Politica

I dazi faranno male all'Italia... al di là che Meloni e il suo governo lo vogliano ammettere o meno


Giuseppe Conte, M5s: «Nelle ultime 24 ore Giorgia Meloni ha definito l’intesa - o meglio, la resa - sui dazi “positiva”, “sostenibile”, perché “l’accordo garantisce stabilità”. Per Ursula von der Leyen, che insieme a Meloni è stata artefice di questa epocale sconfitta, “è un buon accordo, siamo giunti a una buona conclusione”; motivo per cui ha ringraziato Trump "per il suo impegno personale e la sua leadership nel raggiungere questa svolta. È un negoziatore tenace".

Mentre per il primo ministro francese François Bayrou “è un giorno buio quando un'alleanza di popoli liberi, uniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, decide di sottomettersi”.In realtà, il giorno dopo la resa si diffonde sempre più la certezza che le condizioni dettate da Trump si riveleranno disastrose per l’economia europea e quella italiana. Le parole del premier francese sono uno schiaffo duro da digerire per chi, come Meloni, si proclama sovranista ma poi diventa portabandiera dello slogan “America First”. Crolla il castello di carte di Giorgia Meloni: una premier che, pur di compiacere la Casa Bianca, ha deciso di sacrificare il presente e il futuro di milioni di italiani. Nessun sussulto di dignità, nessun allarmismo per un Paese che corre verso il baratro.Eppure i fatti parlano chiaro. Dai dazi triplicati allo smantellamento dell’industria e dell’export italiani, dall’impegno di acquisti europei di energia da Washington per 750 miliardi di dollari all’incremento di 445 miliardi della spesa italiana in difesa entro il 2035, come sancito in sede Nato.Gli Stati Uniti brindano e Meloni prende atto della dura realtà: da ‘ponte’ con Washington si è trasformata nella ‘testa di ponte’ con cui Trump ha piegato le resistenze dell’intera Europa. Davvero un successo, le varrà senz’altro il premio Nobel per l’economia vagheggiato qualche giorno fa dalla stampa amica».


Elly Schlein, PD: 
«Quello raggiunto dall’UE con Trump non è un buon accordo come sostiene il governo Meloni. Ha i tratti di una resa alle imposizioni americane, dovuta al fatto che il governo italiano insieme ad altri governi nazionalisti totalmente subalterni a Trump, hanno spinto per una linea morbida e accondiscendente che ha minato l’unità europea e indebolito la posizione negoziale dell’UE.Il 15% di dazi senza alcuna reciprocità sulla stragrande maggioranza dei prodotti italiani, unito alla svalutazione del dollaro, porterà a danni da stimare attentamente ma secondo le prime stime superiori ai 20 miliardi di export e a oltre centomila posti di lavoro a rischio.A questo aggiungiamo l’impegno per maggiori acquisti europei di energia e di armamenti in USA pari a 750 miliardi, più 600 miliardi di investimenti delle imprese europee in USA.Anziché lottare per rinnovare i 750 mld di investimenti comuni europei del Next Generation EU, Meloni e i suoi sodali ne regalano uno identico per portata agli Stati Uniti di Trump.Noi avevamo ottenuto risorse per l’Italia, mentre i nazionalisti li regalano a Trump. E tutto questo dopo aver già ceduto sulla esenzione dalla tassa minima globale per le multinazionali americane e l’assurdo aumento delle spese militari al 5%. Altro che ponte con gli Usa, questa amicizia a senso unico di Meloni con Trump avrà un costo altissimo per le imprese e lavoratori italiani. Il governo italiano chiarisca subito quali misure intende mettere in campo per attutire i danni e rilanciare la domanda interna.Giorgia Meloni farebbe bene a iniziare già da adesso a preoccuparsi di come porre rimedio agli effetti economici della sua subalternità ideologica. E L’Unione Europea ora capisca che se non rimette in campo investimenti comuni europei per un grande piano industriale, sociale e ambientale europeo rischiamo di essere travolti».

Elisabetta Piccolotti, AVS: «Il Time si chiedeva pochi giorni fa, in prima pagina: dove Giorgia Meloni porterà l’Europa? Oggi, con l’ufficializzazione dell’accordo tra l’UE e Donald Trump, abbiamo la risposta: la porterà a sbattere.L’accordo prevede che l’Unione Europea si impegni ad acquistare armi e gas liquefatto dagli Stati Uniti per centinaia di miliardi di euro, vincolando le sue scelte strategiche a un rapporto di dipendenza energetica e militare.Tutto questo mentre gli Stati Uniti applicheranno nuovi dazi del 15% sui prodotti europei, una misura che colpirà in particolare settori chiave come auto, acciaio, agroalimentare e moda. Per capirci, i dazi medi attuali degli USA sui beni europei si aggirano attorno al 3,4%.Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni hanno fatto l’opposto di ciò che aveva raccomandato l’ex commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmström: anziché resistere alle pressioni americane, hanno ceduto ai ricatti di Trump.Se questa non è una resa, allora davvero non sapremmo come altro definirla.Il paradosso è che i ministri del Governo Meloni, da un lato esultano per quello che definiscono un “grande successo internazionale”, dall’altro stanno già studiando misure d’emergenza per mitigare gli effetti dei dazi americani sulle imprese italiane.Misure che costeranno miliardi di euro agli italiani, e che sarebbero state evitabili con una politica estera meno servile. Giorgia Meloni ha portato l'Europa ai piedi di Trump».

Autore Carlo Airoldi
Categoria Politica
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