Il decreto Milleproroghe si conferma, ancora una volta, lo strumento con cui la politica tenta di contenere le criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale. Le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio del Senato hanno approvato, negli ultimi due giorni di lavori, una lunga serie di misure che intervengono su personale, liste d’attesa, ricerca, oncologia e organizzazione dei servizi, con un approccio prevalentemente emergenziale.

La misura simbolo è l’ennesima deroga ai limiti pensionistici: in assenza di personale medico convenzionato disponibile, fino al 31 dicembre 2026 le aziende del Ssn potranno trattenere in servizio, su richiesta degli interessati, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta fino al compimento del 72° anno di età. Una scelta che fotografa senza giri di parole la carenza cronica di professionisti sul territorio. Il Movimento 5 Stelle è stato l’unico partito a votare contro.

Accanto a questa norma, viene prorogata fino al 30 giugno la possibilità di smart working per i lavoratori fragili, mentre si allunga l’elenco delle deroghe pensate per mantenere in piedi il sistema.

Personale: proroghe, flessibilità e soluzioni tampone

Per rafforzare i servizi sanitari regionali e provare a ridurre le liste d’attesa, viene estesa anche agli anni 2022 e 2023 la possibilità di impiegare medici specializzandi, prorogando i loro incarichi fino al 31 dicembre 2023, laddove non sia possibile utilizzare personale già in servizio o attingere da graduatorie concorsuali.

Sul fronte dell’esclusività, fino alla fine del 2023 gli operatori del comparto sanità potranno svolgere attività lavorative extra, fuori dall’orario di servizio, fino a un massimo di otto ore settimanali, senza incorrere nelle norme sull’incompatibilità. Una misura che aumenta la flessibilità, ma che solleva interrogativi sul rischio di ulteriore stress per il personale.

Vengono inoltre prorogate fino al 31 dicembre 2023 le disposizioni che consentono ai laureati in medicina abilitati e ai pediatri in formazione di coprire incarichi provvisori o di sostituzione. Anche qui, la priorità è garantire una presenza minima sul territorio, più che risolvere il problema alla radice.

Liste d’attesa e privato accreditato

Le Regioni potranno utilizzare parte dei 500 milioni stanziati dalla legge di Bilancio 2022 e non ancora spesi per riequilibrare i conti relativi alle spese sanitarie sostenute nel 2022. Inoltre, fino al 31 dicembre 2023, sarà possibile continuare a integrare l’offerta pubblica con prestazioni acquistate dal privato accreditato, entro il limite dello 0,3% del finanziamento indistinto nazionale, a patto di mantenere l’equilibrio economico del servizio sanitario regionale.

Una conferma implicita che il sistema pubblico, da solo, non riesce a smaltire i tempi di attesa.

Ricerca, oncologia e Aifa

Sul fronte delle risorse, arrivano 50 milioni di euro per il Piano oncologico nazionale 2023-2027, con un fondo dedicato da 10 milioni l’anno fino al 2027. Le risorse saranno destinate a prevenzione, diagnosi, cura, assistenza, reti oncologiche regionali, assistenza domiciliare e formazione del personale.

Viene inoltre introdotto un credito d’imposta per i policlinici universitari non costituiti in azienda, legato alla stabilizzazione del personale a tempo indeterminato, con un tetto massimo di 10 milioni di euro per il 2023.

Per l’Aifa, si prorogano fino al 31 dicembre 2023 i contratti di collaborazione e di lavoro flessibile, in attesa che diventi pienamente operativa la riforma dell’Agenzia, che prevede l’abolizione del direttore generale e la nascita di una nuova Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco.

Croce Rossa, laboratori e qualifiche professionali

Gli organi della Croce Rossa Italiana in liquidazione resteranno in carica fino alla conclusione del processo, comunque non oltre il 31 dicembre 2024, con il trasferimento di risorse accantonate negli esercizi precedenti.

Le Regioni potranno inoltre riconoscere contributi alle strutture di laboratorio che si adeguano ai nuovi standard di efficienza entro il 31 dicembre 2023.

Per far fronte alla carenza di personale sanitario e socio-sanitario, fino al 31 dicembre 2025 sarà consentito l’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario anche in deroga alle norme ordinarie di riconoscimento delle qualifiche.

Stabilizzazioni e professioni sanitarie

Viene esteso il periodo utile per maturare i requisiti necessari alla stabilizzazione del personale del Ssn: saranno validi almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, di cui almeno sei nel periodo compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2022.

Infine, slitta al 30 giugno 2023 il termine per definire l’ordinamento didattico universitario della professione di osteopata, a causa delle criticità ancora aperte emerse nei lavori del tavolo tecnico.

Un quadro chiaro

Il quadro che emerge è netto: il Milleproroghe non riforma il sistema sanitario, lo tiene appena in vita. Proroghe, deroghe e soluzioni temporanee sono la risposta a una crisi strutturale di personale, organizzazione e risorse che viene rinviata, ancora una volta, a data da destinarsi.