Una fotografia, anzi più di una, riaccende il caso politico che il governo sperava di aver già archiviato. E invece no. Il nome è quello del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, uomo chiave dell'esecutivo con delega al sistema penitenziario. Accanto a lui, nello scatto, la capo di gabinetto del ministero Giusi Bartolozzi. Intorno, un tavolo in un ristorante romano: la “Bisteccheria d'Italia”.
Non un locale qualunque. Ma un'attività riconducibile alla famiglia Caroccia, legata – secondo sentenze definitive – a contesti di criminalità organizzata.
La foto e i rapporti imbarazzanti
Lo scatto pubblicato mostra Delmastro e Bartolozzi seduti a cena nel locale gestito dalla figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva come prestanome del clan camorristico Senese.
Non si tratta di un episodio isolato. Già nei giorni precedenti era emersa un'altra immagine, risalente al 2023, in cui il sottosegretario compare abbracciato allo stesso Caroccia durante una cena.
E non basta: Delmastro è stato anche socio, con una quota del 25%, della società che gestiva il ristorante, salvo poi uscirne dopo le prime polemiche.
La difesa: “ho lasciato subito”
La linea difensiva del sottosegretario è nota: avrebbe interrotto ogni rapporto appena venuto a conoscenza dei legami familiari della socia diciottenne (evidentemente utilizzata come prestanome). Una scelta che lui stesso ha rivendicato come segno di “rigore etico”.
Ma la nuova fotografia rimette tutto in discussione. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Delmastro sarebbe tornato nel locale anche mesi dopo aver ceduto le quote, alimentando il sospetto che i rapporti non fossero davvero cessati.
E qui si apre il punto politico centrale: possibile che un sottosegretario alla Giustizia, con delega su carceri e detenuti, non sapesse con chi stava facendo affari?
Il nuovo fronte: il nodo della dichiarazione patrimoniale
A complicare ulteriormente la posizione del sottosegretario si aggiunge ora un elemento potenzialmente ancora più delicato.
Andrea Delmastro Delle Vedove potrebbe infatti finire sotto indagine per una possibile omissione nella dichiarazione patrimoniale. La questione riguarda proprio la partecipazione nella società legata alla figlia di Mauro Caroccia.
Secondo quanto emerge, nella sua qualità di deputato e membro del governo, Delmastro avrebbe avuto l'obbligo di dichiarare in modo completo le proprie partecipazioni societarie. Ma su questo punto le informazioni rese pubbliche non sarebbero state esaustive.
La risposta non è scontata e spetterà eventualmente agli organi competenti chiarire se si tratti di una semplice irregolarità formale o di una violazione più grave. Tuttavia, il solo dubbio apre un fronte istituzionale pesante: quello della trasparenza.
Il nodo politico: opportunità e credibilità
La questione non è solo giudiziaria – al momento non ci sono contestazioni formali – ma profondamente politica.
Il ruolo di Delmastro è tra i più delicati dell'intero apparato statale: gestisce dossier sensibili su criminalità e sistema penitenziario. E proprio per questo, anche solo il sospetto di contiguità o superficialità nei rapporti rappresenta un problema enorme di credibilità istituzionale.
Le opposizioni chiedono le dimissioni e parlano di incompatibilità politica. La maggioranza, invece, fa quadrato.
E Meloni lo difende
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto la linea della minimizzazione: Delmastro, ha detto da Bruxelles saettando più volte la lingua, “forse avrebbe dovuto essere più accorto”, ma non esiste alcuna contiguità con ambienti criminali.
Una difesa politica netta, che però rischia di trasformare il caso da problema individuale a questione di governo.
Un caso che non si chiude
La nuova foto cambia il quadro: non più una vicenda passata, ma una frequentazione che sembra protrarsi nel tempo. E ora si aggiunge anche il capitolo della possibile omissione patrimoniale, che sposta il baricentro della vicenda dal piano dell'opportunità politica a quello della correttezza istituzionale.
Perché se fosse solo un errore del passato, si potrebbe parlare di leggerezza. Ma se emergono rapporti continuativi e zone d'ombra nelle dichiarazioni ufficiali, allora il problema diventa più profondo: riguarda la trasparenza, la responsabilità e il rapporto tra istituzioni e legalità.
È una domanda che non riguarda solo Delmastro. Ma l'intera credibilità del ministero della Giustizia.
E questa volta, una fotografia – e forse anche una dichiarazione mancata – rischiano di pesare più di mille dichiarazioni.
Aggiornamento
La dichiarazione del deputato Angelo Bonelli, AVS:
"Il sottosegretario Delmastro si dimetta, non ci sono alternative! Il silenzio e le continue coperture della presidente Meloni hanno trasformato il suo governo in un governo di impuniti.
Delmastro fa società con un condannato per mafia, non dichiara al Parlamento la sua partecipazione a questa società, afferma di non aver più incontrato Carroccia dopo aver ceduto le sue azioni, ma grazie al quotidiano Domani scopriamo che è andato a cena nel ristorante del mafioso, con tanto di foto che lo ritraggono abbracciato a Carroccia.
A questo punto la domanda è inevitabile: quale rapporto lega il sottosegretario Delmastro a questo condannato per mafia?
È una domanda non solo legittima, ma doverosa. Ed è ancora più doveroso chiedersi se sia opportuno che Delmastro continui a svolgere il ruolo di sottosegretario alla Giustizia davanti a fatti di questa gravità. Perché il sottosegretario ha mentito? Perché non ha dichiarato la sua partecipazione a questa società? Cosa nasconde Delmastro?
Ma la cosa più grave è un’altra: com’è possibile che un sottosegretario alla Giustizia frequenti un condannato per mafia? Come può continuare a ricoprire questo incarico chi è stato condannato per rivelazione di segreti d’ufficio e ha fatto società con certi personaggi?
Pretendiamo le sue immediate dimissioni.
Ho scritto al presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, per chiedere quali provvedimenti intenda adottare nei confronti di Delmastro per l’omessa dichiarazione relativa alla partecipazione a una società con un condannato per mafia. Il Parlamento e il Paese meritano chiarezza, non coperture e silenzi". 


