La battaglia dell'amministrazione Trump contro la cittadinanza automatica per nascita negli Stati Uniti è tutt'altro che conclusa. All'indomani della decisione della Corte Suprema che ha confermato la tutela costituzionale dello ius soli prevista dal XIV Emendamento, la Casa Bianca ha immediatamente annunciato una nuova offensiva, spostando l'attenzione sul cosiddetto birth tourism, ovvero la pratica di recarsi negli Stati Uniti con un visto turistico o temporaneo per partorire un figlio destinato ad acquisire automaticamente la cittadinanza americana.

L'amministrazione repubblicana intende ora utilizzare gli strumenti dell'immigrazione, dei controlli sui visti e della giustizia federale per contrastare un fenomeno che, secondo le stesse stime disponibili, rappresenta però una quota estremamente ridotta delle nascite registrate ogni anno negli Stati Uniti.

Blanche: "Fermare chi entra negli USA solo per far nascere un figlio americano"

A illustrare la nuova strategia è stato il procuratore generale ad interim Todd Blanche, che ha spiegato come il Dipartimento della Giustizia lavorerà a stretto contatto con il Dipartimento per la Sicurezza Interna, con gli investigatori dell'Homeland Security Investigations e con l'FBI per individuare e perseguire i casi di presunto birth tourism.

Secondo Blanche, il governo federale dispone già di strumenti amministrativi per limitare il fenomeno, intervenendo soprattutto durante le procedure di rilascio dei visti turistici e nella valutazione delle richieste di ingresso negli Stati Uniti.

L'obiettivo dichiarato è impedire che persone entrino nel Paese dichiarando di essere semplici turisti quando, secondo l'amministrazione, il loro vero intento sarebbe esclusivamente quello di partorire negli Stati Uniti affinché il bambino possa ottenere la cittadinanza americana.

Il Dipartimento della Giustizia, ha aggiunto Blanche, dovrà assicurarsi che investigatori federali e forze dell'ordine concentrino parte delle proprie attività proprio sul contrasto di questa pratica.


Il Dipartimento della Giustizia prepara anche accuse di frode

La stretta non si limiterà ai controlli alle frontiere. Poco dopo la sentenza della Corte Suprema, il vice procuratore generale responsabile della divisione nazionale contro le frodi, Colin McDonald, ha inviato una circolare interna agli uffici del Dipartimento della Giustizia invitando i procuratori federali a valutare la contestazione di reati di frode nei confronti delle persone sospettate di aver organizzato o utilizzato il birth tourism.

Nel documento si afferma che il Dipartimento della Giustizia intende "proteggere con fermezza la sacralità della cittadinanza degli Stati Uniti", perseguendo chiunque sfrutti in maniera fraudolenta il sistema dell'immigrazione americano.

I numeri raccontano però una realtà molto diversa

Il nuovo giro di vite arriva tuttavia in un contesto nel quale perfino il governo federale ha riconosciuto di non possedere dati certi sulla reale portata del fenomeno.

Durante le discussioni davanti alla Corte Suprema nel procedimento Trump v. Barbara, l'avvocato dell'amministrazione, D. John Sauer, aveva infatti ammesso che "nessuno sa con certezza" quanto sia realmente diffuso il birth tourism.

Le stime più frequentemente richiamate dai sostenitori della linea restrittiva provengono dal Center for Immigration Studies, un think tank favorevole a politiche migratorie più severe. Secondo tali elaborazioni, ogni anno negli Stati Uniti nascerebbero tra i 20.000 e i 26.000 bambini da donne entrate nel Paese con un visto turistico.

Si tratta comunque di una quota inferiore all'1% del totale delle nascite annuali negli Stati Uniti, un dato che evidenzia come il fenomeno abbia dimensioni decisamente limitate rispetto all'insieme del sistema migratorio americano.

Il "birth tourism" resta uno dei pilastri della strategia politica di Trump

Nonostante i numeri contenuti, il birth tourism continua a rappresentare uno degli argomenti centrali della campagna dell'amministrazione Trump contro la cittadinanza automatica per nascita.

Negli ultimi mesi numerosi esponenti repubblicani hanno sostenuto che il sistema sarebbe stato ampiamente abusato, pur in assenza di prove statistiche che indichino un fenomeno di grandi dimensioni.

Tra questi anche lo speaker della Camera, Mike Johnson, secondo cui sarebbe sufficiente entrare nel territorio americano, partorire un figlio e consentire così all'intero nucleo familiare di beneficiare, nel tempo, dei vantaggi derivanti dalla cittadinanza statunitense e dall'accesso ai programmi di welfare.

Il XIV Emendamento resta però in vigore

L'ordine esecutivo firmato da Donald Trump puntava a modificare radicalmente l'interpretazione del XIV Emendamento della Costituzione americana.

Secondo la tesi sostenuta dalla Casa Bianca, i figli nati negli Stati Uniti da genitori privi di uno status permanente — come immigrati irregolari, turisti o studenti stranieri — non sarebbero "soggetti alla giurisdizione" degli Stati Uniti e pertanto non avrebbero diritto alla cittadinanza automatica prevista dalla Costituzione.

Una ricostruzione che però non ha convinto la maggioranza della Corte Suprema.

Con una decisione approvata per sei voti contro tre, la Corte ha respinto questa interpretazione, sottolineando come l'amministrazione non abbia fornito elementi sufficienti a sostenere una revisione tanto radicale del significato storico del XIV Emendamento.

Nelle motivazioni della sentenza, il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha evidenziato che il governo aveva presentato prove giudicate "scarse" a sostegno di quella che viene definita una lettura profondamente revisionista della norma costituzionale.

Trump tenta ora la strada del Congresso

Dopo la sconfitta giudiziaria, il presidente punta ora su un intervento legislativo. L'obiettivo è convincere il Congresso ad approvare una legge che introduca eccezioni alla cittadinanza automatica per i figli di genitori che non dispongono della residenza permanente negli Stati Uniti.

L'operazione appare però politicamente molto complessa. Al Senato, infatti, qualsiasi provvedimento di questo tipo dovrebbe superare la soglia dei 60 voti necessaria per aggirare il meccanismo del filibuster, un ostacolo che negli ultimi anni ha bloccato numerosi disegni di legge fortemente divisivi.


Anche JD Vance critica la sentenza

A intervenire sul tema è stato infine anche il vicepresidente JD Vance, che ha espresso apertamente il proprio dissenso nei confronti della decisione della Corte Suprema, soffermandosi in particolare sul voto della giudice conservatrice Amy Coney Barrett.

Secondo Vance, la sentenza rappresenterebbe un errore di interpretazione costituzionale. Il vicepresidente ha sostenuto di non condividere l'idea che una persona entrata illegalmente negli Stati Uniti, oppure una donna incinta arrivata semplicemente con un visto turistico per trascorrere una vacanza, possa ottenere automaticamente per il figlio la cittadinanza americana e, indirettamente, consentire all'intera famiglia di beneficiare dei diritti collegati a tale status.

Per Vance, questa non sarebbe stata l'intenzione originaria dei padri fondatori quando fu approvato il XIV Emendamento, una lettura che continua ad alimentare uno dei più delicati e controversi scontri costituzionali e politici dell'America contemporanea.