Affrontare uno dei problemi più strutturali della sanità italiana — la mobilità sanitaria — è l’obiettivo del progetto BEACON (Breast Cancer Enhanced Assessment and Care with Outcome-Driven Navigation), un’iniziativa che punta a cambiare in modo concreto l’organizzazione delle cure oncologiche, a partire dal tumore al seno.

Il progetto nasce da un protocollo di intesa promosso dall’Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (A.M.O.Re.), che riunisce tre importanti istituti: l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture, l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e l’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari. Al progetto partecipano anche Novartis, con il supporto metodologico di IQVIA.

Il nodo della mobilità sanitaria
Ogni anno in Italia oltre 67 mila ricoveri oncologici avvengono fuori dalla regione di residenza dei pazienti. Un dato che fotografa una realtà ben nota: forti disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, che costringono migliaia di persone a spostarsi, spesso affrontando viaggi lunghi, costi elevati e disagi personali e familiari.

Il modello BEACON punta a invertire questa tendenza, rafforzando la collaborazione tra centri oncologici e creando una rete capace di offrire cure di qualità senza obbligare i pazienti a migrare.

Una rete integrata tra centri
Alla base del progetto c’è un’idea semplice ma ambiziosa: mettere in comune competenze, dati clinici e strumenti digitali per costruire percorsi di cura più fluidi.

Massimo De Fino, direttore generale del CROB di Rionero, sottolinea come la collaborazione strutturata sia il primo pilastro del modello: la condivisione delle competenze mediche tra centri permette di migliorare la qualità dell’assistenza, a patto che venga supportata da un’organizzazione adeguata.

Questo significa creare gruppi multidisciplinari all’interno degli ospedali e garantire uno scambio rapido e sicuro di informazioni cliniche — referti, dati e documentazione — attraverso piattaforme digitali. Nei tre IRCCS coinvolti, iniziative di telemedicina e condivisione dei dati sono già attive e rappresentano una base concreta su cui costruire il nuovo sistema.

Non solo prestazioni: conta l’esperienza della paziente
Il cambiamento introdotto da BEACON non riguarda solo l’organizzazione delle cure, ma anche il modo in cui queste vengono valutate.

Tradizionalmente, i percorsi oncologici sono misurati in base a tempi di attesa e volumi di attività. Il nuovo modello, ispirato alla Value Based Healthcare, ribalta questa logica e introduce indicatori che tengono conto degli esiti clinici, della qualità della vita e dell’esperienza complessiva delle pazienti.

Alessandro Delle Donne, commissario straordinario dell’Istituto Tumori di Bari, evidenzia come questo approccio metta finalmente al centro la prospettiva delle pazienti, andando oltre i numeri per valutare l’efficacia reale delle cure.

Un cambiamento di questo tipo richiede però strumenti adeguati: sistemi informativi più solidi, monitoraggio continuo e un aggiornamento dell’organizzazione interna. Lo sforzo è significativo, ma l’obiettivo è chiaro: ottenere una misurazione più completa e utile degli esiti terapeutici.

Un modello replicabile
BEACON si propone come un modello potenzialmente estendibile ad altre realtà del sistema sanitario. Se funzionerà, potrà contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali, migliorare l’accesso alle cure e rendere più sostenibile l’intero sistema.

In gioco non c’è solo l’efficienza organizzativa, ma la qualità della vita delle pazienti e la possibilità di ricevere cure adeguate senza dover lasciare la propria regione. Un obiettivo che, in un sistema sanitario pubblico, resta centrale e ancora lontano dall’essere pienamente raggiunto.