che Giorgia Meloni abbia la tentazione di alzare polveroni quando le cose vanno male – tra manovra finanziaria traballante ed elezioni in arrivo – è ormai chiaro a tutti. Ma stavolta ha passato il limite, costruendo un caso che offende la logica e il buon senso.

Il punto di partenza è la morte di Charlie Kirk, attivista americano di destra. Americano, appunto. Non italiano. Non c’entra nulla con la politica italiana. Eppure Meloni lo ha tirato dentro a un discorso sulla presunta violenza della “sinistra” nostrana. Un’operazione propagandistica spudorata.

Peggio ancora, ha citato Piergiorgio Odifreddi come “intellettuale della sinistra”, quando Odifreddi rappresenta solo sé stesso. Non è un esponente politico, non ha alcuna tessera di partito, né tantomeno la patente di portavoce di un campo politico. Ma tant’è: per Meloni serviva un nemico interno, e Odifreddi è stato arruolato d’ufficio.

Il passaggio più assurdo, però, è il paragone che la Presidente del Consiglio ha rilanciato: Martin Luther King, difensore universale dei diritti civili, accostato a Charlie Kirk, un odiatore professionista che campava di provocazioni da due soldi. Mettere sullo stesso piano chi ha dato la vita per l’uguaglianza e chi ha costruito notorietà cavalcando divisioni e rancori è una bestemmia storica e morale.

Dietro questo teatrino si intravede la strategia: agitare lo spettro dell’odio per accusare gli altri, coprendo così i problemi reali. È la solita tattica da campagna elettorale permanente: inventare emergenze, spostare l’attenzione, criminalizzare l’avversario.

Ma c’è un limite a tutto. Tirare in ballo Luther King per fare propaganda di bassa lega non è solo indecente: è offensivo verso la memoria di chi ha pagato con il sangue la lotta per la giustizia. Se davvero Meloni voleva “denunciare” qualcosa, ha ottenuto l’effetto contrario: ha dimostrato che a forza di inseguire nemici immaginari e slogan facili, si perde ogni contatto con la realtà.