Il camerata Ignazio Benito Maria La Russa e la camerata Giorgia Meloni hanno sfilato lungo via dei Fori Imperiali per la parata del 2 giugno.
Per la premier, scortata dall'immancabile tuttofare Patrizia, è stato un trionfo. Tutti ad acclamarla e applaudirla... Viva GGiorgia... Daje GGiorgia... Ggiorgia de qua... Ggiorgia de lla... 'n'apoteosi!
E Giorgia non poteva che ricambiare, agitando le braccine come se la squadra "der core" avesse fatto gol e sorridendo così tanto che ormai gli angoli dela bocca avevano preso la via delle orecchie. Non ci credete? Ecco qua...
Praticamente un trionfo, nonostante che i risultati di quasi quattro anni di governo siano questi (in base alle promesse fatte da Giorgia... e dal suo esecutivo):
Accise sulla benzina: prometteva di tagliarle; ha eliminato lo sconto Draghi e poi ha rimodulato benzina/diesel, senza alcuna bolizione.
Flat tax per tutti o quasi: promessa bandiera della destra, rimasta sostanzialmente propaganda. Non è arrivata né la flat tax generalizzata né l’estensione a 100 mila euro per gli autonomi.
Pensioni e superamento della Fornero: slogan ripetuto per anni; il risultato è stato un sistema di quote limitate, finestre, penalizzazioni e nessuna vera cancellazione della Fornero... anzi, l'età per andare in pensione è pure aumentata.
Pensioni minime a 1.000 euro: anche in questo caso niente.
Blocco navale e immigrazione: lo slogan muscolare si è scontrato con la realtà. Il 2023 ha avuto quasi 160 mila sbarchi, e nel 2024-2025 gli arrivi sono rimasti intorno a 66 mila l’anno. Senza dimenticare il via libera all'ingresso di mezzo milione di lavoratori stranieri nel periodo 2026-2028.
Rimpatri: promessi come svolta; nei fatti restano numericamente modesti rispetto agli arrivi e alla retorica usata in campagna elettorale... nonostante i centri in Albania che "FUN-ZIO-NE-RAN-NO!!!".
Sanità pubblica: molte le promesse anche su liste d’attesa e SSN, ma come fa notare GIMBE il rapporto spesa sanitaria/PIL resta inchiodato al 6,4% fino al 2029, con minore spesa stimata pari a 30 miliardi di euro nel triennio 2027-2029.
Liste d’attesa: il decreto annunciato come svolta non ha prodotto una soluzione strutturale; il problema resta scaricato su regioni, personale insufficiente e fondi inadeguati.
PNRR: doveva essere “riscritto meglio”; invece tra rimodulazioni, ritardi e difficoltà di spesa, molte missioni cruciali — sanità territoriale, ambiente, infrastrutture — sono state più disattese.
Energia: Meloni ha denunciato il caro energia europeo, ma il governo non ha prodotto nulla su rinnovabili, accumuli, rete e indipendenza energetica, tanto che adesso la "sora premiere" è costretta, unica in Europa, ad andare a chiedere flessibilità per avere 6-7 miliardi di euro che, per contrappasso, se le verranno concessi dovrà investirli per promuovere energia verde.
Nucleare “sicuro, pulito e veloce”: rilanciato come soluzione immediata ma disponibile tra una quindicina d'anni nelle previsioni più ottimistiche, mentre in Italia manca persino un deposito nazionale delle scorie.
Tasse: promessa di abbassarle drasticamente; nella pratica ci sono stati interventi selettivi, ma non una rivoluzione fiscale. Intanto tagli, rimodulazioni e coperture hanno assorbito gran parte della narrazione... tanto che sono persino aumentate!
Ceto medio: evocato continuamente, ma schiacciato da salari bassi, inflazione, mutui, bollette, sanità privata e servizi pubblici indeboliti.
Povertà: abolizione del Reddito di cittadinanza presentata come moralizzazione; risultato: molte famiglie povere sono state lasciate con strumenti più deboli e frammentati. Così la povertgà è aumentata.
Salari: per dire no al salario minimo legale, nonostante il problema italiano dei bassi stipendi sia strutturale, Meloni si è inventata lo slogan del salario giusto che non risolve di un centesimo il problema.
Famiglia e natalità: molta retorica, ma nessuna inversione reale: casa, lavoro precario, asili, stipendi e welfare restano insufficienti e non inducono certo le famiglie a fare figli... considerati più un debito che una risorsa... decenni fa era l'esatto contrario.
Casa: promessa attenzione ai giovani e alle famiglie; nella pratica affitti, mutui e carenza di edilizia pubblica sono rimasti emergenze. La soluzione è però arrivata con il tanto agognato piano casa: 1,2 nuove abitazioni per comune nei prossimi 10 anni!
Scuola: tante parole su merito e identità nazionale, ma pochi investimenti strutturali su stipendi, classi, edilizia, sostegno e dispersione.
Merito: trasformato in etichetta ideologica invece che in politica concreta di mobilità sociale.
Giovani: molta retorica patriottica, ma precarietà, salari bassi ed emigrazione qualificata restano intatti.
Rai: promessa di libertà e pluralismo; di fatto solo nuova occupazione politica.
Libertà di stampa: l’Italia è scesa dal 41° posto nel 2023 al 56° nel 2026 nel World Press Freedom Index. Un successone, di cui dobbiamo ringraziare anche "giornalisti" del "calibro" di Cerno, Sallusti, Porro, Sechi, Iacometti, ecc.
Querele e pressione sui giornalisti (quelli veri): diverse testate e giornalisti hanno denunciato un clima intimidatorio, con aumento di azioni legali e pressioni sulla stampa critica.
Legalità e garantismo selettivo: Meloni, come da più parti è stato osservato, odia visceralmente poveri, migranti e marginali; mentre il guanto di velluto è riservato a chi ha posizioni di potere, colletti bianchi o alleati politici.
Condoni e sanatorie: governo nato promettendo serietà, ma ha moltiplicato messaggi di indulgenza verso evasori e chi commette irregolarità... persino nel pubblico impiego.
Autonomia differenziata: venduta come efficienza, criticata perché rischia di allargare il divario Nord-Sud su scuola, sanità e servizi.
Premierato: presentato come riforma decisiva, ma accusato di indebolire gli equilibri parlamentari senza risolvere i problemi reali del Paese.
Ponte sullo Stretto: rilanciato come simbolo, mentre infrastrutture ordinarie, ferrovie regionali, dissesto idrogeologico e trasporti quotidiani restano in difficoltà, si è rivelato una boutade intrappolata tra omissioni di ogni tipo.
Europa: Meloni prometteva pugni sul tavolo; poi ha seguito una linea molto più allineata ai vincoli europei, spesso vendendo come vittorie semplici compromessi. Adesso va con il cappello in mano a chieder proroghe.
Coerenza antifascista? No, coerenza fascista: ambiguità, commemorazioni discutibili, dichiarazioni imbarazzanti, mancate presenze hanno dimostrato l'incapacità di rompere nettamente con l’eredità della destra postfascista.
In sostanza, l'Italia di Meloni è caratterizzata da molta propaganda identitaria, poche riforme sociali, una sanità più fragile, salari fermi, fisco in crescita, immigrazione non governata, Rai occupata e diritti trattati come terreno di guerra culturale... in sostanza un disastro sotto ogni punto di vista.
E c'è "ggente" che ha il coraggio di applaudire questo sfacelo!


