Donald Trump continua a rivendicare i risultati della sua amministrazione sul fronte del potere d'acquisto degli americani, ma i dati raccontano una realtà ben diversa. I sondaggi più recenti mostrano un Paese sempre più frustrato dalla sua leadership e convinto che il presidente stia concentrando l'attenzione su priorità sbagliate.

Secondo diverse rilevazioni – tra cui un sondaggio AP-NORC effettuato lo scorso gennaio – una larga parte degli americani ritiene che Trump stia trascurando il tema centrale del costo della vita. A questo si aggiungono il crescente disagio per l'approccio all'immigrazione e l'impopolarità di alcune iniziative simboliche, come l'idea di un controllo statunitense sulla Groenlandia. Un mix che sta creando problemi politici seri in vista dell'anno delle elezioni di midterm.


Economia: la promessa che non convince

Trump è stato rieletto in gran parte grazie alle preoccupazioni economiche degli elettori. Ma oggi molti cittadini non vedono benefici concreti a seguito delle sue politiche.

Un sondaggio del New York Times indica che circa la metà degli elettori registrati ritiene che le politiche di Trump abbiano ridotto per la maggior parte degli americani la possibilità di permettersi spese essenziali. Secondo Fox News, circa 7 elettori su 10 pensano che il presidente non stia dedicando abbastanza attenzione all'economia, compresa una quota significativa di elettori repubblicani.

Il dato più netto è quello sull'impatto personale: circa il 40% degli elettori afferma che le politiche economiche di Trump li hanno danneggiati direttamente, mentre solo il 20% dice di averne tratto beneficio. Guardando al futuro, il 45% degli americani prevede un peggioramento della propria situazione economica nel prossimo anno.


Immigrazione: consenso in calo sulle modalità

Pur restando diffuso il sostegno all'obiettivo di contrastare l'immigrazione illegale, cresce il disagio per i metodi utilizzati.

Circa 6 elettori su 10, secondo il New York Times, giudicano le tattiche dell'ICE “eccessive”. Fox News conferma il dato, con una quota simile di cittadini che considera l'azione delle forze migratorie “troppo aggressiva”, in aumento di 10 punti percentuali rispetto a luglio.

L'approvazione della gestione dell'immigrazione da parte di Trump è scesa dal 49% di marzo al 38% nel sondaggio AP-NORC di gennaio. Il calo non riguarda solo l'elettorato generale, ma anche i repubblicani: tra loro, il consenso è sceso dall'88% al 76%.


Politica estera: troppe distrazioni, pochi risultati concreti

Negli ultimi mesi Trump ha concentrato molta attenzione su temi internazionali: dalla Groenlandia al petrolio venezuelano, fino alle sanzioni contro l'Iran. Ma una parte consistente dell'opinione pubblica chiede un cambio di rotta.

Secondo Fox News, circa il 40% degli elettori vorrebbe che Trump si occupasse meno di politica estera e più di problemi interni. Solo una minoranza ritiene che il tempo dedicato ai dossier internazionali sia insufficiente.

Anche l'idea di un controllo statunitense sulla Groenlandia è largamente impopolare: circa il 60% degli americani si dichiara contrario, secondo il Pew Research Center. Lo stesso elettorato repubblicano appare diviso e incerto.


Dubbi crescenti sulla leadership

I sondaggi mostrano segnali di erosione della fiducia anche tra gli stessi sostenitori di Trump. Solo il 56% dei repubblicani afferma oggi di sostenere “tutte” o “la maggior parte” delle sue politiche, in calo rispetto al 67% dell'inizio del mandato.

Diminuisce anche la fiducia nelle sue qualità personali: cala la percezione di correttezza etica, rispetto dei valori democratici e idoneità mentale a guidare il Paese. Oggi solo circa 4 repubblicani su 10 si dichiarano molto fiduciosi nel suo comportamento etico.


Il quadro che emerge dai sondaggi è chiaro

Una parte crescente degli americani non si sente rappresentata dalle priorità dell'amministrazione Trump. L'economia resta il problema centrale, ma viene percepita come trascurata. L'immigrazione divide sempre di più, la politica estera appare distante dalla vita quotidiana delle persone.

In vista delle elezioni di midterm, il presidente si trova davanti a un dato politico semplice: la comunicazione non basta più. Senza risultati concreti sull'economia e sul costo della vita, il consenso rischia di continuare a erodersi, anche all'interno del suo stesso elettorato.