La sora Meloni, ogni volta che apre bocca, ci regala sempre soddisfazioni. Va riconosciuto... non lo fa spessissimo, ma quando lo fa sono solo gioie.
Via social, ha voluto celebrare il 2 giugno con questa dichiarazione... addirittura scritta in italiano:
"Il 2 giugno celebriamo la nascita della nostra Repubblica. Un giorno che ci ricorda chi siamo: un popolo fiero, capace di rialzarsi dopo le prove più dure, tenendo saldi i valori della libertà, dell'unità e dell'identità nazionale. Celebrare l'Italia oggi significa onorare chi ha dato la vita per difenderla, e chi ogni giorno la serve con coraggio, dedizione e silenzioso orgoglio. Essere italiani vuol dire appartenere a qualcosa di grande, che va difeso, amato, trasmesso. Buon 2 giugno a tutti. Viva l'Italia!"
Dai... una (post) fascista che pretende di voler tener saldi i valori della libertà, quando ha licenziato un decreto per sicurezza che vuol far approvare in Parlamento a colpi di fiducia per mettere in galera chiunque osi esprimere una qualche forma di dissenso, è comicità allo stato puro.
E si sfiora pure la comicità da avanspettacolo quando la "sora premiere" pretende pure di onorare chi ha dato la vita per difendere l'Italia (e, soprattutto, la sua dignità). Ha avuto il coraggio, se non la faccia tosta, di dire una cosa del genere una che non solo non festeggia il 25 aprile, ma non riconosce neppure il sacrificio della lotta partigiana... gente che si è fatta ammazzare per liberare il Paese da nazisti e fascisti... da quel Mussolini che fino ai primi anni 2000 lei considerava un grande statista da cui prendere esempio!
Ma oggi la sora Meloni era in formissima è non si è voluta trattenere dal regalarci una ulteriore perla. Ecco che cosa ha detto sulla sua partecipazione ai referendum dell'8 e del 9 giugno:
"Vado a vota', ma nun ritiro 'a scheda".
Probabilmente è ciò che gli ha suggerito lo stratega del partito, Fazzolari, quello la cui intelligenza, sempre secondo la sora premiere, sarebbe quasi oltre il sovrumano. Con questa dichiarazione Meloni andrà alle urne, ma influirà negativamente sul quorum... perché la sua presenza equivarrà ad una assenza. In pratica, con queste parole ha voluto irridere, se non insultare, non solo chi ha organizzato il referendum, ma anche coloro che andranno a votare.
Ovviamente dalle parti dei promotori non l'hanno presa bene...
Nicola Fratoianni, AVS:
"Evidentemente Meloni ha tempo da perdere per prendere in giro gli italiani. Ma le persone comuni invece non hanno né tempo né occasioni né diritti da buttare. L’8 e il 9 giugno andranno al seggio e non faranno la pantomima vergognosa di non ritirare la scheda. Eserciteranno quel diritto di scegliere che gli italiani hanno conquistato 80 anni fa riprendendosi la libertà e la democrazia che il fascismo gli aveva tolto, scegliendo proprio il 2 giugno per aprire una stagione nuova per l’Italia.Gli italiani prenderanno quelle schede per dire chiaramente al Paese che ora basta: basta ricatti sul lavoro, basta bassi salari, basta precarietà, basta morti negli appalti, basta giovani senza diritti di cittadinanza. In questo Paese nessuno è scemo e non si fa prendere in giro da chi vuole continuare a difendere privilegi, discriminazioni e sfruttamento. Spieghiamoglielo a Meloni con una valanga di 5 SI".
Giuseppe Conte, M5s: "Indigna ma non stupisce che Meloni non ritirerà la scheda e quindi non voterà al referendum dell'8 e 9 giugno in cui si sceglie se aumentare i diritti e le tutele dei lavoratori contro precarietà, incidenti sul lavoro, licenziamenti. In fondo in quasi 30 anni di politica non ha fatto nulla per tutelare chi lavora e si spacca la schiena ogni giorno, i ragazzi precari che non hanno la fortuna di aver fatto carriera in politica. È vergognoso che questo messaggio di astensione rispetto a una scelta importante arrivi da un Presidente del Consiglio il 2 giugno, giorno simbolo di un Paese che sceglie la Repubblica, della prima volta per le donne ammesse a un voto nazionale.Invito i nostri ragazzi a recuperare la storia di Teresa Mattei, che proprio in quel 2 giugno del 1946 fu la più giovane eletta all'assemblea Costituente e che si battè perché all'articolo 3 della Costituzione fosse inserita la libertà e l'uguaglianza "di fatto" per i cittadini, non a chiacchiere. Non sono liberi e uguali "di fatto" i lavoratori che non possono difendersi da licenziamenti, precariato, incidenti sul lavoro. Viva l'impegno e la partecipazione per migliorare le cose, viva il 2 giugno, viva la Repubblica."
Angelo Bonelli, AVS: "Mancava solo la Presidente del Consiglio, e la lista dei sabotatori del referendum è completa: prima il Presidente del Senato, poi i ministri, ora anche la premier. Non votano perché sanno di essere minoranza nel Paese, e usano l’astensionismo che a parole dicono di voler combattere a ogni elezione. Ma oggi, di fronte alla possibilità di migliorare concretamente la qualità della vita di lavoratori e lavoratrici, e di riconoscere diritti e doveri a chi vive e lavora in Italia, la destra organizza il sabotaggio della democrazia.Se anche la Presidente del Consiglio è costretta ad annunciare che non ritirerà le schede, con l’obiettivo di non far raggiungere il quorum, significa una sola cosa: hanno paura della vittoria, perché sanno che il quorum può essere raggiunto.E allora rivolgo un appello a chi di solito non va a votare: stavolta andateci, e fate il contrario di ciò che il potere oggi vi chiede".
Quindi, visto come la sora Meloni, ha delineato i confini del prossimo referendum, l'appuntamento ha assunto ancor di più un valore politico... quello di mandare anche un chiaro messaggio al governo dei (post) fascisti; chiunque voglia dare un calcio (simbolico) a Giorgia Meloni e alla sua sgangheratissima banda di sprovveduti senz'arte né parte che stanno riportando l'Italia a quella del ventennio, l'8 e 9 giugno corra a votare... anche per il NO, ma vada a votare.


