Verso i 250 anni dell’indipendenza americana, la Casa Bianca imprime il proprio segno anche sulla moneta. Dal 2026 via al nuovo corso: per la prima volta dal 1861 sparisce la firma del Tesoro. In arrivo anche monete con l’effigie del presidente.

Una svolta simbolica, ma anche profondamente politica. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato ufficialmente che le nuove banconote in dollari porteranno la firma del presidente Donald Trump, in vista delle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana, previste per luglio 2026.

Si tratta di un cambiamento senza precedenti nella storia monetaria moderna degli Stati Uniti: per la prima volta dal 1861, infatti, la firma del Segretario al Tesoro verrà rimossa dalle banconote per lasciare spazio a quella del presidente in carica. Una decisione che rompe una tradizione consolidata da oltre un secolo e mezzo.

Secondo quanto comunicato dall’amministrazione, la firma di Trump comparirà accanto a quella dell’attuale Segretario al Tesoro, Scott Bessent. Lo stesso Bessent ha definito l’iniziativa “una scelta simbolica” per celebrare il traguardo storico del quarto di millennio dalla fondazione degli Stati Uniti, sottolineando il valore identitario dell’operazione.

Sulla stessa linea anche il funzionario del Tesoro Brandon Beach, che ha sostenuto la misura come “appropriata alle circostanze attuali”, rafforzando così il messaggio politico dietro l’iniziativa.

Le prime banconote della nuova serie – a partire dal taglio da 100 dollari – dovrebbero entrare in stampa già nel mese di giugno, per poi essere immesse in circolazione nelle settimane successive. Ma non è tutto: il Dipartimento del Tesoro ha anche approvato il design definitivo di una moneta d’oro a 24 carati con l’effigie del presidente, mentre è allo studio una nuova moneta da un dollaro che potrebbe anch’essa riportare la sua immagine.

Il progetto si inserisce in un più ampio programma di ridefinizione simbolica delle istituzioni federali avviato dall’amministrazione Trump nel corso del suo secondo mandato. Tra le iniziative già annunciate figurano il cambio di denominazione del Kennedy Center for the Performing Arts, destinato a diventare “Trump-Kennedy Center”, e l’aggiunta del nome del presidente al palazzo dell’Istituto per la Pace degli Stati Uniti, avvenuto nel 2025, adesso destinato ad ospitare le riunioni del cosiddetto Board od Peace.

Un insieme di decisioni che, al di là dell’aspetto celebrativo, segna un’evidente volontà di lasciare un’impronta personale e duratura sui simboli dello Stato americano. Con il dollaro – icona globale per eccellenza – che diventa ora anche terreno di rappresentazione politica.